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Elettricità, chi consuma meno paga di più

Elettricità, chi consuma meno paga di più

Una piccola impresa manifatturiera italiana che consuma 155 MWh l’anno paga l’elettricità 39.993 euro, Iva esclusa. La stessa impresa in Germania, Francia o Spagna ne pagherebbe in media 32.526. Sono settemilacinquecento euro l’anno di differenza, a parità di macchine, turni e produzione. I dati sono quelli dell’Ufficio studi di Confartigianato su fonte Eurostat, primo semestre 2026.

Quella differenza non dipende dall’impresa. Ha due origini, e nessuna delle due si trova in officina.

IL GAS DECIDE IL PREZZO, GLI ONERI DECIDONO CHI LO PAGA

La prima origine è il gas. L’Italia ne ricava il 44% della propria elettricità, la media europea il 17%. Quando il gas sale, il prezzo dell’elettricità italiana lo segue: in ottobre il prezzo all’ingrosso era quasi doppio rispetto a un anno prima. Le rinnovabili sono cresciute fino a coprire metà della produzione, ma il prezzo lo fa ancora l’ultima centrale accesa, e quella quasi sempre va a gas.

La seconda origine è meno visibile e più ingiusta. Tasse e oneri di sistema costano all’impresa tipo 9.303 euro l’anno, il 42,5% in più della concorrente europea. Il punto però non è solo quanto pesano, ma su chi. Sotto i 20.000 MWh di consumo annuo il prelievo italiano supera la media europea di oltre il 30%; sopra quella soglia scende sotto la media. In Italia, insomma, gli oneri si pagano in proporzione inversa alla dimensione: chi consuma meno contribuisce di più.

Sul gas un’impresa non ha leve. Sugli oneri la leva è politica: ridistribuirli in modo che non ricadano soprattutto sulle imprese più piccole è la richiesta che Confartigianato porta da anni ai tavoli nazionali ed europei, e che il decreto Bollette non ha ancora affrontato.

L’UNICA VIA CHE DIPENDE DALL’IMPRESA

C’è però un modo per sottrarsi a entrambi i meccanismi, e non passa da un ministero: produrre in casa una parte dell’energia che si consuma. L’elettricità generata dal fotovoltaico sul tetto del capannone e usata durante la lavorazione non transita dalla rete. Su quella quota l’impresa non paga il prezzo di mercato legato al gas, né tasse e oneri legati al prelievo. È l’unica scelta aziendale che colpisce tutte e due le cause del divario.

Non è una soluzione per tutti, né totale: dipende dal tetto, dagli orari di lavoro, dalla capacità di investire. Ma cambia la natura del problema. Ogni kilowattora prodotto e consumato in azienda è un kilowattora che non subisce né le tensioni sul gas né uno squilibrio fiscale che l’impresa non ha scelto.

Per una piccola manifattura che compete con Germania, Francia e Spagna, questa è la differenza tra subire il costo dell’energia e cominciare a governarlo.