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Imprese e lavoratori cercansi: voglia di assumere in un'Italia attrattiva ma fragile

Imprese e lavoratori cercansi: voglia di assumere in un'Italia attrattiva ma fragile

#Rassegnastampa

LAVORO, OLTRE IL BLOCCO TROVEREMO I POSTI (FORMATORI CERCANSI)
Lo scrive il Corriere della Sera: «Alla ripartenza e alle imprese servono addetti con nuova formazione, ma i centri per l’impiego assicurano solo tra il 2 e il 3% dei nuovi collocamenti». Il miglior capitale va alla ricerca del lavoro di qualità che spesso non c’è e non si trova. E non per colpa delle imprese. «Un terzo delle richieste dell’industria manifatturiera italiana, la seconda in Europa, non è coperta da profili adeguati. Se i salari sono bassi è anche perché il grado di formazione del capitale umano è insufficiente e impreparato», continua il quotidiano. Secondo il Cerved, entro la fine del 2022 circa 650mila posti saranno però riassorbiti e il 16,7% delle aziende mostra una propensione alla crescita superiore a quella media del loro mercato. Le ricerche del personale sono esplose e la «competizione sui talenti (nel passaggio tra l’offline e l’online sono i lavori manuali a riscoprire una nuova centralità) non è mai stata così vivace. C’è una grande voglia di assumere e non di licenziare».

POCHI ARTIGIANI GIOVANI, MA IN PROVINCIA C’E’ RICAMBIO GENERAZIONALE
Lo dice uno studio di Unioncamere e InfoCamere sull’evoluzione delle imprese individuali artigiane: «Negli ultimi 10 anni si sono perse 28mila imprese di under 30; -41,9% rispetto al 2011. Sono cresciute invece quelle guidate dagli over 70», si legge sulla Prealpina. La provincia di Varese va in controtendenza. A dirlo è Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese: «Molte imprese nate tra gli anni Cinquanta e Sessanta hanno già completato, o lo stanno facendo, il passaggio generazionale. Ad essere strategiche sono la formazione e l’informazione e l’ascolto dei giovani, che ormai si presentano alle porte delle aziende di famiglia con una preparazione tecnica o accademica molto elevata, e con esperienze spesso maturate all’estero». La chiave per il successo e lo sviluppo delle nuove imprese sta nell’abbinare la tradizione all’innovazione. Dunque, nessun pessimismo per il futuro, ma la consapevolezza di essere «imprenditori resilienti e capaci di riorganizzare la propria attività anche nei momenti più difficili».

IN CRESCITA L’APPEAL DELL’ITALIA. NEL 2020 PIU’ INVESTIMENTI ESTERI
«La pandemia non ha scalfito l’appeal del Sistema Italia. La fotografia scattata dall’EY Europe Attractiveness Survey, mostra che nel 2020 sono stati messi a segno 113 progetti di investimento (Ide), in aumento del 5% rispetto al 2019», scrive il Sole 24 Ore. In Europa, gli Ide sono diminuiti del 13%. Nonostante lo scatto, il nostro Paese si posiziona al 12esimo posto della Top 20 europea per grado di attrattività. Ad investire in Italia sono Usa, Francia, Germania, Gran Bretagna e Svizzera. L’Olanda ha triplicato gli investimenti ed è al sesto posto insieme a Giappone e Cina. Il Nord-Ovest si conferma l’area più attrattiva: «Qui si concentra il 58% dei progetti delle multinazionali estere. La regione al top per attrattività è la Lombardia: più della metà dei progetti si realizza qui», continua il quotidiano economico. Ma l’appeal italiano è destinato ad aumentare: quasi la metà delle multinazionali (48%) si dice pronta a stabilire o ad espandere la propria attività entro il prossimo anno.

L’ITALIA FRAGILE SENZA GIOVANI: IL PNRR ESALTI LE SPECIFICITA’ DEI TERRITORI
L’analisi del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle provincie italiane racconta un’Italia frastagliata e debole. Si legge sul quotidiano che «non necessariamente chi attrae offre sempre condizioni generali migliori, oltre alle opportunità di lavoro in sé, per le nuove generazioni. Ancor più per le grandi città, la sfida nei prossimi anni sarà quella di farsi scegliere non solo per quello che manca altrove, ma per la capacità di combinare in modo efficiente e soddisfacente le diverse dimensioni della vita in un contesto innovativo, inclusivo, sostenibile e culturalmente vivace. Nel “new normal” conterà ancor più la qualità della vita e l’efficienza dei servizi nella decisione di dove abitare». Insomma, la provincia ideale esiste, ma non corrisponde ad un’unica provincia italiana. L’auspicio è che «il Piano nazionale di ripresa e resilienza sia in grado di innescare processi coerenti con le specificità di ogni territorio e ogni fase della vita, ma alzando la capacità di essere, fare e produrre valore ovunque si scelga di vivere nel nostro Paese».