
ARRIVANO I CONTRIBUTI IN CONTO IMPIANTI PER RENDERE GREEN E DIGITALI LE PMI
Scrive Italia Oggi che «il Ministero dello sviluppo economico mette a disposizione delle Pmi italiane del manifatturiero e dei servizi contributi in conto impianti fino al 60% degli investimenti innovativi, sostenibili e con contenuto tecnologico elevato in grado di aumentare il livello di efficienza e di flessibilità nello svolgimento dell’attività economica dell’impresa». Dei 678 milioni di euro del Mise, 428 andranno ad Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna; 250 milioni a tutte le altre regioni. Le Pmi non in difficoltà al 31 dicembre 2019 «devono privilegiare gli investimenti che puntano alla transizione dell’impresa verso l’economia circolare e/o al miglioramento della sostenibilità energetica dell’impresa, con il conseguimento di un risparmio energetico non inferiore al 10% rispetto ai consumi dell’anno precedente alla data di presentazione della domanda».
ECONOMIA CIRCOLARE, NASCE IL CONSORZIO COBAT TESSILE

Lo si legge su Quotidiano Energia: «Perseguire l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile in campo ambientale ed economico “trasformando i prodotti giunti a fine vita in nuove materie prime o in energia”. E’ questo l’obiettivo del Consorzio volontario italiano Cobat Tessile per la raccolta, il trattamento e l’avvio a recupero di prodotti tessili». Il Consorzio, del quale fa parte anche Confartigianato, risponde alle nuove sfide che si pone la società e affronta con resilienza i mutamenti delle norme e del mercato puntando a “fare innovazione attraverso l’economia circolare”. Cobat Tessile «sostiene la nascita di nuove tecnologie per il corretto recupero di materie prime da immettere nel mercato riducendo i consumi idrici ed energetici». Infine, il Consorzio ha depositato al Mite (Ministero della Transizione Ecologica) una istanza per attivare in Italia la normativa europea sulla Responsabilità estesa del produttore, relativamente alla gestione di fine vita dei tessuti. Nell’ambito di Cobat sono attivi «i consorzi di raccolta e riciclo Cobat Ripa (accumulatori esausti), Cobat Tyre (pneumatici fuori uso), Cobat Compositi (materiali in fibra di vetro e di carbonio) e Cobat Raee».
L’ITALIA RECUPERA SUI BREVETTI E FA MEGLIO DI FRANCIA E GERMANIA
«Le imprese hanno capito che il brevetto non è solo innovazione, ma un indice di gestione

finanziaria. E’ una ricchezza», si legge su Il Sole 24 Ore. Lo rileva l’Epo Patent Index: le domande di brevetto italiane dirette all’Ufficio brevetti europei (Epo) nel 2021 sono cresciute del 6,5% rispetto al 2020 (4.919 domande). Una crescita doppia (nel 2020 era già a +3,4%) che supera la media europea del 2,7%. Francia e Germania tengono, o arretrano. I settori che spingono il totale delle domande europee sono «la comunicazione digitale e la tecnologia informatica, la farmaceutica e il biotecnologico. In Italia è il settore dei trasporti – dove sono i brevetti della filiera automotive – a trainare per il quarto anno consecutivo con 400 domande (+9,3% sul 2020). Nella tecnologia medica, le domande hanno fatto +16,4% in un anno». Infine, quattro regioni italiane sono entrate tra le prime trenta europee in base alle domande di brevetto all’Epo: Lombardia (12esimo posto), Emilia-Romagna (18esimo), Veneto (22esimo) e Piemonte (trentesimo).
L’EUROPA DIVISA TENTA IL BANDO AL PETROLIO RUSSO, MA NIENTE STOP AL GAS

Sarebbe troppo rischioso per l’Europa, ma a perderci sarebbe anche Mosca perché «dovrebbe rinunciare ad incassare 400 milioni al giorno», si legge su La Repubblica. Inoltre, Putin dovrebbe vendere il gas non più indirizzato all’Europa ad un prezzo “stracciato”. Il problema è questo: l’Europa deve agire in fretta, ma a gradini partendo dalle «sanzioni energetiche su carbone e petrolio. Il blocco del gas è da escludere: Germania e Austria hanno detto esplicitamente che “al momento non è possibile fermare gli acquisti” perché questo farebbe più male all’Europa che alla controparte». Senza gas da Mosca, l’Italia dovrebbe coprire un buco da 28-30 miliardi di metri cubi di forniture all’anno. D’altronde, il petrolio russo copre il 22% del fabbisogno dei Paesi Ue, mentre il gas arriva al 42% e, per alcune nazioni, addirittura al 90%: si tratta di quote che non possono essere sostituite facilmente, perché si parla di 155 miliardi di metri cubi all’anno (la maggior parte raggiungono Italia e Germania). Pensando allo scenario peggiore: cosa potrebbe fare il nostro Paese senza gas russo? Prima di tutto, «diversificare i fornitori: per esempio, Azerbaijan e Algeria. Poi, spingere sulle fonti rinnovabili: l’improvvisa interruzione delle forniture aprirebbe il problema dal prossimo autunno (si parla di ottobre)». E qui entra in gioco il gas naturale liquefatto (Gnl) americano: abbiamo tre rigassificatori; una nave rigassificatrice probabilmente verrà acquistata entro breve e in Italia arriverà anche una parte dei 15 miliardi di metri cubi che Joe Biden ha garantito all’Europa entro il prossimo inverno.