
Tasso di occupazione under 35, presenza di giovani imprenditori, collaborazione tra scuola e imprese, diffusione dell’apprendistato, saldo migratorio dei giovani verso l’estero o altre regioni: quali sono i territori che garantiscono alle nuove generazioni le migliori condizioni per lavorare e fare impresa?
LA LOMBARDIA AL TOP
Secondo l’indice di Confartigianato, che le misura sulla base di tredici indicatori, la Lombardia si pone al primo posto della classifica. Ma non è la sola regione dove gli imprenditori junior possono trovare terreno fertile per le loro idee e le loro ambizioni. Nella Top Five si trovano anche Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Trentino Alto-Adige. Maglia nera, invece, per Molise, Sardegna, Calabria, Sicilia e Basilicata.
NELL’ITALIA “A DUE VELOCITA’” PIU’ DI 1 MILIONE DI GIOVANI NON CERCA LAVORO
Un’Italia “a due velocità” che si conferma anche a livello provinciale: i territori migliori sono Cuneo, Bergamo, Vicenza, Lecco e Treviso mentre sul fondo della classifica si collocano Isernia, Foggia, Vibo Valentia, Siracusa e Taranto. I giovani under 35, nel nostro Paese, sono alla testa di 522.086 aziende, ma il vero primato – negativo – l’Italia lo detiene nel più alto numero di giovani tra i 25 e i 34 anni che non si offrono sul mercato del lavoro: 1.568.000, con un tasso di inattività del 25,4%, rispetto al 15% della media europea. La Germania registra il 13,9%, la Spagna il 13,7% e la Francia il 12,7%. E il fenomeno, purtroppo, è peggiorato: il tasso di inattività dei giovani, infatti, è aumentato di 3,4 punti rispetto al 21,9% registrato nel 2004.
LE DONNE PEGGIO DEGLI UOMINI
Tra gli under 35 che non cercano lavoro prevalgono le donne: 1.033.000, il 65,9% del totale, contro 535.000 uomini. Il 55,6% dei giovani inattivi si concentra nel Mezzogiorno, dove il tasso sale al 37,7%, più che doppio rispetto al 16,8% del Centro Nord. Tra gli inattivi tra 25 e 39 anni, ve ne sono 468.100 in possesso di una laurea. Di questi, due terzi sono donne.
CONFARTIGIANATO LANCIA L’ALLARME
I giovani sono il futuro del made in Italy, ma 1,6 milioni di under 35 fuori dal mercato del lavoro rappresentano un assurdo “spreco”. Una vera e propria emergenza da affrontare rapidamente. L’Anno Europeo delle Competenze dev’essere l’occasione per cambiare davvero, facendo leva sulla formazione, su un nuovo e intenso rapporto tra scuola e imprese per trasmettere il “saper fare”, su misure per sostenere la creazione d’impresa e il passaggio generazionale in azienda.