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In Italia, la Giustizia è un disastro: tra primo e secondo grado, ci vogliono 5 anni per una sentenza

In Italia, la Giustizia è un disastro: tra primo e secondo grado, ci vogliono 5 anni per una sentenza

DISASTRO GIUSTIZIA: 884 GIORNI PER IL 1° GRADO, 1.196 PER IL SECONDO
E’ il tallone d’Achille di un’Italia che deve guardare all’Europa anche in termini di efficienza amministrativa. Tutti i quotidiani, oggi, parlano dell’urgenza della riforma della giustizia. Perché la giustizia italiana, scrive la Stampa, «è un disastro: per avere una sentenza di primo grado occorrono, in media, 884 giorni (due anni e mezzo) e per una sentenza di appello 1.196 giorni. In tutto, si superano i 2.000 giorni; cinque anni e mezzo di tempo. Esclusa la Cassazione». Con il sopraggiungere della pandemia i numeri sono peggiorati, ed è per questo che sulla riforma della giustizia l’Italia si gioca tutto. A partire da quei 2,7 miliardi del Recovery che dovranno servire per riorganizzare modalità e tempi processuali secondo quanto richiesto dall’Unione europea. Cioè, riformare il processo civile «con un taglio del 40% dei tempi entro i prossimi cinque anni» (nell’ultimo anno la durata effettiva è aumentata del 3,8%) e riorganizzare il sistema per affrontare la mole di processi che, diminuiti nell’anno del Covid, il prossimo anno arriveranno tutti assieme.

SEI ANNI PER UN FALLIMENTO
«Se si prende in esame il registro Siecic, quello che comprende le tre macro-materie delle esecuzioni mobiliari, esecuzioni immobiliari e procedure concorsuali (come le istanze di fallimento) – si legge sulla Stampa – la durata effettiva in primo grado nel 2020 è aumentata del 21,3% rispetto al 2019. Ci vogliono 1.928 giorni per un’esecuzione immobiliare (erano 1.364 nel 2014) e occorrono addirittura 2.766 giorni per definire un fallimento (contro i 2.748 dell’anno precedente). Sono quasi sei anni». La riforma della giustizia dovrà scuotere «abitudini consolidate con riforme importanti, a cominciare da un ricorso massiccio alla conciliazione e al giudice di pace. Riforme che piacciono poco agli avvocati». Ma di fronte alle richieste della Ue c’è poco da fare: o ci sarà quel taglio del 40%, oppure l’Italia dovrà riconsegnare i miliardi del Recovery.

TROPPI PROCESSI PENALI: IL 60% FINISCE ARCHIVIATO
Lo scrive il Sole 24 Ore: «Sono centinaia di migliaia i procedimenti penali che si chiudono dopo le indagini preliminari senza andare a giudizio. Le archiviazioni rappresentano infatti più del 65% dei fascicoli definiti dai giudizi delle indagini preliminari e dell’udienza preliminare (Gip e Gup) chiamati a decidere sul destino dei procedimenti usciti dalle Procure». Nel 2020, su 600mila procedimenti definiti, 390mila sono stati archiviati. Con la crescita dell’arretrato che nel 2020 ha ripreso ad aumentare (+3,1% rispetto al 2019), la situazione è peggiorata nella primavera 2020 con la successiva riduzione dell’attività in presenza dei giudici. A soffrire di più, con un aumento del 5,3% di pendenze, è il tribunale monocratico che decide sui reati meno gravi ma più diffusi (furti, truffe, risse, spaccio). Con la pandemia, nel 2020 sono aumentate anche nel penale le durate medie dei processi: 684 giorni di fronte al tribunale monocratico (+13,1% sul 2019) e 727 giorni di fronte a quello collegiale (+9,8%).

LITI FISCALI, FILTRO PER TAGLIARE L’80%
«Il restyling della giurisdizione fiscale passa da interventi strutturali e sugli istituti deflattivi (quello della mediazione): da qui la necessità di rendere centrale nel processo tributario la fase pre-contenziosa. Un filtro affidato ad un organo terzo, o al giudice onorario, cui dovranno passare i contribuenti per controversie fino a 50mila euro e oltre», scrive il Sole 24 Ore. Per intenderci, una struttura articolata con un filtro preliminare prima, e un giudice togato poi, dovrebbe portare ad una deflazione, nel medio-lungo periodo, del numero dei ricorsi e delle pendenze tributarie. Si parla di circa l’83,2% delle cause attivate. Una ipotesi, quella del filtro, che trova conferma anche nell’esperienza estera: in Francia, Germania e Paesi Bassi, oltre il 90% delle liti, anche di valore superiore ai 50mila euro, è risolto prima di arrivare davanti al giudice.