
La Banca Centrale Europea continuerà a mantenere alta la guardia sull’inflazione: i tassi resteranno invariati e non si è parlato di una loro probabile riduzione perché, ha detto Christine Lagarde, «il nostro mandato non è quello di provocare una recessione ma di raggiungere il 2% di inflazione, la stabilità dei prezzi».
COSA STA ACCADENDO
Il rialzo dei tassi, dieci in totale dal mese di luglio 2022, ha però impattato pesantemente sugli oneri finanziari delle imprese. Un dato, su tutti, ha convinto gli imprenditori a muoversi con particolare cautela: il costo del credito bancario, a ottobre 2023, è salito al 5,52%. Un’impennata di 391 punti in più rispetto all’1,61% del mese di giugno dello scorso anno. Parlare di competitività sembra quasi irreale. A maggior ragione se si confrontano le imprese italiane con le loro colleghe europee: nel nostro Paese, il costo del credito è di 26 punti base superiore alla media dell’Eurozona. E nei sedici mesi presi in esame è salito di 48 punti in più rispetto all’incremento registrato nell’Unione economica e monetaria. Il discorso ritorna, secondo logica, al credito. Che le micro e piccole imprese italiane, quelle fino a 50 addetti, pagano saporitamente sostenendo un maggior costo di 7.470 milioni di euro.
DIMINUISCONO I PRESTITI: LE PIU’ COLPITE SONO LE MICRO E PICCOLE IMPRESE
Allora, il credito alle imprese inizia a diminuire. Lo conferma l’ultimo report di Banca d’Italia dal titolo “Banche e moneta”: nel mese di ottobre di quest’anno, i prestiti si sono ridotti del 5,5% (-6,7% nel mese precedente). La flessione è diffusa tra i settori, ma le ultime analisi evidenziano un calo più consistente nelle micro e piccole imprese.
L’EFFETTO DOMINO DEL COSTO DEL CREDITO: GIU’ INVESTIMENTI E PRODUTTIVITA’
Se chiedere un finanziamento è diventato più oneroso, investire può sembrare addirittura un azzardo. Così, nel terzo trimestre 2023 l’acquisto di macchinari e impianti è sceso del 2,7% sul trimestre precedente. Una situazione che peggiora la flessione dello 0,9% registrato nel secondo trimestre dell’anno. L’effetto domino è assicurato: la riduzione degli investimenti, infatti, compromette i percorsi di transizione digitale e green delle imprese, frena la propensione ad innovare e rallenta la dinamica della produttività del lavoro.
AUTOFINANZIAMENTO E CREDITO ALTERNATIVO: LA REAZIONE DELLE IMPRESE
Quali sono gli strumenti di reazione al rialzo dei tassi sui quali hanno fatto leva le imprese nel 2022?
EVITARE L’AUSTERITY: LE IMPRESE NON SE LA POSSONO PERMETTERE
«La decisione della BCE di mantenere i tassi inalterati, seguendo l’orientamento già assunto dalla Fed americana - sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – raffredda possibili tensioni sui mercati, ma non contribuirà al superamento dell’atteggiamento attendista delle imprese che continua a rallentare gli investimenti in un modo che permane preoccupante. Pur comprendendo l’atteggiamento di prudenza della BCE, c’è il timore che possano tornare a cantare le sirene dell’austerity, rallentando la chiusura degli accordi di riforma del patto di stabilità che, se tornerà a soffocare le capacità di intervento sulle economie nazionali da parte degli stati membri, in mancanza di una politica economica comune come quella fatta con il Next Generation EU, rischia di innescare nuovamente una spirale recessiva, a discapito di tutte le economie ormai indissolubili all’interno del mercato europeo».