News

Il traino della manifattura contro la crisi, ma in Italia ci sono ancora troppi Neet

Il traino della manifattura contro la crisi, ma in Italia ci sono ancora troppi Neet

LA GRANDE FRENATA DEL LAVORO
Scrive La Stampa che «in un anno, tra gennaio 2021 e lo stesso mese di quest’anno, l’occupazione ha recuperato terreno con 729mila persone in più al lavoro, ma se si prende a riferimento dicembre si nota che la situazione degli occupati è rimasta stabile». Sono aumentati i posti a termine (+11,5%), quelli a tempo indeterminato (+2,8%) e gli autonomi (+0,3%). A crescere è anche il tasso di occupazione con un +2,4% e scende all’8,8% il tasso di disoccupazione. Si legge sul Corriere della Sera che «la fotografia scattata dall’Istat sull’occupazione in Italia a gennaio fa ben sperare, ma non mancano gli aspetti negativi». Eccoli: l’occupazione femminile, rispetto a dicembre 2021, è calata di 77mila unità, mentre la disoccupazione femminile e l’inattività «sono cresciute rispettivamente in un mese dello 0,1 e 0,4%». Ad aumentare, a gennaio, è anche il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (le persone che non fanno parte della forza lavoro perché non classificate come occupate o disoccupate) con 74mila unità, mentre i giovani tra i 15 e i 34 anni (che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet) alla fine del 2020 si contavano in più di 3 milioni, di cui 1,7 donne. Un giovane su tre fra i 20 e i 24 anni non studia né lavora, mentre tra i 15 e i 19 anni, uno su 10, è fuori dal mondo della scuola e del lavoro. L’Italia, con il 25,1% di Neet, occupa il quarto posto in Italia.

IL GRANDE SLANCIO DELLA MANIFATTURA

Manifattura

La manifattura italiana si dimostra forte anche oltre la crisi. Il Sole 24 Ore scrive che «il recupero dei livelli pre-pandemia del 2021 sono merito, in particolare, della nostra manifattura sospinta da Industria 4.0. Lo scorso anno, infatti, l’Italia ha fatto registrare il più forte aumento del valore aggiunto manifatturiero nell’intera Ue: uno strepitoso +13,3% più che doppio dell’aumento della Francia (+6,6%) e quasi il triplo di quello della Germania (+4,7%). Inoltre, l’Italia per valore aggiunto manifatturiero nel 2021 è già tornata sopra i livelli pre-pandemia del 2019 (+0,4%)». Il recupero è stato spinto dalle industrie dei metalli e dei prodotti in metallo (+15,9%), dei macchinari e apparecchi meccanici (+16,3%), dei mezzi di trasporto (+16,4%), dei mobili e delle altre industrie manifatturiere (+16,1%). A febbraio, l’Italia avrebbe fatto registrare la quarta migliore dinamica della manifattura a livello mondiale. E a gennaio 2022 l’export italiano è volato verso i Paesi extra Ue con un aumento in valore del 19%.

LA GRANDE PAURA DELLA CRISI ENERGETICA
«La guerra che non si ferma, e il veto del cartello Opec+ ad alzare l’offerta di idrocarburi,

Crisi energetica

lanciano i prezzi su nuovi picchi: i costi sulle imprese saranno di 51 miliardi; su commercio, ricettività e ristorazione si arriverà a 30 miliardi. La stangata per i cittadini, invece, tornerà a fine marzo con la revisione trimestrale delle bollette dell’Autorità per l’energia». Per ora, però, il gas non manca e – scrive il Sole 24 Ore - «dalla Russia arrivano forniture più alte che a dicembre. Però, l’apprensione sul mercato è alta così come la speculazione: ieri il gas sfiorava i 200 euro per Megawattora, salvo poi attestarsi a 160 euro. Oggi, in Europa, lo paghiamo dieci volte più di un anno fa. Il petrolio, invece, è arrivato a 120 dollari a barile, livello non più visto dal 2012». Gli occhi restano comunque puntati sui gasdotti, perché «se il gas russo dovesse mancare, l’Europa si dovrebbe affidare a soluzione emergenziali: per esempio, dare fondo alle scorte e sperare che tutti gli altri produttori continuino a inondarci di gas». Ma a preoccupare non sono soltanto i rincari di gas e petrolio: la Russia produce il 35% dell’uranio arricchito usato nelle centrali nucleare, è tra i maggiori produttori di metalli (compresi alcuni di quelli più ricercati per la transizione energetica come il nickel, che serve nelle batterie). Tanti i metalli che hanno raggiunto quotazioni impensabili: alluminio, nickel e zinco in prima battuta.

LA GRANDE CRISI DEGLI ANNI SETTANTA

Gas

Riflettendo sulle eventualità peggiori: «Se davvero dovesse interrompersi il flusso di gas, e poi di petrolio, dalla Russia ci troveremo un una crisi peggiore di quella degli anni Settanta», si legge sul Sole 24 Ore. Perché la Russia è il primo esportatore mondiale di gas con 240 miliardi di metri cubi, e di questi 150 raggiungono l’Europa. Il secondo esportatore al mondo, per il mercato internazionale, è il Qatar. Gli Stati Uniti, invece, ne esportano 140 miliardi di metri cubi ma, se si escludono i volumi mandati a Canada e Messico, non raggiunge gli 80 miliardi. Insomma, non esiste al mondo la possibilità di sostituire le esportazioni della Russia e l’Italia è il secondo importatore di materia da Mosca con 29 miliardi di metri cubi». Se si dovesse bloccare il tubo dalla Russia, ci troveremo costretti a black out controllati dell’energia elettrica. Nel 1973 e 1979, rimanere al freddo e al buio non era accaduto.