
La bolletta energetica non accenna a diminuire, anzi. Nel terzo trimestre 2024 le importazioni di energia salgono del 6,3% rispetto al trimestre precedente. Il dato è il risultato di un aumento del 2% dei prezzi all’importazione e del 4,1% dei volumi importati. Dopo un calo durato sette trimestri, dal picco del 7,1% del terzo trimestre 2022, ora si ripropone il deragliamento dei prezzi.
Il problema, e lo si coglie senza mezzi termini parlando con gli imprenditori, non è andato sottotraccia a tal punto che l’adeguamento dei prezzi ai clienti è ormai diventato un must nel lavoro in filiera. Il costo delle commodities pesa, così come l’aumento delle materie prime: altro ostacolo ad una competitività che, fino ad oggi, le aziende hanno conservato con improvvisi colpi di coda e con una riorganizzazione basata sull’innovazione.
CRESCITA ZERO E CRISTI DELLA MANIFATTURA
A scattare un’istantanea della situazione congiunturale di questi ultimi mesi è Confartigianato. Che sottolinea quanto la crescita del Pil italiano sia ormai a zero e la manifattura stia piombando in una crisi – più acuta per i settori della moda e dell’automotive – trainata anche dalla debole domanda pubblica, dal calo delle esportazioni nette e dal rallentamento degli investimenti. A causa della stretta monetaria della Bce, che ha portato il costo del credito a livelli insostenibili, questi calano dell’1,2% e, per quanto riguarda i macchinari, del 3,9%.
IL RALLENTAMENTO DELL’EXPORT
Se da un lato la spesa delle famiglie aumenta dell’1,4%, dall’altro quella della Pubblica amministrazione segna un -0,2%. Ma a scombinare il mercato è proprio il ritardo della ripresa del commercio internazionale: le esportazioni di beni e servizi sono a -0,9%, mentre le importazioni salgono dell’1,2%. Le stime del Fondo monetario internazionale e dell’Istituto olandese CPB sono in disaccordo: se il primo stimava, ad ottobre 2024, una ripresa dell’export del 2,6%, il secondo sottolinea che nei primi nove mesi di quest’anno la crescita del commercio mondiale si fermerà all’1,5%.
MA L’OCCUPAZIONE CRESCE
Tenendo come riferimento il mese di ottobre 2024, si nota che gli occupati crescono di 47mila unità rispetto a settembre arrivando così a 24milioni 92mila. In dodici mesi l’aumento è stato dell’1,5%, grazie al +2,8% dei dipendenti permanenti (449mila).
LA LEGGE DI BILANCIO: CONTI PUBBLICI E RISORSE PER I LAVORATORI DIPENDENTI
La manovra contenuta nel disegno di legge di bilancio, in discussione in Parlamento, corregge i conti pubblici con il rientro del deficit sotto la soglia del 3% del Pil nel 2026. Come sottolineato nell’audizione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, i principali beneficiari della manovra sono le famiglie con un valore netto di 55 miliardi di euro nel triennio 2025 – 2027 determinato, principalmente, dagli interventi a favore dei lavoratori dipendenti.
LA POLITICA ECONOMICA
Incerte le prospettive delle politiche economiche. Infatti, in attesa delle decisioni del Consiglio della Bce del 12 dicembre per un ulteriore taglio dei tassi, si registra una bassa velocità dell’allentamento monetario. Il limite dell’1,5% della crescita annua della spesa pubblica riduce gli spazi per interventi fiscali anticiclici, mentre gli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza hanno un impatto più contenuto sulla manifattura: il settore in maggiore difficoltà che beneficia del 13% della creazione di valore innescata dal PNRR.