
Quest’anno, l’Italia fa meglio di Cina, Usa e Germania: lo dicono i dati di Confartigianato elaborati sulla base delle previsioni Ocse. Ma anche la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2022 introduce elementi positivi nell’andamento del nostro Paese: il 2022, infatti, si chiuderà con una crescita del Pil del 3,3%. Rispetto alle previsioni di aprile, che segnavano +1,3%, il miglioramento è di 0,2 punti percentuali. Poco incoraggianti, invece, gli outlook sull’anno 2023: la crescita tendenziale, complice il rallentamento del ciclo internazionale ed europeo, lascerà a terra 0,6 punti rispetto al 2,4% annunciato dal Def di aprile.
Aumento importante per le entrate fiscali
Il segno + ha campo largo: di fronte ad un aumento del 6,4% del Pil nominale (quello che si riferisce alla produzione di beni e servizi misurata in prezzi correnti) si registra una salita dell’8,8% delle entrate totali. Positivo l’andamento delle entrate tributarie e contributive che, se ad oggi segnano +7,9% (60,7 miliardi di euro), nel 2023 vedranno un ulteriore incremento di 26,6 miliardi (+3,2%). Osservando più da vicino, ci si accorge che l’aumento del 2022 è dettato da 41,5 miliardi di euro (+7,9%) di maggiori entrate tributarie e da 19,3 miliardi (+7,9%) di maggiori contributi sociali. Questo si deve al buon andamento dell’occupazione dipendente che, nella media dei primi otto mesi del 2022 segna un aumento del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
L’incremento dei prezzi energetici e del consumo influenzano, poi, la crescita del gettito dell’Iva: le imposte indirette sono salite dell’8%; 20,7 miliardi di euro. A questo si aggiunge il ritorno a ritmi ordinari della riscossione, dopo le sospensioni dei pagamenti degli interventi messi in campo per contrastare gli effetti della pandemia.
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ENTRATE FISCALI |
VARIAZIONE % |
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Entrate totali |
+ 8,8% |
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Entrate tributarie e contributive 2022 |
+ 7,9% |
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Entrate tributarie e contributive 2023 |
+ 3,2% |
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Occupazione dipendente (primi 8 mesi 2022) |
+3,1% |
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Gettito Iva |
+ 8% |
Pressione fiscale al massimo storico
Nel 2022 è salita al 43,9% del Pil: l’aumento, rispetto al 2021, è di 0,5 punti percentuali. Nella storia d’Italia non era mai accaduto. Probabilmente, il carico fiscale scenderà nel nuovo anno, ma ci sarà poco da gioire: si arriverà al 43,4% per poi proseguire la discesa nel 2024 con il 42,5%. Il valore si stabilizzerà nel 2025. Sarebbe la prima riduzione della pressione fiscale dal 2018. Una nota: alcune agevolazioni fiscali sono classificate, e quindi contabilizzate, come spesa. Il Def del mese di aprile 2022 ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021: da qui discende una più bassa pressione fiscale effettiva.
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PRESSIONE FISCALE |
VARIAZIONE % |
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Confronto con il 2021 |
+ 0,5 |
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Aumento 2022 |
+ 43,9% |
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Pressione fiscale al 2024 |
42,5% |
Italia: primo posto nella Ue per tasse sul lavoro
Su quali strumenti utilizzare per contrastare il fenomeno, da sempre ostacolo alla crescita e alla competitività delle imprese italiane, si dibatte da tantissimi anni. I dati incoraggiano a non arrendersi: da un confronto internazionale che prende il via dalle previsioni della Commissione europea, il tax burden (carico fiscale) su imprese e cittadini italiani occupa il quarto posto nella classifica dell’Unione europea. I numeri fanno chiarezza: la pressione è pari al 43,3% del Pil, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona. Per quanto riguarda il prelievo fiscale sui consumi di energia, il nostro Paese si colloca terzo nella Ue. Occupa però il primo gradino del podio per quanto riguarda la tassazione del lavoro.