
Ribasso: è questa la parola che fa tremare le economie europee. Perché se di crescita economica si deve parlare, non si possono non considerare le limature al Pil che la Commissione europea indica per il 2024: l’Europa passa dal +1,2% allo 0,8%, mentre l’Italia scende dal +0,9% allo 0,7%. E se la Francia accantona un +1,2% per posizionarsi sul +0,9%, la Germania segna una performance minima: dal +0,8% al +0,3%.
L’ITALIA TRAINA LA RIPRESA POST PANDEMIA TRA I PAESI DEL G7
Nonostante questo, l’Italia traina la ripresa post pandemia tra i Paesi del G7. E’ seconda per crescita del PIL pro capite (+3,4%, subito dopo il +6,3% degli Stati Uniti), ed è prima per riduzione del tasso di disoccupazione (-2 punti percentuali), nella crescita del rapporto investimenti/PIL (+3,1%), nella crescita del volume di esportazioni di beni e servizi (10,3%) e nel calo 2023-2028 del peso delle entrate fiscali sul PIL (-2,2 punti percentuali).
IL PUZZLE DI INFLAZIONE, TASSI E PRESTITI

Però, ci sono alcune criticità con le quali dobbiamo fare i conti:
LA BOLLA DEI PREZZI ENERGETICI SI SGONFIA LENTAMENTE
Si sgonfiano lentamente, ma non basta. I prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica, nel 2023, sono ritornati sul livello medio del 2021, ma i prezzi al consumo sono ancora superiori del 93% rispetto a quelli precedenti alla crisi. Il divario scende al 34,6% se si guarda all’Eurozona, al 34,5% in Germania e al 21,2% in Francia. La Spagna fa meglio di tutti con il 19,8%.
MAR ROSSO, SALGONO I COSTI DI TRASPORTO E I RISCHI PER LA LOGISTICA DEI PORTI
Le crisi si accavallano, la fiducia delle imprese vacilla, la tenuta del sistema economico si incrina anche con ciò

che sta accadendo nel Mar Rosso, dove transita il 12% del commercio mondiale, il 30% delle spedizioni di container, il 12% del petrolio trasportato via mare e l’8% del GNL trasportato via mare.
In questo mese di febbraio, il volume di merci attraverso il Canale di Suez è sceso del 60,2% rispetto a novembre 2023, mentre il volume delle merci transitate per il Capo di Buona Speranza è salito del 44,1%.
CALA LA DOMANDA DEI GIGANTI ADDORMENTATI DI EUROPA E ASIA

Logica conseguenza dell’agitazione geopolitica è il calo dell’export, nel 2023, del 10,1%. La crescita dell’internazionalizzazione è addirittura a zero. Su questa discesa libera pesa la bassa domanda dei giganti manifatturieri di Europa e Asia: nel 2023 le vendite in Germania dei prodotti Made in Italy sono calate del 3,6% e in Cina – al netto del farmaceutico, che registra un incremento del 192,1% – scendono dello 0,9%.
Ma nella bilancia commerciale italiana ci sono anche altri Paesi, fino a poco tempo fa considerati “porti sicuri” per l’export. Che cala del 19,9% sul mercato russo, del 15,7% in Belgio, del 4,3% nel Regno Unito, del 3,6% in Germania. A mantenere un andamento positivo sono le esportazioni in Francia (0,4%), Polonia (1,5%), Spagna (2,1%), Romania (2,8%), Stati Uniti (3,4%), Turchia (6,4%), India (7,6%) e Cina (l’aumento del 16,8% è determinato interamente dal settore farmaceutico).
IL MERCATO DEL LAVORO RIMANE RESILIENTE
Eppure, in questa incertezza il mercato del lavoro reagisce: a dicembre 2023 gli occupati crescono del 2% su base annua, pari a 456mila lavoratori in più. A far da traino è il +2,7% dei dipendenti a tempo indeterminato, in aumento di 418mila unità. I dipendenti a tempo determinato, invece, segnano un -0,2%. Segno positivo, invece, anche per gli indipendenti: crescono dello 0,8%, 42mila lavoratori in più.
L’occupazione nel futuro? Secondo dati Unioncamere-Excelsior, le assunzioni previste dalle imprese per il mese di febbraio salgono del 5,7% rispetto ad un anno fa. E quelle per il trimestre febbraio-aprile registrano addirittura un aumento del 9,5%.
LA DEBOLEZZA DELLE POLITICHE ECONOMICHE
La crescita non può e non deve rallentare, perché potrebbe mettere in discussione il buon andamento della domanda di lavoro. Tra gli strumenti di politica economica rimane decisiva l’efficiente attuazione del PNRR. Dice Marco Granelli, presidente di Confartigianato: «I segnali di vitalità delle nostre imprese vanno incoraggiati con uno sforzo altrettanto energico da parte di chi guida il Paese per modificare un contesto spesso ancora ostile alla libertà d’iniziativa economica. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra le scelte di rigore e le indispensabili opzioni per la crescita, puntando sull’ambizione di una visione strategica complessiva che valorizzi i nostri punti di forza e rimuova le criticità che sopportiamo da anni. Vanno sostenuti gli investimenti, l’occupazione e le aree più deboli con un’azione su più fronti e utilizzando i molteplici strumenti del “pacchetto manovra”».