News

La Bce alza i tassi e affonda i prestiti alle imprese: -8,2%. Subito la riforma del Fondo di Garanzia

La Bce alza i tassi e affonda i prestiti alle imprese: -8,2%. Subito la riforma del Fondo di Garanzia

La Banca centrale europea non si ferma: il 27 luglio i tassi hanno visto un ulteriore rialzo di 25 punti base, e non è detto che nella seduta settembrina non si intervenga con l’ennesimo aumento. Dal mese di luglio dello scorso anno, i tassi ufficiali sono stati rialzati ben nove volte per un totale di 425 punti base. Gli effetti sui bilanci aziendali stanno assumendo tinte catastrofiche perché con l’aumento del costo del credito – l’impatto sui costi delle imprese si aggira sui 6,7 miliardi di euro – si riducono i prestiti e diminuisce la domanda.

COSA STA ACCADENDO?
Nel mese di giugno 2023, i prestiti alle società non finanziarie sono diminuiti del 2,9%. In Europa, invece, hanno visto un aumento del 3%. Nel maggio dello stesso anno, quelli alle piccole imprese fino a 20 dipendenti hanno registrato, invece, un calo dell’8,2% (-4,2% per quanto riguarda il totale delle imprese). Per quanto riguarda le ditte individuali, le società di fatto e semplice con almeno 6 addetti e società di persone (in queste realtà converge il 53,5% dei prestiti all’artigianato) la flessione nel mese di aprile 2023 è stata del 9,5%.

SUI TERRITORI: IL TREND IN REGIONI E PROVINCE
La diminuzione dei prestiti alle piccole imprese è un fenomeno diffuso: i dati meno preoccupanti interessano la Sardegna con un -0,2%, la Calabria con -1,5%, la Puglia con un calo del 2% e la Campania. Che lascia a terra il 2,1%. Le situazioni più gravi, invece, si registrano nella Provincia Autonoma di Trento con il -6,8%, nel Veneto con il -6,7%, in Friuli-Venezia Giulia con il -6,6%, nell’Emilia-Romagna con -5,9% e in Liguria con -5,8%. Solo in Lazio, Liguria e Provincia Autonoma di Trento la performance dei prestiti alle piccole imprese, seppur negativa, risulta migliore di quella del totale imprese.

Lo sguardo alle realtà provinciali mostra che:

  • In 15 province, rappresentative del 28,7% dei prestiti totali alle imprese, lo stock del credito sale su base annua
  • In 32 province, che rappresentano il 18,5% dei prestiti, il credito scende meno della media nazionale
  • In 60 province, in cui si addensa più della metà (52,8%) dei prestiti, il credito scende con una intensità superiore a quella media nazionale

PEGGIORANO LE CONDIZIONI
Le valutazioni qualitative dell’indagine sul credito bancario, evidenziano che tra i fattori che influiscono sulla tendenza dei prestiti registrano una accentuazione sia il calo della domanda degli investimenti che il rialzato livello dei tassi di interesse. Ad aprile 2023 emerge un ulteriore irrigidimento delle condizioni dell’offerta di prestiti alle imprese. La percentuale netta di imprese che riportano difficoltà di accesso al credito nel secondo trimestre 2023 rimane elevata.

IMPRENDITORI PRUDENTI, MA SERVE UNA SOLUZIONE: LA RIFORMA DEL FONDO DI GARANZIA
Ad intervenire su un problema che rischia di diventare strutturale è il presidente di Confartigianato Imprese, Marco Granelli. Che dice: «La stretta monetaria rischia di condizionare le prospettive delle nostre imprese. Basti dire che, nell’ultimo anno, le micro e piccole imprese hanno subito un aumento di 6,7 miliardi del costo del credito. I dati di Confartigianato mostrano anche un crollo nell’accesso ai finanziamenti bancari da parte delle piccole imprese. Diminuiscono, di molto, sia la richiesta di credito a medio-lungo periodo che la spesa per investimenti. Segno che gli imprenditori sono prudenti e in attesa di certezze. Per quanto riguarda il credito di piccolo importo, le banche tendono sempre più a spostare la domanda delle imprese verso le finanziarie del credito al consumo, con aggravio significativo dei costi per interesse. Altro fenomeno da tenere sotto controllo è il trend dei tempi di pagamento tra imprese che dà segnali di rialzo ed è sintomo di possibile ulteriore aumento della pressione sul fronte dell’accesso al credito».
Insomma, la situazione va affrontata con una certa urgenza e con determinazione. Il numero uno di Confartigianato Imprese parla di «riforma del Fondo centrale di garanzia, uno strumento che deve sapersi adeguare strutturalmente alle mutate condizioni di mercato, cessando di operare “in emergenza” per recuperare la necessaria efficace allocazione delle risorse pubbliche a sostegno delle imprese che incontrano maggiori difficoltà nel rapporto con il canale bancario. Se lo Stato deve impegnare ingenti risorse per garantire un’alta percentuale di garanzia, nell’ordine dell’80-90%, allora diventa ineludibile una adeguata policy pubblica, che Confartigianato sollecita da tempo, a supporto delle micro e piccole imprese. Per superare le strettoie del credito ordinario, serve un mix di strumenti di incentivazione e di credito agevolato, ispirato ad un’efficace azione di programmazione delle politiche di sostegno all’impresa diffusa».