
IL MONDO SENZA SCORTE: IL CARO MATERIE PRIME OSTACOLA LA RIPRESA
Lo scrive la Stampa: “Manca tutto”. Proprio tutto ciò che fa muovere il mondo e gli uomini: pallet nei parcheggi della logistica, semiconduttori nelle fabbriche Tesla in America, confezioni per il latte in Inghilterra, infissi per il mobile nel Nord-Est, zuccheri, cereali e carne. E Chip: “Bmw, Daimler e Volkswagen si sono fermate; Stellantis ha fatto saltare il rientro a Melfi. Rischia tutta la componentistica. Google e Apple, i chip se li produrranno in casa”. La situazione è destinata a peggiorare perché si allunga l’ombra pericolosa sulla ripresa: “Gli ordini si accumulano, i prezzi volano; c’è troppa domanda e poca offerta”, si legge ancora sul quotidiano. Nella Ruhr e nel Nord Italia, la produzione sta rallentando pericolosamente: ci si muove con mesi di anticipo per accaparrarsi quelle materie che, prima, erano a portata di consegna in pochi giorni. Anche i supermercati stanno monitorano la situazione, perché mancano pochi mesi a Natale.
IL MONDO CON TROPPI RIFIUTI: DISCARICHE ESAURITE IN TRE ANNI
Lo si legge sul Sole 24 Ore: “Tempo 3 anni e saranno piene a tappo le discariche in cui gli

italiani continuano a rovesciare il 21% dei loro 30 milioni annui di tonnellate di spazzatura domestica. Nel Mezzogiorno le discariche saranno piene nel giro di un anno e mezzo; nell’Alta Italia la capienza sarà finita nel giro di 4, 5 anni”. Lo dice lo studio di A2A e The European House-Ambrosetti, dedicato all’ Economia circolare, che verrà presentato in occasione del forum che si terrà fino a domenica a Villa d’Este a Cernobbio (Como). Per allinearsi alla media Ue di uso della spazzatura come fonte di energia alternativa ai combustibili fossili, “l’Italia dovrebbe usare altri 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 53% in più di oggi. E servirebbero 6 o 7 nuovi impianti di riutilizzo energetico con un investimento fino a 2,5 miliardi”. Se l’Italia colmasse il divario, gli investimenti necessari (4-4,56 miliardi), attiverebbero fino a 11,8 miliardi di indotto e una riduzione della tassa sui rifiuti per le famiglie italiane superiore a 550 milioni di euro.
IL MONDO SENZA LAVORO: 1 ITALIANO SU 3 E’ FINITO FUORI DAL MERCATO
“Fra il 2019 e il 2020 – si legge sulla Stampa – in Italia la disoccupazione è diminuita (da 9,9% della forza lavoro a 9,3%) per effetto del blocco dei licenziamenti, ma già per quest’anno si stima un ritorno al punto di partenza, su una soglia più elevata della Francia e più che doppia della Germania”. Lo dice “L’impatto dell’emergenza da Covid-19 sullo scenario economico italiano” diffuso al Forum Ambrosetti di Cernobbio: il campanello d’allarme è l’aumento della popolazione inattiva (25,9% nel 2020), numero di quindici punti superiore al dato tedesco (era 13,5). In sostanza, “in Italia una persona su tre non produce valore aggiunto, contro uno su cinque in Germania. Ma il virus ha accentuato anche un altro divario: i cittadini tedeschi occupati sono 76,2 su cento e quelli italiani 58,1. A pagarne il prezzo più alto sono i giovani”. Una situazione che “impone di dare la sveglia al mercato del lavoro, alla formazione, alla connessione fra scuola e imprese e al lavoro a distanza”.
IL MONDO SENZA SICUREZZA: LA CYBERWAR E LE PMI
Il costo medio per un’azienda vittima di un attacco cyber ha raggiunto la cifra di 4,24 milioni di

dollari con una crescita del 10% in 12 mesi. E gli attacchi sono aumentati con l’estensione dello smart working ad un numero sempre maggiore di lavoratori. Se da un lato le strutture sanitarie sono le più colpite da questi attacchi, dall’altro – scrive il Sole 24 Ore – “il furto di credenziali-utente è la causa più comune di incidenti” e non sempre le aziende specializzate ad affrontare questi attacchi riescono a soddisfare tutte le richiese di supporto. Le soluzioni per le Pmi, soprattutto per loro, sono due: da un lato “articolare prevenzione, rilevazione e risposta agli attacchi attraverso l’adozione di un approccio integrato che analizzi in modo continuativo il rischio cyber e combini le migliori tecnologie con le migliori competenze e processi”. Dall’altro, garantire alle piccole e medie imprese agevolazioni fiscali per elevare il livello di cybersecurity, e introdurre negli Istituti Tecnici Superiori (Its) percorsi di studi che preparino figure professionali in grado di affrontare i problemi causati dai cyber attack. In ultimo, le assicurazioni: si dovranno attrezzare con polizze nuove e funzionali perché il rischio cyber non ha la stessa gravità di un rischio incendio, furto o rapina.