
Si allarga in modo inverosimile e preoccupante: il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, l’incontro tra i profili richiesti con le competenze disponibili sul mercato, nel 2017 era al 23%, nel 2020 è salito al 31% (ma per le professioni tecniche si aggirava attorno al 34%), mentre ora la media supera il 40%. E a marcare il terreno sono sempre ingegneri, informatici, fisici e matematici: non si trova il 56% delle figure richieste nelle discipline scientifico-tecnologiche. Le cosiddette Stem. Quota che, nel caso di farmacisti e specialisti in scienze della vita, raggiunge il picco del 90%.
VARESE, MAGLIA NERA IN LOMBARDIA: MISMATCH AL 40,2%
Alla provincia di Varese spetta la maglia nera regionale. Lo dicono i dati Excelsior: la difficoltà di reperimento – percentuale sulle entrate previste – si attesta al 40,2% davanti a Lecco (38,8), Como (38,6), Monza Brianza (37,3), Bergamo (37,1), Pavia (36,8), Cremona (35), Lodi (34,6) e Brescia (35,5). Fanno meglio Mantova con il 32,9% e Milano, che segna un 30,1%. Ma è la provincia di Sondrio a strappare il risultato migliore con un 28,8%. Si legge su Il Sole 24 Ore che a livello lombardo «servirebbero 5mila tecnici informatici e ingegneri. Tuttavia, sei su dieci non si trovano. A fronte delle quasi 90mila assunzioni che le imprese dichiarano di voler integrate nei propri organici a giugno (oltre 25mila nell’industria), quasi una su due è considerata di difficile reperimento».
CRESCONO LE OFFERTE DI LAVORO PER GLI “STEM”, ANCHE IN SMART WORKING
Il fenomeno, particolarmente diffuso, rischia di diventare cronico proprio per i profili scientifici e tecnici: sono questi, grazie anche all’evoluzione produttiva che chiede sempre più una svolta verso il digitale alle prese con big data, algoritmi e analisi di dati complessi, ad essere una “mosca bianca” nel retino del mercato del lavoro non solo lombardo. Così, le opportunità di lavoro per i neolaureati “Stem” si amplificano: chi cerca un posto di lavoro a tempo indeterminato, in Italia, può scegliere mediamente tra 270 proposte diverse. E anche lo smart working dà un solido contributo a molti tecnici informatici: le offerte arrivano anche dall’estero, spesso si accede ad uno stipendio “svizzero” e non si è costretti al disagio del frontaliere. Che si tratti della lavorazione del legno, del tessile-abbigliamento, della componentistica, della robotica, della ricerca aerospaziale o della microelettronica le imprese non si arrendono ma, di fronte alle incalzanti urgenze della produzione, si arrangiano.
MISMATCH STRUTTURALE: TROPPE LE “DI-VISIONI” CHE BLOCCANO IL SISTEMA ITALIA
Il problema della mancanza di figure professionali rischia di diventare strutturale. Lo spiega Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova, sulle colonne del Sole 24 Ore: «Il tratto odierno che caratterizza il rapporto fra domanda e offerta di lavoro sta in una parola: Di-visioni. Aziende che cercano lavoratori ma non li trovano; giovani che non riescono ad inserirsi o rifiutano determinate occupazioni». I punti sui quali riflettere non sono pochi. Partendo dal disallineamento del mercato di lavoro dovuto, in prima battuta, ad un problema demografico: in Italia, la quota di giovani disponibili con meno di 34 anni è passata dal 30% del 2008 al 22% del 2019. E secondo l’Istat, i ragazzi tra i 15 e i 34 anni passeranno dagli attuali 12,1 milioni agli 11,7 milioni del 2032. Il calo è del 3,9%. A questo si aggiunge l’assenza di un sistema di orientamento scolastico e professionale degno di tale nome. Perché la separazione tra scuola e lavoro, fra apprendimento e pratica, aumenta la divaricazione.
TROVARE LAVORO: PIU’ PASSAPAROLA CHE SOCIAL NETWORK
Lo dicono le tante ricerche dedicate al tema: la modalità prevalente con la quale si trova un lavoro è il passaparola; le conoscenze dirette. Solo il 4% dell’intermediazione avviene con strutture pubbliche (Centri per l’impiego). Per il resto ci si affida al “fai-da-te” e alle agenzie private. Ma perché le imprese faticano a trovare disponibilità di manodopera? Perché certi lavori, soprattutto manuali o ritenuti tali, non incontrano le aspettative delle nuove generazioni? E’ vero che manca la preparazione e la formazione di determinate figure professionali?
UNA DIVERSA VISIONE DEL LAVORO TRA RAPPRESENTAZIONI E ASPETTATIVE
Scrive il professore Marini, che nell’epoca del digitale la divisione fra lavoro manuale e intellettuale «perde significatività. Il manuale e l’intellettuale tendono a fondersi e la ricerca di personale è più di “mentedopera” che di “manodopera”». Ma a mischiare le carte, negli ultimi tempi, è intervenuta una diversa considerazione che i giovani hanno nei confronti del lavoro: salario adeguato, rispetto dei diritti, regolarizzazione del lavoro, vero, ma anche realizzazione personale, prospettive di carriera, opportunità di formarsi e accrescere le proprie competenze. In sintesi, «l’attrattività di un’impresa non si gioca più nella sola offerta di un “posto” di lavoro».