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L'Italia e il dopo pandemia: più libertà d'impresa, un fisco più equo e appalti dai prezzi "giusti"

L'Italia e il dopo pandemia: più libertà d'impresa, un fisco più equo e appalti dai prezzi "giusti"

PER IL DOPO PANDEMIA PIU’ LIBERTA’ D’IMPRESA, RICERCA E FORMAZIONE
“Per garantire al meglio la sopravvivenza e lo sviluppo delle imprese italiane ed europee ci vogliono meno sussidi e più norme che garantiscano maggiori gradi di libertà nello svolgimento dell’attività di impresa. Poi, investire nel sistema formativo - pubblico e privato - e nell’attività di ricerca, per soddisfare il fabbisogno di innovazione e di sviluppo di nuove competenze nelle imprese”, si legge sul Sole 24 Ore. Perché sono tre le principali criticità che gli imprenditori stanno affrontando durante la pandemia:

  • La crescita dei prezzi delle materie prime e l’inflazione: la necessità di incrementare i prezzi di vendita e la capacità da parte dei clienti di assorbire tali incrementi mette in seria difficoltà le imprese.
  • Ripresa e la crescita passano dagli investimenti in digitalizzazione, innovazione e sviluppo del capitale umano. La digitalizzazione si accompagnerà ad una serie di innovazioni che impatteranno sulle preferenze dei consumatori e sulle catene del valore. Tali innovazioni richiederanno la formazione di un capitale umano dove la skill critica non sarà più l’elevata specializzazione, ma la disponibilità a “imparare a imparare”.
  • Infine, le modalità di finanziamento: raccogliere risorse dal mercato azionario, o da investitori professionali, appare un’opzione ritenuta percorribile dalle imprese. Ma questo è condizionato da un’appropriata programmazione e gestione del passaggio generazionale e da una crescita dimensionale.

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Tasse

Si legge su Avvenire che “a distanza di quasi 50 anni dell’introduzione dell’imposta sulle persone fisiche, l’Italia sta ancora cercando la strada per tassare i suoi cittadini con una certa equità”. E il dibattito sulla riforma del sistema fiscale è più che mai acceso, perché l’Unione Europea l’ha posta come condizione per il rilascio dei finanziamenti necessari all’attuazione del Pnrr. Le aliquote Irpef sono state portate da cinque a quattro, lasciando immutata quella del 23% fino a 15mila euro. Ma “la speranza è che la recente modifica rappresenti solo il primo passo di una più profonda operazione di equità fiscale” che, secondo l’Associazione per la riduzione del debito pubblico (Ardep), “deve basarsi su quattro principi: no tax area (fino a 10mila euro nessuno dovrebbe pagare niente), cumulo dei redditi (per evitare di sottoporre a progressività quasi esclusivamente i redditi da lavoro e da pensione), progressività estesa ai redditi alti (deve essere moltiplicata su quelli che superano i 100mila euro), obbligo di dichiarazione comprendete non solo i redditi percepiti ma anche i patrimoni detenuti”. Perché in Italia oltre 5 milioni di cittadini non presentano dichiarazioni al fisco.

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Appalti

e resilienza nazionale potrebbe essere modificato. O, almeno, aggiustato”, si legge sul Sole 24 Ore. Il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, dice al Corriere della Sera che “per fare fronte all’emergenza dei prezzi, il governo italiano interverrà su due aspetti. Il primo è quello dei prezzi a base d’asta. La norma prevede che l’Istat faccia una rilevazione dei prezzi dei materiali e che, entro aprile, previo accordo con la conferenza delle Regioni, emani linee guida sulla definizione dei prezziari regionali. Il secondo, invece, prevede un meccanismo di aggiustamento dei prezzi in corso d’opera molto meno penalizzante per le imprese”. Oggi, l’aumento dei prezzi è assorbito fino al 10% dalla stessa impresa e per l’eventuale parte eccedente lo Stato interviene riconoscendo solo la metà. Con questo meccanismo, invece, la franchigia a carico delle imprese si ridurrà in modo consistente, “e per l’eventuale parte eccedente la stazione appaltante assorbirà una quota dell’aumento nettamente più alta”. Secondo le ultime stime, nel prossimo biennio gli aumenti delle materie prime nel settore delle costruzioni saranno inferiori al 2%. In presenza di condizioni eccezionali si metterà mano al Pnrr. Infine, il ministro ha sottolineato che “il governo ha definito linee guida per far sì che tutte le nuove opere rispettino i criteri internazionali per le infrastrutture sostenibili”.