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La Manifattura italiana recupera i livelli pre pandemia (+0,1%). In ritardo Germania (-5,9%) e Francia (-4,9%)

La Manifattura italiana recupera i livelli pre pandemia (+0,1%). In ritardo Germania (-5,9%) e Francia (-4,9%)

Gli ostacoli alla ripresa sono ben conosciuti: non c’è solo l’inflazione ma anche le bollette energetiche, l’accesso al credito che si fa difficile, gli investimenti che si impantanano e la rincorsa alla normalità, ancora complessa, delle filiere globali. Ma, la manifattura italiana, dopo i cali di ottobre e settembre che hanno tolto in media più di un punto percentuale, si assesta su una crescita che, seppur minima, recupera i livelli pre pandemia. E quel +0,1% non solo agisce sui fatturati ma anche sullo spirito imprenditoriale. Le imprese italiane, infatti, non solo recuperano ma si lasciano alle spalle quelle francesi (-4,8%) e tedesche (-3,5).

Sotto i riflettori un piccolo esercito di aziende manifatturiere e collaboratori che resistono ai cigni neri della crisi multipla: 230mila Pmi con 847mila addetti, pari al 62,5% delle imprese del comparto e al 22,9% degli addetti della manifattura. Resistono e fanno come è nella miglior tradizione delle piccole imprese. Solo così, con quella dedizione e creatività che portano gli imprenditori alla soluzione dei problemi più ardui e inaspettati, si può commentare quell’aumento della produzione che vede nei primi posti della classifica la riparazione dei macchinari (+4%), i mobili (+3,4%) e la Pelle (+2%). Seguono le altre manifatture (+1,3%), i macchinari (+1%) e gli alimentari (+0,3%). Perdono, invece, il Vetro e ceramica (-1,3%), i prodotti in metallo (-2,4%), il Legno (-3,2%) e l’Abbigliamento (-3,7%).

Recupero, dopo la crisi da Covid 19, che si fa doppia cifra per alcuni fra i settori più rappresentativi delle Pmi: volano il Legno con un +15,2% e le Altre manifatturiere con +11,1%; segna un buon distacco il comparto dei Mobili con +7,7%; accelerano il Vetro, ceramica, cemento con +5,3% e gli Alimentari con +3,3%. Tengono anche i Macchinari con +1,4%. Il ritardo maggiore, rispetto ai livelli pre pandemia, interessa il Tessile a -6,3%, la Pelle a -11,2% e l’Abbigliamento a -29,2%. Per la moda va consolidato, meglio se accelerato, il recupero dell’ultimo anno per poter almeno avvicinare in tempi accettabili i livelli produttivi pre Covid 19. Un’alta presenza di imprese artigiane nella moda – nelle quali lavora il 31,2% dell’occupazione del comparto – determina per l’indice medio ponderato con i pesi dell’occupazione artigiana un ritardo (-1,4%) rispetto ai valori del 2019.

I FATTORI CHE POTREBBERO RILANCIARE L’ITALIA
Andrea Montanino, chief economist e direttore strategie settoriali e impatto di Cassa Depositi e Prestiti, dalle colonne del Sole 24 Ore elenca quattro punti che potrebbero far sperare in un anno positivo per il nostro Paese:

  • Primo: con i flussi dalla Norvegia, dall’Azerbaijan e dall’Algeria l’Italia ha messo in sicurezza gli approvvigionamenti di gas e la materia prima proveniente dalla Russia è stata sostituita dalle importazioni di gas liquefatto da altri Paesi. Gli stoccaggi, quindi, sono pieni e imprese e famiglie hanno diminuito i consumi secondo il piano nazionale di contenimento
  • Secondo: la nostra economia ha affrontato la crisi adeguandosi alle nuove sfide dei mercati e alle pressioni della crisi. Oggi, l’export è superiore dell’8% rispetto a fine 2019. Si fa meglio di Francia e Germania. Inoltre, le imprese hanno ricomposto l’energy mix e hanno ridotto l’uso del gas del 20% rispetto al periodo pre-guerra
  • Terzo: ha ripreso anche il turismo grazie ai flussi intra-europei e all’apprezzamento del dollaro rispetto ai valori medi degli ultimi anni
  • Quarto: il risparmio degli italiani è sostanzioso, e se la fiducia circa le prospettive personali dovesse migliorare si avrà anche una ripresa dei consumi