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Imprese e caro bollette: «Aumenti insostenibili, si rischia il fermo della produzione»

Imprese e caro bollette: «Aumenti insostenibili, si rischia il fermo della produzione»

L’imprenditore, per natura, è uomo curioso perché sa di far parte di un mondo che gira all’impazzata. Ma ora si trova in un momento in cui parlare di Russia (la crisi energetica potrebbe peggiorare con le tensioni in Ucraina), energia elettrica (che è aumentata del 55%) e gas (rincari che superano il 41,8%) gli crea qualche mal di pancia in più dopo quelli degli aumenti, persistenti, dei prezzi delle materie prime e delle strette alle filiere di approvvigionamento.
Oggi l’imprenditore sta cedendo, «perché al di là della riduzione estrema dei margini c’è un’unica soluzione: fermare le macchine».

Bollette triplicate: avanti così e si ferma la produzione
Il “fermo produzione” non è più un’eventualità remota e c’è chi ci sta pensando seriamente. Come Giuseppe Cuviello, titolare della C.M.A. Electronics Srl dove si producono gruppi di continuità nel campo dell’elettronica: «Ogni giorno dobbiamo provare le macchine, due ore per ciascuna, con il carico effettivo con cui dovranno lavorare: all’ora utilizziamo 50 kWh. Il costo dell’energia elettrica ci ha messo in crisi: oggi produciamo “al costo” e siamo combattuti tra il fatto di consegnare le macchine o fermare la produzione. Se questi aumenti dovessero durare, produrre non sarebbe più conveniente. Il prossimo passo, per cercare di risparmiare sulla bolletta, sarà la durata del test: da due ore a una o anche meno, ma se la qualità del prodotto non è più la stessa il mercato ti boccia e perdi competitività». Passato da una bolletta di mille e ottocento euro al mese a tremila, Giuseppe Cuviello dice con amarezza che «di fronte ad un peggioramento della situazione ne andrà di mezzo l’occupazione». Alla C.M.A. Electronics di Arconate, e in una sua consociata, lavorano 30 persone.

Persi i clienti non li riprendi più: imprese al freddo e al buio
Elena Peroni del Peroni Group Srl, impresa nel settore della plastica, afferma che «arrivare

Elena Peroni

allo stop della produzione vuol dire perdere i clienti e non riprenderli più». La “bolla energetica” qui ha numeri da capogiro: «In sei mesi la bolletta è raddoppiata; in un anno è quasi triplicata: in agosto era di 9.400 euro; in settembre è scesa a 4.000, poi è stato tutto un crescendo da 13.500 a 17.400, 18.000 e poi 20.000 euro». Costi che l’imprenditore non può assorbire per intero e che, ad oggi, impattano sul margine: «Rivedere i listini? Lo facciamo ogni due settimane. Ma non sappiamo fino a quando potremo farlo».

Angelo Candiani

Una domanda che Angelo Candiani, titolare della Sistem Color, azienda che realizza e ripara infissi e restaura complementi lignei d’arredo, si pone da alcuni mesi: «Riduci e riduci, ho deciso di spegnere il riscaldamento in azienda e di razionare l’illuminazione. Ma se un cliente entra in un capannone freddo e buio non è una bella pubblicità. Non so più che fare: per mantenere gli stessi margini dei mesi passati lavoriamo ormai dodici ore al giorno. Temo che il mese di settembre sarà nero: non si conteranno le chiusure». Con i prezzi «ridotti all’osso», questa azienda di Sacconago resiste ancora «perché il lavoro c’è. Ma cosa me ne faccio degli ordini se non posso pagare spese e stipendi perché se ne va tutto in bollette?». Il livello di guardia è stato superato: dai 4000 euro di riscaldamento spesi in un anno ora si arriva a 8000. La corrente è passata dai 500 euro mensili ai 1200.

Le Pmi stanno colando a picco: «Per salvarmi me ne vado dall’Italia»
Ivan Mastromatteo ha 39 anni e ha aperto “La Piadineria”, a Saronno, quando di anni

Ivan Mastromatteo

ne aveva diciannove. Un sogno infranto, perché questo giovane lascerà presto l’Italia. Le ragioni sono chiare: «Nel nostro caso l’aumento di energia e gas è stato il colpo di grazia dopo i ristori minimi (dati dal governo a quelle attività fortemente penalizzate dai lockdown) e l’aumento delle materie prime: gli ortaggi sono schizzati alle stelle complice il rialzo del carburante per il trasporto. I clienti non si possono lasciare al freddo, così ho già avviato le pratiche per la chiusura». Francia o Spagna, Ivan non ha ancora scelto. Ma una cosa è certa: «L’estero non sarà l’Eldorado, ma là è più semplice fare impresa». A demotivare l’imprenditore non sono solo energia e gas, ma anche l’eccesso di burocrazia e una città «dal 2008 in lento declino». Mastromatteo non trova risposte alle sue domande: «Perché dovrei rimanere in Italia? Per il patrimonio paesaggistico?».