CARO-BOLLETE: SUL GAS E’ GUERRA TRA L’EUROPA E LA RUSSIA
Più di 40 eurodeputati hanno chiesto alla Commissione europea di aprire un’inchiesta sulla “possibile manipolazione del mercato da parte di Gazprom. Il monopolista russo è accusato di aver deliberatamente ristretto le forniture e spinto i prezzi del gas alle stelle”, si legge sul Messaggero. Infatti, solo nell’ultimo mese il prezzo del metano è aumentato di oltre il 23%. Le ragioni sono economiche: Mosca aumenterà le forniture solo quando sarà operativo Nordstream2, il nuovo gasdotto baltico - che bypassa l’Ucraina - sul quale manca il via libera di molti Paesi europei. Berlino e Bruxelles devono rimuovere gli ultimi ostacoli burocratici che ancora bloccano il gasdotto, oppure l’Europa rischia di restare al freddo (Gazprom fornisce il 30% di gas al mercato europeo, la metà di tutte le importazioni). Affidarsi alle fonti rinnovabili? L’Europa ci sta provando, ma queste possono essere tanto la soluzione quanto il problema.
IL PROBLEMA E’ DI TUTTI. E SPOSTATE GLI ONERI DI SISTEMA E’ COMPLICATO
L’aumento in bolletta “può avere un effetto devastante su famiglie e imprese. Soprattutto per i

più deboli e le Pmi. Per calmierare gli effetti del rincaro per due trimestri potrebbero servire 9 miliardi di euro: fa bene il governo ad intervenire”, dice al Messaggero il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli. Che aggiunge: “Va bene l’azione congiunta dei Paesi europei nei confronti di Putin”, ma ad oggi bisogna trovare anche altre soluzioni”. Spostare gli oneri di sistema nella fiscalità generale? Non convince: “Se riduciamo la bolletta, spostando gli oneri di sistema, vuol dire che aumentiamo il nostro debito e indirettamente le tasse. Se riduciamo un po’ l’Iva o le tasse, stesso risultato”.
LA RESA DEI CONTI PER IL GREEN DEAL

Per il Green Deal europeo - ridurre le emissioni di Co2 del 55% entro il 2030 e a zero al 2050 - è già l’ora della resa dei conti. Lo scrive Repubblica: “All’orizzonte si profila uno scontro fra legittime esigenze sociali e legittime preoccupazioni per il clima; il mercato delle emissioni, che è la chiave di volta di tutta la politica ambientale Ue, può innescare spirali che, invece di contenere il problema, lo aggravano; il carbone, il più reietto dei combustibili, invece di scomparire è tornato prepotentemente sulla scena. L’inverno freddo ha svuotato i depositi di gas europei, ma non ci sono le rinnovabili?”. Su queste l’Europa fa un grande affidamento, vento e sole però ci sono in modo incostante e bisogna inventare nuove batterie per immagazzinare la loro energia. Da qui la sempre maggiore fame di gas, con il quale si alimentano anche le centrali che servono per produrre energia elettrica.
NELL’ITALIA DELLE 110MILA LEGGI, ANCORA VALIDI 33MILA REGI DECRETI
Ma non ci sono solo i prezzi di gas ed energia a rallentare la competitività dell’Italia. “Se uno

stato moderno deve avere non più di 10mila leggi – scrive il Sole 24 Ore – in questo momento il nostro Paese è affetto da obesità legislativa: di atti, infatti, ne conta 110mila. Tra questi, più di 46mila decreti del presidente della Repubblica, oltre 33mila regi decreti, 14mila leggi, 7.200 decreti luogotenenziali, 1.500 decreti legge e 21 decreti del duce del fascismo. Ancora in vita”. All’appello mancano le disposizioni regionali, quelle comunali, i decreti ministeriali non numerati, le circolari, la legislazione comunitaria. I cortocircuiti normativi sono dietro l’angolo e, tra le possibili soluzioni, ritorna quella di lavorare sui codici, “che mancano in molti settori fondamentali. Ma per raccogliere le leggi in corpi omogenei, bisogna creare una commissione che lavori per 4-5 anni”.
L’EFFETTO WELFARE CHE FA BENE ALLE IMPRESE

Le Pmi non si arrendono e investono sempre più nel benessere dei loro collaboratori. Lo scrive Italia Oggi sulla base del Rapporto 2021 sul welfare nelle Pmi realizzato su impulso di Generali: “Le iniziative di supporto al personale e alle loro famiglie (in campo sanitario, ma anche sotto forma di incentivi a prendersi cura al meglio di sé e dei propri cari) sono una leva strategica per la crescita dell’azienda. Soprattutto per donne e giovani”. Così, le imprese che adottano misure di welfare aumentano le nuove assunzioni: il 51,2% contro la media del 39,8%. Il 33,8% di Pmi che presenta un elevato tasso di welfare ha aumentato il personale, e in sei anni le piccole e medie imprese con un welfare “robusto” sono passaste dal 9,7% al 21%. “Le aziende con una quota di giovani superiore al 25% degli addetti sono il 27,7% del totale, ma il 35,8% tra quelle che impiegano maggiori risorse nel benessere della forza lavoro”, prosegue il quotidiano economico. Infine, la produttività si impenna: tra il 2017 e il 2019 la media è di un +7,1%, ma dove il welfare è forte si arriva anche ad un aumento del 12%.