L'inchiesta/1 - L'auto del futuro? Somiglierà ad uno smartphone

L'inchiesta/1 - L'auto del futuro? Somiglierà ad uno smartphone
Italia e Polonia hanno votato “no”, la Bulgaria si è astenuta, ma la Germania ha votato sì.  Questo significa che in tutta Europa, dal 2035, sarà vietata la vendita di auto nuove alimentate a benzina e diesel. Una rivoluzione che se da una parte genera interesse, dall'altra preoccupa. 
Come e in quali tempi cambierà il mercato dell’auto? Come dovranno riorganizzarsi le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, per poter sfruttare l’opportunità dell’ibrido e dell’elettrico? Quali le competenze che già oggi chiedono le aziende dell’automotive? Quale futuro avrà la filiera che allinea Pmi e grosse aziende?
A due anni di distanza dallo studio commissionato da Confartigianato Imprese Varese a The European House Ambrosetti su un possibile futuro della provincia di Varese come hub della mobilità avanzata, Imprese e Territorio ritorna con una nuova inchiesta per fare il punto della situazione. Per rispondere alle tante domande che imprenditori e cittadini, incuriositi ma anche preoccupati, si stanno facendo in questo momento.

 

La macchina del futuro? «Somiglierà sempre più ad uno smartphone», dice Giuliano Salvadori, Direttore del dell'Osservatrio Internet Of Things e dell'Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano. Non nella forma, logico pensarlo, ma nelle funzioni: «Avremo a disposizione un ampio panel di aggiornamenti, patch di sicurezza e App che potremo scegliere, di volta in volta, per soddisfare le nostre necessità e desideri». Eccone uno: la voglia improvvisa di una gita fuori porta, magari a lunga distanza, si programma agilmente sbloccando l’estensione della batteria del veicolo, che così viene potenziata nell’autonomia, senza doversi recare in concessionaria. La generazione di chi scrive ha sognato per anni sulla velocità a massima curvatura (2.083 volte la velocità della luce) dell’Enterprise di Star Trek, ma ora ci sono sogni che si possono toccare con mano. E se sulle macchine volanti si sta lavorando, su smart car e smart city si ragiona con investimenti e progetti alla mano da realizzare in pochi anni: «Entro il 2026 la Bre-Be-Mi, dotata di spire inserite nell’asfalto per ricaricare le batterie delle auto elettriche senza doversi fermare, sarà una fra le smart road più interessanti del Nord Italia. E una smart road significa sicurezza per chiunque, perché segnala incidenti e ostacoli improvvisi, oppure la presenza di un cantiere». Il regolamento, però,  «fa tremare i polsi tanto alle piccole imprese, quanto a quelle di più grosse dimensioni e ai cittadini. Di fronte ad un obbligo di legge si potrà fare ben poco se non adeguarsi, ma di sicuro questa rivoluzione porta con sé alcune riflessioni», prosegue il professore.
 

Smart Road

ITALIA PRIMA IN UE PER NUMERO DI COLONNINE E STRADE INTELLIGENTI
La prima riflessione: bisogna distinguere tra il veicolo e l’infrastruttura, perché tanti veicoli elettrici in circolazione significano altrettante colonnine di ricarica. Però, Giuliano Salvadori è ottimista e snocciola dati:

  • Sono 37mila le postazioni di ricarica in Italia: se si guarda al numero assoluto, il nostro Paese nella classifica europea si colloca dopo Germania, Olanda e Svezia
  • Se si prende in considerazione il rapporto tra numero delle colonnine e numero dei veicoli elettrici in circolazione, l’Italia supera di gran lunga le prestazioni degli altri Paesi europei
  • In fatto di auto connesse, l’Italia è tra i primi paesi a livello europeo – poco dopo la Svezia – ad essere dotato di strade intelligenti in grado di comunicare con i veicoli: per esempio la A1, la Milano-Cortina, la Salerno-Reggio Calabria

LA PAURA DELL’ELETTRICO: LA SCOSSA DEL PREZZO, MA NON SOLO

Italiani e auto elettrica


La seconda riflessione: la decisione del Parlamento europeo impatterà su una questione culturale ed economica che l’Italia dovrà affrontare. Una survey condotta dal Politecnico di Milano con Doxa, su un campione di mille consumatori, traccia le paure dell’utente medio italiano nei confronti dell’auto green. A ricordarle è ancora il direttore degli Osservatori del Politecnico:

