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Lavoro Italia: il Paese diventa più attrattivo con l'hybrid working. E con la banda larga per tutte le Pmi

Lavoro Italia: il Paese diventa più attrattivo con l'hybrid working. E con la banda larga per tutte le Pmi

PENSARE IL LAVORO IN MODO DIVERSO: ANDARE OLTRE LO SMART WORKING
Se negli Stati Uniti 4,4 milioni circa di lavoratori hanno lasciato, a settembre, il loro posto di lavoro (è il fenomeno della Great Resignation), in Italia i numeri non sono incoraggianti: “Secondo il ministero del Lavoro – scrive il Sole 24 Ore – nel secondo trimestre 2021, su un totale di 2,5 milioni di contratti conclusi, 484mila cessazioni sono avvenute su iniziativa dei dipendenti. Nello specifico per dimissioni volontarie: +37% rispetto al trimestre precedente, +85% rispetto al secondo trimestre del 2020”. L’aumento delle dimissioni è un fenomeno temporaneo, o un trend destinato a protrarsi? I lavoratori vanno alla “ricerca di una maggiore flessibilità e di impieghi appaganti, non necessariamente con un salario maggiore”. E la pandemia, con i suoi lockdown e il lavoro da casa, ha generato “aspettative di flessibilità anche future tra i dipendenti. Oggi, è competitivo solo chi riesce ad attrarre talenti sempre più consapevoli del valore dell’autonomia in termini di spazio e tempo di lavoro. E’ per questo che le aziende dovrebbero investire in piani welfare e di progressione di carriera, formazione, attenzione alle inclinazioni personali”. Tutto questo lo si può fare disciplinando il cosiddetto hybrid working, una figura più evoluta dello smart working o lavoro agile. “In tal modo – continua il quotidiano economico – non solo si risponderebbe alle esigenze di chi cerca un miglior bilanciamento tra vita privata e lavoro, ma le aziende sarebbero nelle condizioni di poter agevolare questa nuova esigenza, con benefici a livello di costi e partecipazione della forza lavoro”. Ma la nuova normativa dovrebbe anche occuparsi “della formazione erogata da remoto, della privacy e del controllo a distanza dei dipendenti, della cybersicurezza dell’azienda, del diritto alla disconnessione del collaboratore”.

UE E DIGITALE: ALL’ITALIA 610 MILIONI DI EURO PER LA BANDA LARGA NELLE PMI

Banda Larga

Lo scrive Italia Oggi: “La Commissione europea scommette sulla connettività digitale stanziando 1 miliardo di euro. In Italia, il provvedimento fa il paio con un regime di voucher che Bruxelles ha approvato con 610 milioni di euro al fine di aiutare le piccole e medie imprese ad accedere ai servizi a banda larga ad alta velocità”. In Italia, le Pmi verranno aiutate con risorse sotto forma di buoni per abbonarsi a servizi a banda larga in grado di garantire una velocità di download di almeno 30 megabit al secondo (mbps). “La misura – prosegue Italia Oggi – rientra in una strategia globale che l’Italia ha messo in atto per rispondere alle esigenze delle imprese nel contesto della digitalizzazione del Paese. Dove le reti in grado di fornire i servizi a banda larga non mancano, ma secondo i dati l’utilizzo di questi da parte delle Pmi continua ad essere relativamente basso”. Il miliardo di euro di finanziamenti stanziati a livello europeo sarà valido per il periodo 2021-2023.

LA BCE RIDUCE GLI STIMOLI, MA DURERANNO DI PIU’
Lo si legge sul Sole 24 Ore: “La Bce ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse,

Bce

annunciando la fine degli acquisti di debito tramite il programma per l’emergenza pandemica (Pepp) il 31 marzo 2022”. In sintesi, la Banca centrale europea acquisterà debito ad un ritmo mensile di 40 miliardi nel secondo trimestre 2022, 30 miliardi nel terzo e 20 da ottobre in poi “per quanto a lungo sia necessario a rinforzare l’impatto accomodante dei tassi di politica monetaria”, scrive il Corriere della Sera. Gli acquisti di debito tramite il Pepp potranno riprendere "se necessari a fronteggiare shock negativi derivanti dalla pandemia". La Bce ha inoltre deciso che "in condizioni di stress, la flessibilità del Pepp rimarrà un elemento della politica monetaria". Si allunga almeno fino a fine 2024 l’orizzonte temporale dei reinvestimenti dei titoli acquistati con il programma pandemico Pepp una volta che questi arrivano a scadenza. Decisioni basate sui dati: il Pil dell’area euro a +5,1% nel 2021 è stato rivisto al ribasso sia per il 2022 e sia per il 2023, rispettivamente a +4,2% e +2,9%. L’inflazione, a novembre, è stata del 4,9% e l’obiettivo della Banca centrale è di arrivare al 2%. Ma, continua il Corsera, “nell’incertezza di questi mesi, malgrado la Bce, i mercati possono diventare sempre più riluttanti a comprare debito (anche italiano) a lungo termine”.