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Nell'Italia del green pass, costi energetici e inflazione fermano le fabbriche

Nell'Italia del green pass, costi energetici e inflazione fermano le fabbriche

GREEN PASS: NO PER EDICOLE E ALIMENTARI, SI’ PER ANDARE DAL TABACCAIO
La lista delle attività nelle quali si potrà accedere senza green pass è ormai pronta. E tra oggi e domani Mario Draghi firmerà il decreto che “consentirà anche a chi deve affrontare questioni urgenti di giustizia di poter entrare negli uffici senza dover esibire la certificazione”, scrive il Corriere della Sera.

  • Accesso con il green pass base. Servirà per accedere ai negozi che vendono cosmetici, edicole e cartolerie al chiuso, librerie, tabaccai.
  • Entrata libera. Il certificato verde non sarà necessario, invece, per acquistare generi alimentari sia nei negozi al dettaglio sia nei supermercati. Ingresso libero anche per i negozi che vendono surgelati e bevande, le pescherie, i grossisti di prodotti ittici e di carne, i mercati all’aperto, le farmacie e parafarmacie (anche per l’acquisto di deodoranti, bagnoschiuma e shampoo), gli ottici, i chioschi che vendono giornali e i negozi di generi alimentari e per la cura degli animali. Nessuna certificazione neppure per fare rifornimento di carburante o acquistare combustibili per la casa.

CARO ENERGIA, LO CHOC 2021 E’ IL TERZO PIU’ ELEVATO DOPO IL 1974 E IL 1979

Inflazione

Il rialzo registrato nel 2021 nei prezzi dell’energia elettrica e del gas è il più alto degli ultimi 42 anni. “Uno degli anelli di trasmissione degli effetti recessivi – si legge sul Quotidiano Energia – è rappresentato dalla bolletta energetica. L’Italia è il Paese dell’Unione europea che nei primi dieci mesi del 2021 segna il più marcato peggioramento del deficit energetico, con 11,6 miliardi di euro di maggiori importazioni nette. Ma a peggiorare la situazione è la ricaduta sui consumi delle famiglie dei più elevati prezzi al consumo: a dicembre 2021 l’indice sale al 4,2% in Italia. Fanno peggio di noi Spagna (6,7%) e Germania (5,7%)”. Quasi due terzi, il 64,9%, dell’aumento dei prezzi nell’Eurozona è determinato dai beni energetici: per la famiglia tipo, tra il 1° aprile 2021 e il 31 marzo 2022 il prezzo dell’energia sale del 68% rispetto ai 12 mesi precedenti; quelli del gas del 64%. Per le imprese, infine, questa esplosione di costi riduce il valore aggiunto della manifattura e preme sui prezzi alla produzione: nel mese di novembre 2021, al netto dell’energia, questi salgono dell’8,9% (un tasso di variazione mai raggiunto dal 2001).

INFLAZIONE AL 3,9% E INDUSTRIE ALIMENTARI IN AFFANNO: SI FERMANO LE FABBRICHE
Lo si legge sul Sole 24 Ore sulla base dei dati Istat: “Inflazione in netta crescita del 3,9%

Alimentare

con un aumento mensile dei prezzi al consumo dello 0,4% ai massimi dal 2008”. Ma l’accelerazione è dettata anche dai prezzi dei beni alimentari, sia lavorati (da +1,4% di novembre a +2%) sia non lavorati (da +1,5% a +3,6%). E così si fermano le fabbriche, “perché tenere accese le macchine è difficile quando la bolletta del metano, nel giro di 5 mesi, è passata da 2.280 euro a 12.720 euro al giorno. A questo si aggiunge l’aumento del costo della plastica, del cartone, dei pallet, degli imballaggi in carta, del legno e della logistica: i costi dei container sono triplicati e la loro disponibilità si è ridotta. Poi, c’è anche l’aumento del costo dell’energia usata per la refrigerazione”. Insomma, “i tanto temuti blocchi dell’industria alimentare sono cominciati: i produttori, schiacciati da costi sempre più crescenti, ora delle materie prime e ora dell’energia – continua il quotidiano economico – hanno cominciato ad andare in perdita. E là dove non riescono a scaricare una parte degli aumenti sui consumatori finali (da qui la fiammata dell’inflazione), spengono i motori”.

BOLLETTE: ALLO STUDIO UN DECRETO DA 4-5 MILIARDI

Pmi

Il governo starebbe lavorando su un intervento da 4-5 miliardi: “Stavolta il focus sono le imprese, rimaste fuori dall’ultima manovra che ha riguardato le famiglie e i nuclei più vulnerabili”, scrive il Sole 24 Ore. Le ipotesi sul tavolo sono diverse. La prima è quella di destinare al caro-energia i proventi delle aste CO2, che sono vincolati quanto a destinazione per decreto e che nel 2021 hanno cubato 2,5 miliardi di euro. La seconda prevede di accantonare scorte strategiche di gas per le imprese, di utilizzare l’extragettito delle accise e di tassare gli extraprofitti delle società energetiche (ma qui bisogna evitare di “colpire” chi ha siglato contratti a lungo termine e non ha beneficiato degli aumenti dei prezzi del gas). Terza ipotesi: intervenire nuovamente sugli oneri di sistema. Su lato elettricità, “si era azzerato il fardello solo per le famiglie e le microimprese (quelle con potenza disponibile fino a 16,5 kilowatt), ma ora si sta pensando di innalzare l’asticella per includere anche le aziende più grandi”. Pensando alle risorse da mettere in campo, una domanda è lecita: più grandi di quanto?