
Ritarda la ripresa del commercio internazionale, prosegue la stretta monetaria, ristagna l’economia tedesca e cade la produzione automobilistica: è questo il mix velenoso con il quale devono fare i conti le 86mila imprese artigiane che, in percentuale, rappresentano il 51,6% delle 167mila imprese del comparto della meccanica. Settore nel quale le attese sugli ordini, nel 2024, sono diminuite ulteriormente e presentano diffusi saldi negativi.
Il mix si traduce in una sola parola: paralisi. Quella che sta colpendo l’automotive, sul quale pesano le incertezze della transizione verso la mobilità elettrica richiesta dal Green Deal europeo, e l’ampio indotto presidiato da imprese della meccanica.
Questa miscela recessiva mette a dura prova la resilienza di un comparto chiave del Made in Italy in cui lavorano nelle micro e piccole imprese 738 mila occupati, di cui 289 mila nelle imprese artigiane.
LA FRENATA DELL’AUTOMOTIVE
Nei primi nove mesi del 2024 la produzione manifatturiera scende del 3,4%, con cali più pesanti e più ampi della media per i settori della meccanica rappresentati da mezzi trasporto (-9,2%), macchinari e impianti (-4,2%) e metallurgia e metalli (-3,7%). Un andamento sul quale pesa il forte peggioramento dell’automotive: la produzione di autoveicoli, nei primi nove mesi del 2024, si è ridotta del 25,5%.
Il 2024 è il terzo anno peggiore del secolo per l’attività di produzione di auto dopo il 2009 (calo del 28,9% nei primi nove mesi dell’anno, a seguito della crisi dei mutui subprime) e il 2020 (cedimento del 28,9% a seguito della pandemia da Covid 19).
INCERTA LA DOMANDA DI VEICOLI ELETTRICI
Per raggiungere l’obiettivo al 2030 del Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNIEC), servirebbero 49 mila auto elettriche in più al mese, ma secondo i dati Unrae nei primi dieci mesi del 2024 se ne sono immatricolate poco più di 5 mila al mese. La fase recessiva dell’auto colpisce un ampio indotto, su cui dominano i settori della meccanica: i prodotti in metallo determinano il 9,3% del valore aggiunto della filiera dei mezzi di trasporto su gomme, i macchinari il 6,9% e la metallurgia il 4,2%.
CONFARTIGIANATO: SOSTENERE INVESTIMENTI, COMPETENZE E INFRASTRUTTURE
Marco Granelli, presidente di Confartigianato: «Per accompagnare la trasformazione tecnologica e produttiva del comparto automotive sono necessari: sostegni agli investimenti, sviluppo delle competenze, sviluppo infrastrutturale, avvio di strumenti di sostegno in grado di rendere coerente la spinta alla transizione tanto nell’offerta quanto nella domanda. Il taglio delle risorse al Fondo automotive nella legge di Bilancio non va in questa direzione: una scelta che va corretta in sede parlamentare per non compromettere la competitività della filiera automobilistica italiana, già duramente provata dalla concorrenza estera».
LA STRETTA MONETARIA SOFFOCA LA PRODUZIONE
Sul calo della produzione di macchinari contribuisce una stretta monetaria che tra giugno 2022 e settembre 2024 ha aumentato di 337 punti base il costo del credito alle imprese. Al crescere del costo del denaro cede la domanda di investimenti in macchinari che, nel primo semestre del 2024, scende del 4,6% su base annua, con una intensità più che doppia rispetto al calo dell’1,9% della media Ue a 27. Sul basso profilo degli investimenti in macchinari pesa “l’effetto burocrazia” per Transizione 5.0, rappresentato da un eccessivo carico di adempimenti imposto alle imprese per accedere agli incentivi che ne frena l’utilizzo.
SEGNO MENO ANCHE PER LE ESPORTAZIONI
Al ritardo nella ripresa del commercio internazionale consegue un calo del 4,5% delle esportazioni della meccanica, più severo rispetto al -0,5% della media della manifattura. In particolare, il conclamato secondo anno di recessione in Germania determina una caduta della domanda del maggiore mercato del Made in Italy. Nei primi otto mesi del 2024 la flessione dell’export verso la Germania dei prodotti della meccanica e dell’automotive arriva al -12,3%, più del doppio rispetto al -5,6% del totale delle esportazioni totali nel paese e su cui influisce la riduzione di oltre un quarto (-27,3%) delle esportazioni di autoveicoli sul mercato tedesco.
LA CONGIUNTURA NEGATIVA COLPISCE LE ASSUNZIONI
Il difficile ciclo congiunturale di moda e meccanica determina una forte diminuzione delle previsioni di assunzione che nel trimestre novembre 2024-gennaio 2025 scendono del 19,3% su base annua rispetto lo stesso periodo del 2023 – pari a 25 mila entrate in meno nel trimestre – e con una intensità quasi doppia rispetto al -9,9% della media della manifattura. In parallelo cresce l’utilizzo degli ammortizzatori sociali.
L’ESPOSIZIONE ALLA CRISI DELLA MECCANICA DEI TERRITORI
Gli occupati nelle piccole imprese della meccanica rappresentano il 4,2% dell’occupazione delle imprese italiane. L’impatto del ciclo sfavorevole del settore può essere più intenso nei territori con una maggiore specializzazione nella produzione meccanica realizzata dalle piccole imprese. In chiave regionale, si osserva un peso dell’occupazione del sistema della piccola impresa della meccanica più elevato della media in Emilia-Romagna (6,2%), Veneto (6,1%), Marche (5,5%), Friuli-Venezia Giulia (5,3%), Piemonte (5,3%), Lombardia (4,9%) e Umbria (4,4%).