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Nasce l'euro digitale, ma il riscatto dell'Italia passa dalle fiere. E dalla financial technology

Nasce l'euro digitale, ma il riscatto dell'Italia passa dalle fiere. E dalla financial technology

PRIVACY E BANCHE, LE GRANDI INCOGNITE DELL’EURO DIGITALE
Anche la Banca centrale europea deve stare al passo con il mondo che cambia: ad oggi sono quasi 4mila le criptovalute in circolazione e la Bank of China ha tagliato i tempi nella creazione di un Renminbi digitale che circola già in via sperimentale in alcune città cinesi. Da qui la nascita dell’euro digitale che, scrive Repubblica, “non sarà però soggetto alle enormi oscillazioni delle criptovalute: la sua gestione dovrebbe utilizzare il meccanismo delle blockchain e la nuova valuta potrà essere usata dal pubblico senza dover passare dal settore bancario, come avviene adesso per i pagamenti digitali, con costi di utilizzo nettamente inferiori. L’euro digitale potrà essere utilizzato anche off-line”. Però, sono due i principali problemi da affrontare: uno è legato alla privacy e l’altro alle banche. Primo: l’euro digitale non è un mezzo di pagamento anonimo perché tracciabile, quindi pone grossi interrogativi sulla tutela dei dati personali nei confronti dei poteri pubblici. Secondo: con la moneta digitale le banche potrebbero vedersi sottrarre una larga fetta di liquidità, e di profitti, che derivano dall’uso delle transazioni elettroniche.

FINTECH: IN UN ANNO TRIPLICATI I FINANZIAMENTI
In attesa che arrivi l’euro digitale (la sperimentazione durerà due anni), la Fintech cambia il mondo delle banche. Lo scrive il Corriere della Sera: “I prestiti erogati sono triplicati rispetto ai primi sei mesi del 2020, passando da 533,9 milioni di euro a 1,6062 miliardi di euro. Hanno scelto questa strada 4.295 piccole e medie imprese italiane; un anno fa erano 1.755. Perché la Fintech non è una finanza alternativa a quella bancaria, ma una finanza complementare”. Il denaro che alimenta queste attività arriva da fondi di investimento, compagnie di assicurazione, fondi di credito, banche specializzate. Si finanzia a piccole dosi, i soldi dei fondi vengono portati direttamente verso le imprese; la velocità è considerata un valore. E’ l’instant lending: le risposte alle richieste di finanziamento arrivano in tempo reale e, se l’operazione viene approvata, il denaro è disponibile in 48 ore “senza garanzie reali come contropartita”.

LA RINASCITA PASSA DALLE FIERE, MA BISOGNA SUPERARE IL “DE MINIMIS”
Il problema è questo, e ne scrive la Repubblica: “L’impianto normativo europeo sugli aiuti di Stato regolato dal Temporary Framework, prevede l’imposizione di una norma comunitaria che fissa un tetto massimo dei contributi pubblici (oggi a 10 milioni di euro) alle imprese e, quindi, anche alle fiere italiane”. La Germania ha ottenuto dalla Commissione europea il superamento del “de minimis”; l’Italia sta ancora aspettando. Però, dopo 18 mesi di chiusura, un calo di fatturato complessivo nel 2020 che sfiora l’80% e l’annullamento (o rinvio) di quasi 700 manifestazioni in tutto il Paese, il sistema fieristico si rimette in piedi con 335 manifestazioni tra nazionali e internazionali (172) a sostegno di tutte le filiere: agroalimentare, moda, meccanica, design, tecnologia, gioielleria, viaggi e trasporti. Ricordiamo che le fiere generano affari per circa 60 miliardi di euro e rappresentano il 50% delle esportazioni delle Pmi italiane. L’indotto allargato generato dalle fiere è di 23 miliardi di euro distribuiti tra una miriade di piccoli operatori presenti sui territori.

L’ITALIA E’ PRONTA PER AGGANCIARE IL RILANCIO GLOBALE
Fiere in presenza: a Milano, il 5 settembre, si parte con il Supersalone, edizione straordinaria del Salone del Mobile. A Bologna, in autunno, si spera nel Sana OnBeauty by Cosmoprof, Cosmofarma e Cersaie. A Parma, dal 31 agosto al 3 settembre, ritornerà Cibus mentre dall’11 al 19 settembre sarà allestito il Salone del Camper, la più importante fiera dedicata al caravanning e al turismo en plen air in Italia. Però, per agganciare il rilancio globale le imprese dovranno confrontarsi con tre necessità. Ne scrive la Repubblica: “Il digitale che irrompe in modo intelligente nei processi produttivi e nella progettazione attrattiva dei prodotti; la necessità di lavorare a sinergie, alleanze e possibili integrazioni tra imprese; la potente diffusione internazionale dell’attività fieristica”. La ripresa economica ha bisogno delle fiere, “ma servono gli investimenti necessari per sostenere le politiche di sviluppo qualitativo e quantitativo, esito dell’elaborazione di uno strumento di carattere nazionale che sostenga progetti di innovazione”.