
Uno squilibro sì, ma soprattutto un costo. Stiamo parlando di quanto le piccole e medie imprese, con consumi energetici contenuti, siano costrette a finanziare la maggiore quota di oneri a favore delle aziende a maggior consumo di energia elettrica. Un carico contributivo iniquo che gonfia del 35% il costo finale dell’energia per le Pmi. Che pagano l’elettricità 4 volte di più rispetto ad una grande industria.
REVISIONE DEGLI ONERI GENERALI DI SISTEMA: UN’OCCASIONE PERSA
Da qui l’audizione di Confartigianato Imprese alla commissione attività produttive della Camera nell’ambito della conversione del decreto su misure urgenti per contenere gli aumenti energetici. Se da un lato la Confederazione giudica positiva la conferma, anche per il quarto trimestre, delle misure per contenere l’impatto degli aumenti delle bollette di imprese e famiglie, dall’altra sottolinea quanto «il non aver messo mano alla riforma della struttura delle bollette rivedendo profondamente gli oneri generali di sistema sia da considerarsi un’occasione persa».
LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE OSTACOLATE NELLA CORSA ALLA COMPETITIVITA’
Il perché è facile capirlo: la mancata riforma degli oneri generali rappresenta davvero l’occasione perduta per rinnovare strutturalmente il sistema che attualmente grava sulle bollette, e che vede le piccole imprese italiane quali maggiori finanziatori del sistema pur in presenza di consumi più bassi rispetto alle imprese industriali e senza la possibilità di accedere agli stessi strumenti di agevolazione. Tra l’altro, le misure emergenziali sono finora costate al Paese circa 80 miliardi di euro, che avrebbero potuto essere in parte impiegati per attuare una riforma – lungamente attesa da più parti – in grado di liberare risorse a favore della competitività delle piccole imprese italiane.
TOGLIERE DALLA BOLLETTA LA VOCE “AGEVOLAZIONI ALLE IMPRESE ENERGIVORE”
L’urgenza sulla quale si concentra Confartigianato Imprese è «il completamento della rimozione, dal sistema degli oneri generali, di quelle voci di contribuzione che non sono pienamente afferenti allo sviluppo del sistema elettrico e al completamento del processo di decarbonizzazione. Lo spostamento sulla fiscalità generale o, in alternativa, sui proventi delle aste per la CO2 di tali partite, avviato timidamente nei mesi scorsi anche su forte input dell’Autorità di regolazione, merita di essere ultimato con la definitiva rimozione dalla bolletta delle voci di spesa quali, ad esempio, le agevolazioni a favore delle imprese energivore, che costa attualmente circa 1,3 mld di euro completamente finanziati dalle bollette dei clienti di energia elettrica non ammessi all’agevolazione, vale a dire le piccole imprese ed i clienti domestici».
Si tratta di uno spostamento che permetterebbe di superare il paradosso attuale in cui i soggetti più deboli, piccole imprese e consumatori domestici, sostengono la grande industria, avvantaggiandone la competitività a discapito della propria. Un paradosso che meriterebbe, in assenza di interventi, una riflessione dell’Autorità garante della concorrenza.
COSTI ENERGETICI PER LE PMI ITALIANE: +47,5% RISPETTO LA MEDIA EUROPEA
Ricordiamo, infatti, che in Italia i prezzi dell’elettricità sono cresciuti più velocemente rispetto agli altri Paesi europei, gravando soprattutto sulle piccole e medie imprese. Lo spread del prezzo pagato dalle Pmi italiane ha raggiunto livelli record: in base ai dati Eurostat, nel secondo semestre 2022, in concomitanza con la fase acuta della bolla dei prezzi, il costo dell’energia elettrica al netto dell’IVA ha superato del 47,5% la media dell’Eurozona nel segmento che comprende consumi fino a 2.000 MWh all’anno.
Nel tempo, la situazione non è migliorata. Prendendo in considerazione giugno 2023, infatti, in Italia i prezzi al consumo di elettricità rimangono superiori del 90% rispetto alla media del 2019, mentre questo divario risulta più che dimezzato nell’Eurozona (42,4%).