News

In dieci anni chiusa 1 impresa “under 35” su 4. Gli ostacoli: mancanza di competenze e burocrazia

In dieci anni chiusa 1 impresa “under 35” su 4. Gli ostacoli: mancanza di competenze e burocrazia

In Italia nascono sempre meno bambini, e il calo demografico si sente a scuola – ogni settembre mancano all’appello circa 100mila studenti – e nelle aziende. L’Italia rischia di dover affrontare, nei prossimi anni, una vera desertificazione in quella che è la parte di popolazione sulla quale si scommette per mettere il turbo alle aziende di fronte alle transizioni ecologica e digitale. Sempre meno i giovani da assumere nelle imprese; sempre meno quelli che tengono testa alle difficoltà della vita d’impresa, sempre meno quelli – tra i 16 e i 29 anni - che hanno le competenze legate a lettura, scrittura e matematica. Secondo l’Ocse, il nostro sistema scolastico è agli ultimi posti nella classifica internazionale.

IN DIECI ANNI HA CHIUSO UN’IMPRESA SU QUATTRO
A scattare una foto, a dir poco drammatica, della situazione in cui verte il nostro Paese è l’Istituto Tagliacarne. Partiamo dal dato più preoccupante: tra il 2012 e il 2022, un’impresa su quattro “under 35” ha chiuso. Si parla di 150mila imprese. Le ripercussioni su competitività e innovazione italiane sono gravi. Anzi, gravissime. Perché a vacillare è soprattutto la voglia di fare impresa dei giovani: a questa si deve attribuire il 61% del calo negli ultimi dieci anni. Ma a mettere a serio rischio la tenuta del sistema è anche quel calo demografico della popolazione residente tra i 18 e i 34 anni, che incide per il 39%. Così, facendo due calcoli, la popolazione giovanile è diminuita del 9% e quella dell’imprenditoria giovanile del 23%. Nel 2012 si contavano 675.053 aziende, nel 2022 solo 522.086.

POCHE COMPETENZE E TROPPA BUROCRAZIA OSTACOLANO LA VOGLIA DI FARE IMPRESA
L’Italia si trova ad un bivio: da un lato preparare i giovani, con quelle competenze che servono alle aziende, e dall’altro rigenerare quella voglia di impresa che, sempre secondo l’istituto Tagliacarne, si è indebolita a causa di alcuni fattori. Da un lato, «intraprendere un’attività in proprio – fa sapere al Sole 24 Ore Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi dell’Istituto – non può rappresentare solo un’alternativa all’autoimpiego, ma richiede anche conoscenze e competenze “forti” per competere sul mercato. Dall’altro, c’è la complessità burocratica, non tanto nell’aprire un’azienda quanto poi nel gestirla in fase di sviluppo. Anche le misure del Pnrr, che hanno come priorità strategica “trasversale” il supporto ai giovani, sono giudicate in termini di complessità procedurali da sette imprese under 35 su dieci».
Così, il rapporto tra imprese giovanili e popolazione 18-34 anni è passato da 5,98 imprese ogni 100 giovani nel 2012 a 5,07 nel 2022.

IL TRENTINO ALTO-ADIGE IN CONTROTENDENZA. LE MARCHE FANALINO DI CODA
A livello regionale, il Trentino-Alto Adige si muove in direzione contraria: Bolzano, infatti, vede un aumento della popolazione tra i 18 e i 34 anni dell’1,4% e un aumento delle imprese under 35 del 15,6%. Trento, invece, registra l’1,7% per quanto riguarda l’aspetto demografico e un +3,2% sul fronte imprenditoriale. Anche la Campania, con un calo leggerissimo, dimostra di sapersi adeguare alle sfide della nuova economia. Fanalino di coda è la regione Marche, che vede un crollo dell’imprenditoria giovanile del 37%. Il decremento della popolazione giovanile è dell11%.

IL CALO DEMOGRAFICO E LE PREVISIONI PER IL 2030
Al centro dell’attenzione si pone, ancora una volta, la preparazione dei giovani. Sia per chi punta all’assunzione, sia per chi decide di accettare l’avventura del mettersi in proprio. I trend demografici sfavorevoli previsti nei prossimi anni, però, rischiano di accrescere rischi e distorsioni nel mercato del lavoro. Secondo un brief di Cassa Depositi e Presiti, sono due i fenomeni con i quali dover fare i conti entro il 2030:

  • Una contrazione tra 2 e 2,4 milioni di lavoratori a più bassa qualifica, con un declino che interesserà soprattutto le fasce d’età tra i 35 e i 54 anni, e in modo maggiore il Mezzogiorno e il Nord-Ovest
  • Una crescita per i lavoratori più qualificati tra 1,1 e 1,6 milioni di unità, soprattutto per gli over 50 e nel Nord Italia, con probabili necessità di adattamento delle competenze rispetto alle esigenze del mercato

IL CALO DELLE IMPRESE GIOVANILI NON SI FERMERA’
Anche l’istituto Tagliacarne guarda al futuro. Per l’esattezza al 2050. Ma senza alcun segnale positivo: le imprese giovanili, infatti, in quella data sarebbero il 39,5% in meno di quelle fotografate a fine 2012. In totale si parla di 408.191 unità a fronte di un calo del 22,2% delle imprese totali.