  • La durabilità della batteria
  • I tempi di ricarica della vettura
  • Il prezzo ancora troppo elevato per l’acquisto di un veicolo elettrico
  • I pochi incentivi all’acquisto

Gli italiani si stanno interrogando su questi temi e cercano risposte. L’italiano medio non si fida della rivoluzione lanciata dall’Europa perché ritiene che la tecnologia non sia ancora pronta per il grande salto e, di conseguenza, fa fatica ad accettare i nuovi veicoli. E’ per questo che Salvadori ritiene che «nel 2033 molti acquirenti opteranno ancora per un’auto a motore endotermico, ma dopo cinque anni dall’acquisto del veicolo a benzina o diesel si troveranno ancora pompe in grado di erogare questi carburanti, oppure verranno dismesse?».
 

Foto effetto Cuba

RISCHIAMO L’”EFFETTO CUBA”
Le esperienze vissute quest’ultimo anno con la crescita vertiginosa dei prezzi dell’energia elettrica generano incertezza: «E’ inevitabile pensare a come dover affrontare situazioni che potrebbero sfuggire al nostro controllo: l’Italia avrà i gigawatt di energia disponibile per alimentare un intero parco di auto elettriche? Dovremo puntare sul nucleare? In Italia, così come in altri Paesi che non hanno abbracciato del tutto la mobilità elettrica (penso anche alla Spagna), si rischia l’”effetto Cuba” con città piene di auto storiche in circolazione».

LA RIVOLUZIONE PASSA DAI GIOVANI CON ALTA SCOLARIZZAZIONE

Giovani e auto elettrica


Terza riflessione: la scelta è anche una questione generazionale. Le imprese produttrici di auto e delle componentistiche si sono già attrezzate per inserirsi con sempre maggiore forza nel mercato dell’elettrico e dell’ibrido, le officine e le carrozzerie devono riqualificare i propri collaboratori per dotarsi di certificazioni delle competenze, le assicurazioni devono fare i conti con altre tipologie di rischio: il processo è ancora lento ma è inevitabile pensare che il mercato stia già cambiando. Perché i veicoli possono elettrici e connessi, oppure solo elettrici e non connessi. Ancora il professore: «L’elettrico e il connesso sono ad emissioni zero, ma il secondo può essere controllato da remoto anche nel caso in cui ci sia un guasto, gestisce servizi di manutenzione predittivi con l’officina attraverso un sistema IoT, individua i parcheggi più vicini. Il binomio connesso-elettrico è un valore sia per il cittadino che per l’azienda». I più propensi alla sostenibilità? I giovani e coloro che hanno un titolo di studio più elevato. Più propensi a pagare un veicolo solo quando se ne avrà bisogno, magari con un servizio di noleggio in abbonamento, car-sharing o peer-to-peer.

Smart City

SMART CAR E SMART CITY: I COMUNI PIU’ PICCOLI NON INVESTONO
L’elettrificazione porta con sé cambiamenti ad ampio raggio, a partire dalla necessità di attrezzare le singole città fino a trasformarle in vere e proprie smart city. Giuliano Salvadori afferma che in questo caso «iniziano i veri problemi, perché a rendere smart i loro territori sono le pubbliche amministrazioni e sappiamo che, nei Comuni più piccoli, su questi temi mancano competenze e risorse economiche. E nel caso in cui ci siano i fondi, a volte non si spendono nel modo più corretto o si spendono per altre esigenze: dove il traffico è ancora gestibile non si sta ancora pensando ad una riorganizzazione della mobilità intelligente. Secondo una nostra indagine su 400 comuni italiani, il 28% di questi – uno su quattro – ha già avviato alcuni progetti legati alla smart city, ma si parla di territorio ampi come Milano, Torino, Venezia, Firenze».

L’AUTO COME SERVIZIO: SOFTWARE VS HARDWARE
La quarta riflessione: l’auto sarà un servizio. E questo discorso va al di là dell’elettrico: «Le rate del veicolo si potranno pagare in base ai chilometri percorsi, si potranno attivare le funzionalità on demand, si punterà sulla piacevolezza della guida e sul relax del conducente. Insomma, si parla a tutti gli effetti di una macchina intelligente». Con un software oriented che potrà gestire anche il pagamento di abbonamenti e servizi: guidarla sarà un vero piacere. (1. Continua)