
Lo ha detto il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta: «Decisi aumenti dei tassi di occupazione degli immigrati potrebbero controbilanciare gli effetti del calo demografico italiano e mantenere invariato il numero degli occupati. Ma i flussi di immigrati regolari dovranno essere gestiti in coordinamento con gli altri Paesi europei per bilanciare le esigenze della produzione con gli equilibri sociali. Nello stesso tempo, si dovranno rafforzare le misure di integrazione dei cittadini stranieri nel sistema di istruzione e nel mercato del lavoro».
STRANIERI IN AZIENDA: LE IMPRESE SONO PRONTE. L’ATTUALITA’ IN UN DOCUFILM DEL 2021
Le imprese sono pronte. E lo sono da tempo: a documentare l’attenzione delle aziende nei confronti della manodopera straniera, già nel 2021, è stato Confartigianato Imprese Territorio con il docufilm realizzato tra alcuni imprenditori della provincia di Varese. Che, a chiare lettere, da un lato avevano sottolineato la loro disponibilità ad assumere e ad investire risorse per formare e trasferire ai lavoratori stranieri le competenze necessarie, dall’altro chiedevano che enti e istituzioni dei territori potessero supportarli con strumenti adatti a facilitare il passaggio di know how e rafforzare servizi e welfare indispensabili proprio per quei lavoratori che in Italia non possono contare sulle proprie famiglie di origine. Compresi i corsi per superare il gap della comprensione linguistica.
ASSUNZIONI NELLE IMPRESE: 1 ENTRATA SU 5 INTERESSA UN LAVORATORE STRANIERO
Sappiano che le piccole e medie imprese, ma anche quelle artigiane, da anni sono a caccia di manodopera. Inutile raccontare favole che non reggono il confronto con la realtà: tanti lavori, soprattutto nel settore manifatturiero, i giovani italiani non li gradiscono. Così, la presenza dei lavoratori stranieri, si fa strategica: le entrate di lavoratori immigrati previste nelle Pmi sono 546.130: il 15,7% delle entrate previste. Le imprese artigiane ne potranno assorbire 95.610: il 9% delle entrate previste. L’analisi a livello provinciale, evidenzia che almeno 1 entrata su 5 interessa un lavoratore straniero. E tra il 2024 e il 2028 la quota di assunzioni salirà al 21,3%, 639.800 entrare ricoperte da stranieri (nel 2023 era al 19,2%).
I PAESI DI PROVENIENZA: ALBANIA E CINA GUIDANO LA CLASSIFICA
Al 30 giugno 2024, le persone che sono nate in un Paese straniero e hanno cariche attive nelle imprese sono 785.601: il 10,5% del totale delle persone con cariche attive. La maggior parte dei lavoratori proviene da Romania e Cina, a parimerito con il 10%. Seguono il Marocco (8,4%), l’Albania (8,2%), il Bangladesh (4,8%), l’Egitto (4%) e il Pakistan (3,4%). Poco sopra il 2% si trovano la Nigeria, il Senegal e la Tunisia. Sull’1% si posizionano la Moldavia, l’India, il Brasile, l’Ucraina e l’Argentina. Ma non mancano gli svizzeri, i francesi, gli inglesi e gli americani.
GLI APPRENDISTI: SEMPRE PIU’ STRANIERI

L’apprendistato, tipologia di contratto che rappresenta un primario canale di ingresso al mercato del lavoro per i giovani, interessa in modo diffuso gli stranieri. Nel 2023 gli apprendisti stranieri sono 97.712 e rappresentano il 14,7% dei 665.160 apprendisti totali. Si tratta della seconda quota tra le principali qualifiche dei dipendenti del settore privato, dietro al 22% degli operai. L’incidenza scende al 4,8% per gli impiegati, al 3,7% per i dirigenti e al 2,5% per i quadri.
QUALI SONO I SETTORI NEI QUALI È MAGGIORE LA PRESENZA DI LAVORATORI STRANIERI?
Il 26,1% lavora nelle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione; il 24,2% nel noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese; il 22,7% nelle costruzioni e il 20,3% nel trasporto e magazzinaggio.
QUANTI STRANIERI IN ITALIA?
A inizio 2024, nel nostro Paese risiedono 5,3 milioni di cittadini stranieri: l’8,9% della popolazione residente totale. Nel 2023 gli occupati stranieri tra 15 e 64 anni erano 2milioni 317mila, cioè il 10,1% del totale dell’occupazione. Sempre lo scorso anno, le entrate di lavoratori immigrati previste dalle imprese con dipendenti rappresentavano il 19,2% delle entrate previste: difficoltà di reperimento al 54,8%.
nel nostro Paese, gli stranieri rappresentano il 6,5% del totale dei lavoratori indipendenti. La quota di indipendenti stranieri extra comunitari è del 4,9%: media Ue al 4,5%.
LE IMPRESE GESTITE DA IMMIGRATI
Nel 2023 sono 658mila: l’11% delle imprese. Una su tre (32,7%) è artigiana. Le imprese artigiane straniere sono 215mila e rappresentano il 17% dell’artigianato.
GLI STRANIERI SUI TERRITORI: EMILIA-ROMAGNA E LOMBARDIA AL TOP
La maggiore presenza di stranieri residenti è in Emilia-Romagna: il 12,6% della popolazione al 1° gennaio

2024. Seguono la Lombardia con il 12%, la Toscana con l’11,6%, il Lazio con l’11,3% e l’Umbria con il 10,4%. Le prime cinque province per peso dei residenti stranieri sono Prato con 22,1%, Milano con 15%, Parma e Piacenza, entrambe con 14,9% e Mantova con 14,0%.
La Lombardia occupa la prima posizione per quanto riguarda la quota di occupati stranieri (12,9% tra 15 e 64 anni) e la maggiore propensione ad assumere immigrati (21,6% delle entrate previste dalle imprese).
I PUNTI DI FORZA
Perché la richiesta di lavoratori stranieri nelle imprese italiane sta assumendo un’importanza crescente? Le ragioni sono molteplici:
LE CRITICITÀ
Non mancano, però, alcune debolezze sulle quali si deve porre rimedio al fine di garantire una forza lavoro straniera in grado di affrontare le sfide della nuova economia. Eccole:
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ASSUNZIONE DI LAVORATORI STRANIERI |
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PUNTI DI FORZA |
PUNTI DI DEBOLEZZA |
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Compensazione della carenza di manodopera e al calo demografico |
Persiste il mismatch delle competenze |
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Contributo all’imprenditorialità |
Nella popolazione straniera prevale il titolo di studio medio-basso |
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Contrasto al calo della natalità |
Lavoro irregolare |
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Integrazione scolastica |
I flussi di stranieri faticano a riequilibrare la “fuga dei cervelli” |
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Contributo alla dinamica della produttività |
Alto abbandono scolastico e maggiore diffusione dei NEET |
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Sostegno alla crescita economica |
Più elevato disagio abitativo |
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Diversificazione delle competenze |
Criminalità |
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Supporto al sistema pensionistico e sociale |
Politiche pubbliche incerte e scarsamente coordinate a livello europeo |
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Promozione della diversità e all’inclusione |
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