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Il Pil si ferma e l’energia corre: per le imprese il trimestre si gioca sul margine

Il Pil si ferma e l’energia corre: per le imprese il trimestre si gioca sul margine

Nel terzo trimestre 2026 il Pil italiano si è fermato (0,0% sul secondo, stima preliminare Istat) e a settembre i prezzi alla produzione di energia elettrica e gas sul mercato interno erano più alti del 35,9% su un anno prima. Per il Report Congiuntura del Centro Studi Imprese Territorio di Confartigianato Imprese Varese il rischio principale per le imprese sta nei costi, dell’energia e, in misura minore, del credito (4,40% ad agosto, dato provvisorio, sui nuovi prestiti di importo fino a un milione). In provincia di Varese, nel secondo trimestre, la produzione delle imprese industriali manifatturiere calava dell’1,9% sull’anno, unica fra le province lombarde del bacino.

Quanto pesa l’energia sul conto dell’impresa

I prezzi alla produzione registrano quanto incassano i produttori, e alla singola impresa arrivano per vie indirette. Sul mercato interno l’indice sale del 17,4%, ma al netto dell’energia appena del 3,5%. In soldoni, un’impresa per cui luce e gas valgono il 10% dei costi, se il rincaro le arrivasse per intero, vedrebbe salire i costi complessivi del 3,6%, e chi lavora con forni, compressori, celle frigorifere o cabine di verniciatura sta sopra quella quota. Quanto pesa davvero dipende dal contratto (prezzo fisso o variabile), da quando scade e da quanto dell’aumento si riesce a portare sui listini.

E il timore c’era già nell’indagine di Unioncamere Lombardia del secondo trimestre, dove l’aumento dei costi delle materie prime energetiche era il rischio più citato dagli artigiani manifatturieri, indicato da due su tre (66%). La prima priorità che il Centro Studi ricava dai dati è rivedere i contratti di fornitura e i margini dei prodotti a più alto consumo di energia. Chi lavora su preventivo ha un conto in più da fare, perché un lavoro fissato oggi a prezzo chiuso può essere eseguito fra qualche mese.

grafico 1 prezzi produzione energia

Credito più caro, senza il rialzo di settembre

Ad agosto (dato provvisorio della Banca d’Italia) un nuovo prestito alle imprese di importo fino a un milione costava il 4,40%, 0,45 punti più di un anno prima: su 100mila euro presi oggi la differenza vale circa 450 euro di interessi l’anno. In quel dato non c’è ancora il secondo rialzo della Bce, in vigore dal 16 settembre. Oltre il milione si pagava il 3,30%, e il divario di 1,10 punti dipende anche da garanzie, durata e rischio delle operazioni, elementi su cui un’impresa può lavorare prima di chiedere un fido. Mettere in conto un credito più caro è la seconda priorità del Centro Studi.

grafico 2 che cosa vuol dire

Famiglie meno fiduciose, più persone in cerca di lavoro

Chi lavora per le famiglie ha davanti clienti con l’inflazione al 5,4% a ottobre (stima preliminare) e i beni energetici più cari del 31,4% in un anno, e nello stesso mese il clima economico percepito dai consumatori è sceso da 88,0 a 82,9. Per chi assume conta invece che fra luglio e settembre, rispetto ai tre mesi precedenti, le persone in cerca di lavoro siano aumentate di 108mila e gli inattivi fra 15 e 64 anni diminuiti di 101mila, saldi che secondo il Centro Studi potrebbero indicare il ritorno alla ricerca di lavoro di chi prima ne era fuori.

Varese, ordini sotto la media lombarda

Nelle indagini camerali del secondo trimestre la produzione delle imprese industriali manifatturiere saliva del 4,3% in Monza e Brianza e dell’1,6% a Como e scendeva dell’1,9% a Varese, contro il +2,1% della Lombardia. Nella tavola regionale di Unioncamere gli ordini dell’industria varesina crescevano del 2,5%, contro il 4,4% lombardo, e la produzione dell’artigianato manifatturiero dello 0,9%, meno del 2,0% regionale.

grafico 3 produzione bacino

Per chi vende negli Stati Uniti, dove a settembre le esportazioni italiane calavano del 6,6% sull’anno (i dati non permettono di attribuire il calo ai dazi), dal 24 luglio vale un dazio complessivo del 10%, o il solo dazio ordinario se era già del 10% o più, mentre auto, farmaci, acciaio, alluminio e rame seguono regimi propri, fino al 50%. Da qui la terza priorità del Centro Studi, verificare il regime dei propri codici doganali.

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Il trimestre delle imprese si gioca sul margine

Il trimestre delle imprese si gioca sul margine

Congiuntura - Aggiornamento a ottobre 2026

Nel terzo trimestre 2026 il Pil italiano si è fermato (0% sul secondo, stima preliminare Istat) e a settembre i prezzi alla produzione di energia elettrica e gas sul mercato interno erano più alti del 35,9% su un anno prima. Per un’impresa che spende in luce e gas il 10% dei propri costi, se il rincaro arrivasse per intero, vuol dire costi complessivi più alti del 3,6%.

Anche il credito costa di più, perché ad agosto (dato provvisorio) un nuovo prestito alle imprese di importo fino a un milione costava il 4,4%, 0,45 punti più di un anno prima (su centomila euro presi oggi, circa 450 euro di interessi in più l’anno), e in quel dato il secondo rialzo della Bce, deciso a settembre, non c’è ancora. A Varese, nel secondo trimestre, la produzione delle imprese industriali manifatturiere calava dell’1,9% sull’anno, unica fra le province lombarde del bacino, mentre quella dell’artigianato manifatturiero cresceva dello 0,9%. Il Report Congiuntura del Centro Studi Imprese Territorio ne ricava tre priorità per le Pmi, dai contratti di luce e gas ai dazi verso gli Stati Uniti.