
LA CORSA AI PREZZI C’E’, MA L’INFLAZIONE NON CI FA PAURA
Ne scrivono il Corriere della Sera e la Repubblica: “Non siamo più abituati a temere l’inflazione e mostriamo tutti i giorni di conoscerne poco gli effetti. I risparmiatori non hanno esperienza, gli uffici acquisti delle aziende sono travolti da forti rincari, la contrattualistica si dimostra inadeguata, si corre all’accaparramento di materie prime e semilavorati”. Ma l’inflazione c’è e poco conta se gli italiani “hanno una modesta cultura finanziaria; se nell’era del low cost si ha la sensazione che tutto sia scontabile; se le formule del credito a consumo spalmano in un futuro continuamente rimandabile i sovraccosti; se l’inflazione mal si addice alla virtualità del web”. L’inflazione, comunica l’Istat, è al 3% su base annua - siamo tornati sui livelli del 2012 – e una buona parte (22,9%) dell’aumento inflattivo è dovuto ai prezzi dei beni energetici e delle materie prime. “Rischiamo brutti risvegli”, scrive il Corriere della Sera, mentre Repubblica scrive che “accelerano i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (+1,2%), quelli dei prodotti ad alta frequenza di acquisto (+3,2%) e dei servizi relativi ai trasporti (+2,4%). Nell’ipotesi di un aumento medio dei prezzi del 3% si perderebbero circa 2,7 miliardi di euro di consumi che potrebbero arrivare fino a 5,3 miliardi nel caso di un’inflazione al 4%”. Impiegati e operai sono i più toccati dai rincari; cresce la preoccupazione tra imprenditori e commercianti.
SUPERBONUS, CORSA DEL MATTONE GREEN “CHIAVI IN MANO”

I numeri sono più che incoraggianti. Quelli dell’Osservatorio di Nomisma sul 110% li riporta Repubblica: “A fine ottobre sono 57.664 le asseverazioni registrate dall’Enea; l’investimento medio è di 168.934 euro (condomini e edifici unifamiliari); i cantieri già conclusi sono circa 40mila ed entro fine anno ne arriveranno altri 160mila. Sono quasi 10 miliardi i fondi per i quali è già stata autorizzata la detrazione”. Infine, la scelta preferita dall’84% degli interessati è quella “chiavi in mano”, con il 92% delle persone che vorrebbe rivolgersi “a soggetti locali interni alla regione”. E questo perché “l’incertezza sulle tempistiche della proroga del Superbonus al 2023 sta generando preoccupazioni tra le famiglie. A peggiorare la situazione è l’ipotesi del Governo di prorogare gli interventi su unifamiliari e plurifamiliari solo alla fine del 2022”. Un’eccessiva complessità della procedura, e il timore che non si dimostri realmente a costo zero, porta 8 contribuenti su 10 a preferire l’idea di relazionarsi con un contraente unico. Le famiglie, infine, “lamentano una scarsa affidabilità delle imprese di costruzioni e il rischio di speculazioni sui prezzi praticati”. Però, l’interesse c’è e sta crescendo: sono 9,4 milioni le famiglie che probabilmente useranno il Superbonus.
LA MATERIA PRIMA, ORA, E’ ANCHE RARA
Ci siamo dentro e dobbiamo capire come uscirne. Sul Corriere della Sera si parla, ancora, di

materie prime partendo però dal libro di Gianclaudio Torlizzi: “Materia Rara, come la pandemia e il Green Deal hanno stravolto il mercato delle materie prime”. Punto primo: “I principi dell’economia non sono saltati a causa della pandemia o per ragioni geopolitiche, o perché dobbiamo diventare verdi. I rischi del debito, dell’inflazione, dei monopoli sono sempre lì. A cambiare sono state le priorità che gli attori economici, volenti o no, si danno”. Punto due: “Bisogna attrezzarsi e prendere coscienza di questa nuova realtà, meno immateriale della precedente, che tratta di materie prime e di commerci internazionali, di governi interventisti e di multinazionali che spesso chinano il capo davanti a loro”. Terzo punto: “All’enorme quantità di denaro immessa nel sistema da governi e banche centrali – che ha fatto esplodere la domanda di materiali, componenti e prodotti intermedi – si abbina la transizione a un’economia decarbonizzata che sta producendo trasformazioni anche drammatiche da molti punti di vista”. A tutto questo, si aggiungono le confusioni politiche.
L’ESTEROMETRO ESCE DI SCENA: VALGONO LE REGOLE DELL’E-FATTURA
Lo scrive Italia Oggi: “Dal 1° gennaio 2022 anche gli acquisti intracomunitari di beni, così come

gli altri acquisti di beni e servizi soggetti al reverse charge cosiddetto esterno, dovranno essere comunicati all’Agenzia delle entrate secondo le regole della fatturazione elettronica e non più con il tracciato dell’esterometro. L’integrazione della fattura del fornitore, ai fini dell’assolvimento dell’Iva in Italia, passerà dunque dal sistema di interscambio (Sdi). Ciò, naturalmente, a condizione che l’acquirente sia un soggetto passivo residente in Italia e il fornitore sia un soggetto stabilito all’estero”. Bisogna ricordare, però che “l’obbligo di trasmissione al Sdi dei dati delle operazioni degli acquisti intracomunitari presso fornitori esteri, non fa venire meno l’obbligo di compilare e presentare l’elenco riepilogativo mensile (modello Intrastat) da parte dei soggetti che vi sono tenuti: operatori con volume di acquisti di almeno 200mila euro in uno dei quattro trimestri precedenti”.