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La beffa dei bonus, 110% compreso: nessuna cessione del credito. E ora, quale piano per le imprese?

La beffa dei bonus, 110% compreso: nessuna cessione del credito. E ora, quale piano per le imprese?

La notizia del giorno

La Ragioneria generale dello Stato ha detto no. No a tutte le operazioni di cessione dei crediti fiscali, siano quelli maturati con gli investimenti in beni strumentali e innovativi (per intenderci, tutto lo spettro del Piano Transizione 4.0) che quelli relativi al Superbonus al 110% per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza degli edifici. Ricordiamo che, proprio attraverso la cedibilità, i beneficiari del bonus possono cedere il credito ad altri soggetti, tra cui banche e intermediari finanziari, con facoltà di successive cessioni.
Un colpo a quelle imprese, e cittadini, che già speravano in una ventata di aria fresca perché, si legge sui quotidiani di oggi, «proprio la cedibilità è la leva finanziaria che contribuisce in misura determinante all’appetibilità del Superbonus». Così come dei bonus per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici per immobili in ristrutturazione e di quelli per la costruzione di parcheggi pertinenziali e di abbattimento di barriere architettoniche negli immobili. Un arresto improvviso che, nel caso del Superbonus, rischia di togliere all’Italia un motore per la ripartenza economica: ad oggi si parla di 1,6 miliardi di euro per oltre 13mila interventi edilizi già in corso. Se non si correggerà il tiro strada facendo, ci sarà una limitazione all’accesso al beneficio, dovuto dal fatto che imprese e cittadini avranno a disposizione un’agevolazione in meno.

L’improvvisa frenata della Ragioneria è sostenuta da ragioni particolarmente dettagliate. Senza entrare nelle sfumature più tecniche, si può dire che la «cessione dei crediti ha potenziali rilevanti effetti sulla finanza pubblica», scrive il Sole 24 Ore. Tradotto, gli effetti rilevanti ci sarebbero sul debito pubblico italiano perché mancano le coperture per fare fronte alle agevolazioni. E il “buco” nel decreto Sostegni potrebbe essere di 24 miliardi di euro. Cioè, 24 miliardi sull’indebitamento netto: il deficit valevole ai fini del Patto di Stabilità.

Il Messaggero ricorda l’avviso fatto dalla Ragioneria. E cioè che «di recente l’Eurostat, l’ente che regola i criteri di classificazione statistica di Bruxelles, ha cambiato idea (anche se non ha ancora preso una decisione definitiva) su come debbano essere trattate nei conti pubblici le cessioni dei crediti di imposta. Il fatto che si possano ottenere questi sconti in fattura, potrebbe presto far qualificare gli sconti fiscali come “pagabili” immediatamente e non più legati alla capienza fiscale del beneficiario. In pratica, significa che tutti questi crediti dovrebbero essere conteggiati interamente nel deficit il primo anno di utilizzo, e non come con la tradizionale compensazione su più anni». Importante una chiosa: anche la cessione del credito alle banche comporterebbe un aumento del debito per l’intero importo ceduto. Ma la cessione dei crediti va stralciata anche per un altro motivo: ancora oggi, sulla platea dei possibili utilizzatori dei bonus non si ha un’idea precisa.  
In sostanza, non è possibile estendere la cedibilità ad altre tipologie di crediti «proprio per le incertezze sulle modalità di utilizzo degli stessi: il trattamento contabile – si legge sul Sole 24 Ore – con elevata probabilità potrebbe cambiare nel prossimo futuro, producendo effetti diversi da quelli stimati».