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Materie prime sempre più rare e intoppi al 110%: imprese ferme ancora prima di partire

Materie prime sempre più rare e intoppi al 110%:  imprese ferme ancora prima di partire

ALLARME MATERIE PRIME: LO ABBIAMO RACCONTATO COSI’
Gli inglesi chiamano la bolla sui prezzi delle materie prime “everything bubble”, ma al di là delle definizioni a preoccupare gli imprenditori è l’inarrestabile rincaro di ferro e acciaio, ottone, polimeri e legno, vetro. Dataroom, sul Corriere della Sera, dedica un approfondimento al tema scrivendo che «proprio ora che riparte la domanda, le fabbriche si stanno fermando tutte». A confermare la tendenza sono le aziende contattate da Confartigianato Varese nell’inchiesta pubblicata a più puntate su www.impreseterritorio.org: il rincaro medio delle materie prime, senza alcuna distinzione per settori imprenditoriali, è di circa il 40%; i listini cambiano ogni dieci giorni con maggiorazioni tra il 5 e l’8%; un’offerta non vale per più di cinque giorni; i tempi per l’approvvigionamento si allungano (la consegna del ferro è passata da quattro a nove settimane); il rame è salito del 100%.
Il problema è serio anche perché diverse, e globali, sono le ragioni del rialzo: da una parte la speculazione sui mercati finanziari (ne abbiamo parlato con i professori di Economia industriale Cesare Pozzi e Fabio Montobbio) e dall’altro l’aumento a dismisura dei costi di trasporto (l’indice che sintetizza gli oneri di nolo marittimo nell’ultimo anno ha fatto +605%).
Gli imprenditori si augurano che la bolla possa sgonfiarsi rapidamente, ma la transizione green e digitale sulla quale sta investendo il governo porterà – forse – ad altre tensioni nelle supply chain: litio, silicio, cobalto, terre rare, nichel, stagno, rodio (utilizzato per realizzare le marmitte catalitiche) e neodimio (per produrre super-magneti) si sono impennate come non mai.
«La Commissione europea – si legge sul Corsera – dice che le materie prime “critiche” sono 30: per l’approvvigionamento di terre rare dipendiamo dalla Cina per il 98%, idem per il borato dalla Turchia, dal Sud Africa per il 71% del fabbisogno di platino». Di fronte ad una richiesta che nel 2030 sarà tra le 5 e le 18 volte superiore a quella attuale (e che triplicherà nel 2050), l’Unione europea ha deciso di costituire l’Alleanza per le materie prime per aiutare i Paesi a diventare più autonomi. Nel frattempo, in Italia abbiamo un po’ di cobalto in Sardegna e a Punta Corna, in Piemonte, dove si trova anche il nichel; mentre a Gorco, in provincia di Bergamo, c’è lo zinco. Ma sono nelle mani di altri Paesi.

IL SUPERBONUS 110% SEMPLIFICATO NON CANCELLA TUTTI I RISCHI
Lo scrive il Sole 24 Ore: «Le nuove procedure semplificate del Superbonus rischiano l’effetto boomerang. I fronti critici sono due: quello delle varianti in corso d’opera e quello delle responsabilità nell’attestazione del titolo abilitativo. Perché se è vero che i lavori da Superbonus possono prendere il via presentando una semplice Cila che non rende necessaria l’attestazione dello “stato legittimo dell’immobile”, è anche vero che per non avere problemi, e non perdere il diritto all’agevolazione, imprese e professionisti potrebbero comunque passare dalla verifica di legittimità».
La Cila, infatti, non ammette varianti: se in cantiere si deve modificare qualche elemento sostanziale del progetto, occorre presentare una nuova comunicazione asseverata. E questo incide sul prestito ponte concesso dalla banca così come sulla questione fiscale: l’annullamento della Cila potrebbe causare la cancellazione del beneficio per i lavori trainati eseguiti nel frattempo. Per quanto riguarda le difformità non segnalate: molti tecnici effettueranno comunque l’accesso agli atti e le verifiche sullo stato legittimo dell’immobile. «Il motivo – si legge sul Sole 24 Ore – è da ricercare nell’articolo 33 che spiega come “resta impregiudicata ogni valutazione circa la legittimità dell’immobile oggetto di intervento”. Ciò vuol dire che, in caso di abusi, si perderà comunque la detrazione e il Comune potrà bloccare il cantiere, ordinando di rimuovere le opere non autorizzate». Per evitare responsabilità, i professionisti «più accorti» dovranno accedere agli atti e rappresentare ai committenti, in maniera precisa, la presenza di eventuali difformità o abusi.