
Sereni no, ma fiduciosi sì. Nonostante l’inflazione sia salita al 6,9%, l’Italia per ora è al riparo dalle pressioni salariali che, invece, stanno interessando gli Stati Uniti. Ma se all’aumento dei prezzi, e alla conseguente diminuzione del potere di acquisto (la spesa degli italiani si è ridotta dello 0,9%), aggiungiamo gli scossoni economici prodotti dal conflitto tra Russia e Ucraina, un rialzo dei tassi non sarà scongiurato. «Servono riforme strutturali, crescita sostenibile, interventi di sostegno ancora più mirati per imprese e famiglie e misure contro il caro energia», scrive Il Sole 24 Ore. Servono determinazione ma anche prudenza.
INDUSTRIA -0,9%, MA LA RECESSIONE E’ LONTANA
E se la nostra economia rallenta, per il momento allontana lo spettro della terza recessione in dieci anni. Anche se l’industria cala dello 0,9% e i servizi segnano un -0,1%. A diminuire, questa volta dell’1,3%, sono il commercio, la riparazione di veicoli, il trasporto, il magazzinaggio, l’alloggio e ristorazione. Servizi di informazione e comunicazione fanno -1,6%, mentre le attività finanziarie e assicurative segnano un calo del 2,2%. Gli unici settori in positivo, fa sapere l’Istat, sono le costruzioni (+5,8%), le attività immobiliari (+1,3%), le attività professionali (+4%) e l’agricoltura (+1,8%).
IL PIL SALE DELLO 0,1% E LE IMPRESE RECUPERANO COMPETITIVITA’
L’Istituto Nazionale di Statistica Lombardia, però, ha corretto al rialzo di 0,3 punti percentuali la stima preliminare sull’andamento del Pil tra gennaio e marzo di quest’anno. Si passa, così, da -0,2% di fine aprirle ad un +0,1%. L’economia italiana si dimostra forte grazie, anche, alla spinta della domanda interna e degli investimenti a fronte di un contributo negativo della domanda estera. E, ha detto il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, «l’economia italiana, e le sue imprese, hanno la possibilità di superare le debolezze che ne rallentano lo sviluppo per interrompere il ristagno della produttività, contrastare l’effetto delle tendenze demografiche sull’offerta di lavoro, ridurre il peso del debito pubblico, salito in misura considerevole con la crisi pandemica». Le imprese, soprattutto di dimensioni medio-grandi, rispondono con fermezza all’altalena congiunturale: più solide nei bilanci e più propense ad investire, dimostrano di essere allo stesso livello delle imprese di Francia e Germania in fatto di produttività e di capacità nel raggiungere i mercati. Però, un gap con i competitor europei c’è: in Italia, le aziende con oltre 250 addetti – che hanno risorse per sostenere le transizioni digitali e green – impiegano meno di un quarto degli occupati, circa la metà rispetto a Francia e Germania». In ogni caso, il recupero di competitività è in atto da tempo.
IL RUOLO DELLE BANCHE: MOBILITARSI PER SOSTENERE L’ECONOMIA
E’ questo il nuovo ruolo che il Governatore della Banca d’Italia riconosce agli istituti di credito italiane: supportare le imprese nella transizione ecologica e in quella digitale. Perché le banche possono facilitare la mobilitazione di risorse private a fianco dei fondi pubblici, italiani ed europei. I dati sono incoraggianti: il patrimonio di vigilanza degli istituti di credito è aumentato dell’1,3% rispetto al 2019, i crediti deteriorati sono sotto controllo (l’incidenza dei Npl, Non Performing Loans, sugli impieghi totali è all’1,7%) e nel 2021 le banche hanno disposto cessioni di crediti deteriorati per 20 miliardi. La redditività è tornata ai livelli pre-pandemia con un 5,4% che resta, però, al di sotto delle altre grandi banche europee.
I RISCHI NON MANCANO
Il conflitto russo-ucraino preoccupa per quanto riguarda le esposizioni indirette delle imprese che operano nei settori più colpiti dai rincari dell’energia, anche se la probabilità di insolvenza delle aziende segnalata prima della guerra dagli intermediari era inferiore a quella delle società degli altri comparti. I rischi legati al formarsi di nuovi Npl c’è, anche se due terzi delle aziende che hanno beneficiato dalle misure di sostegno pubblico sono già tornati a rispettare il servizio del debito. E se nel 2021 il flusso di nuovi prestiti deteriorati è aumento dell’1,3%, questo lo si deve alla scadenza delle misure di sostegno per imprese e famiglie. Circa tre quarti del flusso dei crediti deteriorati consisteva in prestiti ad aziende che avevano fatto ricorso alle moratorie. In sintesi, ci vuole massima prudenza: sulla classificazione dei prestiti, sugli accantonamenti e sui dividenti.