
Il plafond fiscale a disposizione delle banche si è esaurito, la cessione dei crediti è bloccata, le imprese sono a corto di liquidità, decine di migliaia di lavoratori della filiera Casa rischiano il posto e i cittadini temono di indebitarsi: il Superbonus è una ferita aperta nel corpo dell’economia italiana. Ad oggi, sei decreti legge hanno messo mano all’agevolazione fiscale per porre un freno all’erosione di risorse che ha già tolto, attraverso un reticolato di truffe, sei miliardi di euro allo Stato. E il governo, nuovamente al lavoro, resta fermo sulla propria decisione: il Superbonus non verrà prorogato. Eppure, le imprese e i cittadini italiani puntano ancora su questo strumento e si avviano ancora oggi lavori nuovi.
DETRAZIONI IN AUMENTO. AL TOP GLI INTERVENTI IN BUILDING AUTOMATION
I dati diffusi dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), descrivono un fenomeno più che mai importante: a fine giugno, le detrazioni legate al 110% ammontano a 38,7 miliardi, in aumento di quasi il 15% rispetto a maggio, una cifra superiore ai 33 miliardi previsti dall’esecutivo. Il numero di richieste è arrivato a 1.811. 632 e gli interventi hanno superato quota 1.900.000. Il maggior numero di richieste per il Superbonus – ad oggi 913.073 - è stato diretto ad interventi di Building automation. Tutti quei sistemi che permettono la gestione automatica (attraverso canali multimediali) e personalizzata degli impianti di riscaldamento, o produzione di acqua calda sanitaria, o di climatizzazione estiva.
TEMPISTICHE INVARIATE, MA IL BLOCCO DELLA CESSIONE DEI CREDITI RIMANE
Le tempistiche per beneficiare del 110%, come si legge su La Stampa, «restano invariate: per la ristrutturazione delle villette si potrà accedere alla detrazione solo fino alla fine dell’anno, a condizione che al 30 settembre siano stati effettuati il 30% dei lavori. Per i condomini, la deadline rimane invece fissata al 31 dicembre 2023. Poi, scatterà il decalage con l’incentivo destinato a scendere al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025». A preoccupare seriamente i professionisti del settore delle Costruzioni, ma anche gli enti che sono stati autorizzati a ritirare i crediti dalle imprese, è la questione della cessione del credito. Un meccanismo che va riattivato per evitare che i lavori restino a metà.
LE PROPOSTE PER RIMETTERE IN MOTO IL SUPERBONUS
Le proposte per uscire da questo vicolo cieco non mancano, ma non tutte sembra siano realizzabili. L’attenzione è rivolta, in prima battuta, alla «responsabilità dei cessionari»: chi acquista i crediti deve verificare che non vi siano abusi, controllando con una «diligenza conforme al proprio grado di professionalità», pena la possibilità di risponderne «in solido». Ed è questo il punto: il bonus non potrà ripartire finché non si solleveranno i cessionari dalla responsabilità. Nel decreto Aiuti approvato ieri, lunedì 11 luglio, è stata infatti inserita una norma che, scrive La Stampa, «consente alle banche di cedere il credito di imposta a tutte le partite Iva, alle società e ai professionisti loro clienti, “senza facoltà di ulteriore cessione”. Il punto sta tutto qui: obbligare le partite Iva a fare le verifiche sui crediti acquistati è un onere che di fatto frena una misura pensata per ampliare la cessione del credito». Da qui la proposta: le banche potrebbero rilasciare una dichiarazione sulla buonafede delle cessioni precedenti, liberando chi deve comprare il credito da eventuali, future pendenze. Ma c’è un rischio: il timbro di legittimità potrebbe essere posto anche su operazioni che potrebbero nascondere delle truffe. La discussione tra i tecnici prosegue.
CREDITI INCAGLIATI
Sempre il decreto Aiuti, applica il trasferimento dei crediti alle partite Iva solo «alle comunicazioni della prima cessione o dello sconto in fattura inviate all’Agenzia delle entrate a partire dal 1° maggio 2022». Un limite, questo, che funge da spartiacque temporale perché la retroattività è valida solo fino al primo maggio. Ed ecco un altro punto sul quale sta riflettendo il governo, perché questa deadline, probabilmente, continuerà a tenere incagliati i crediti.