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Bufera sul superbonus: tutelare imprese, tecnici e cittadini con norme chiare

Bufera sul superbonus: tutelare imprese, tecnici e cittadini con norme chiare

Disappunto e denuncia: sono le parole che meglio sintetizzano l’intervento degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di molte città italiane, tra cui anche Varese, di fronte alla «gravissima situazione dei bonus edilizi, che da opportunità si è rivelata una trappola per committenti e professionisti».

LA LETTERA APERTA: EVITIAMO DI PENALIZZARE CITTADINI E TECNICI
La lettera aperta al presidente del Consiglio Mario Draghi è stata pubblicata su Varesenews e dice di quanto i cantieri rallentati, e il blocco dei lavori in fase di esecuzione, siano un danno per tecnici e cittadini: «Gli strumenti messi in campo dal Governo, che sulla carta avrebbero dovuto semplificare gli iter per superbonus e bonus edilizi, sono risultati assolutamente fallimentari. Di fronte ad una norma scritta male, ci si domanda se l’Esecutivo e gli uffici che intervengono nel processo legislativo conoscano i tempi di progettazione e realizzazione di un intervento edilizio». Architetti e professionisti chiedono «un dialogo per tracciare una strada nuova che non preveda insidie ad ogni passo. Bisogna intervenire sulle truffe a danno dello Stato, è vero, ma facciamolo scrivendo bene la norma ed evitando di penalizzare cittadini e tecnici onesti. Disorientati, imprese e professionisti non sono più in grado di sostenere il peso di scelte sbagliate».

NON VA DEMONIZZATO IL SUPERBONUS, MA QUALCHE CARENZA C’E’
A mettere un punto sulla turbolenza che interessa il settore delle Costruzioni è Gabriele Buia, il presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance). Che, intervenendo sul Superbonus, dice: «Non va demonizzato lo strumento, ma la carenza che ha caratterizzato la prima parte della sua esistenza». L’accento, come d’altronde aveva già fatto Confartigianato, va posto sulla scelta del governo di limitare alle imprese qualificate (con certificazione Soa) la possibilità di ottenere i lavori sopra i 500mila euro: «Questa non è la strada giusta per contrastare il fenomeno delle frodi né per raggiungere gli obiettivi di riqualificazione del patrimonio edilizio in un’ottica green. Servirebbe, piuttosto, una legge – da tempo attesa dal settore – che riconosca il profilo professionale ed i requisiti delle imprese edili senza imitare, senza ragione, negli appalti privati gli istituti tipici del settore pubblico», commenta Confartigianato.

ALLUNGARE I TEMPI E ADEGUARE I LISTINI: LE IMPRESE SONO BLOCCATE
I bonus, per l’edilizia, rappresentano un’opportunità di crescita. Che, in effetti, c’è perché le imprese si trovano di fronte ad un aumento della domanda, quasi un eccesso, che rende questo momento interessante ma anche delicato. Perché le aziende sono entrate in un collo di bottiglia per rispettare le scadenze del Superbonus. Scadenze che dovrebbero essere allungate, magari modificando lo strumento e premiando un completo efficientamento energetico degli edifici. Ma anche altri sono i problemi che ostacolano il lavoro degli imprenditori: da una parte i rincari e la scarsità dei materiali, e dall’altro i prezzi dell’energia alle stelle. Ancora Buia: «Interagiamo con l’85% dei settori industriali e i problemi che li colpiscono vanno a pesare, di conseguenza, anche su di noi». Quindi, bene la scelta del governo di adeguare i prezzi dei materiali in maniera automatica, ma ora spetta agli enti appaltanti: i listini devono essere adeguati in tempo affinché le nuove gare escano con i prezzi aggiornati. In caso contrario, si rischia di bandire opere che rischiano di non vedere la luce.

CESSIONE DEI CREDITI: IMPRESE CON CAPACITA’ DI ACQUISTO FINO A 50 MILIARDI
Nel frattempo, si ritorna sul problema sempre aperto della cessione dei crediti. Su Il Sole 24 Ore si legge che «un ingresso massiccio delle imprese nel campo delle cessioni dei crediti, in qualità di acquirenti, può cambiare la capacità di assorbimento del mercato in maniera sostanziale». Una rilevazione di InfoCamere ha misurato per questi soggetti una capienza fiscale di circa 50 miliardi di euro. All’interno dei bilanci di queste società (con fatturato netto di almeno 40 milioni) ci sono voci dedicate ai debiti accertati e passibili di essere portati in compensazione. Il decreto Aiuti, infatti, ha reso possibile in ogni momento la cessione dei crediti dalle banche ai correntisti qualificati come clienti professionali. E in questa definizione rientrano proprio le imprese più strutturate. Sulla cessione dei crediti, le maggiori banche italiane si stanno intanto muovendo per costituire un processo per la “ricessione” dei crediti. A ridefinire la sua offerta economica, in questi giorni, è stata Intesa Sanpaolo: «Per clienti consumatori e condomìni, a partire dal primo luglio – prosegue il quotidiano economico – cambieranno le condizioni di acquisto: un Superbonus 110% sarà acquistato al 90% del suo valore nominale, contro il 92,7% valido per i contratti stipulati entro la fine di giugno».