News

Meno ristori, più Tari e l’addio ai prezzi calmierati dell’energia: l’Italia spera nel Recovery Fund

Meno ristori, più Tari e l’addio ai prezzi calmierati dell’energia: l’Italia spera nel Recovery Fund

SULLA TARI ARRIVANO I RINCARI RINVIATI PER L’EMERGENZA COVID
«Rischio aumenti di tariffa per gli utenti della tassa rifiuti. L’applicazione del nuovo sistema di calcolo studiato per tenere a bada i costi può avere risultati pratici contraddittori». Lo scrive il Sole 24 Ore, che aggiunge: «Sono gli effetti dell’articolo 107, comma 5 del decreto legge Cura Italia, che all’inizio dell’emergenza ha consentito ai Comuni di mantenere invariate le tariffe 2020, rispetto a quelle dell’anno precedente, addebitando però agli anni successivi la differenza tra il gettito della Tari e i costi effettivi derivanti dal piano economico-finanziario del servizio di gestione dei rifiuti (da cui deriva la formula di calcolo delle tariffe)».

BOLLETTE, ADDIO AI PREZZI CALMIERATI. CENPI E’ LA SCELTA GIUSTA
Addio ai prezzi calmierati: è stata fissata al 1° gennaio 2021 la scadenza per la transizione al mercato libero dell’energia per le piccole imprese titolari di punti di prelievo in bassa tensione (dipendenti tra 10 e 50 e fatturato tra 2 e 10 milioni di euro) e alcune microimprese (meno di 10 dipendenti e profitti inferiori ai 2 milioni di euro) con una potenza contrattualmente impegnata superiore ai 15 Kilowatt. Per le famiglie e le microimprese restanti la scadenza slitta al 1° gennaio 2022. Orientarsi non è facile ed è per questo che è meglio affidarsi ad un pool di professionisti come è quello di Cenpi, Confartigianato Energia Per le Imprese. Un consorzio in grado di dare risposte chiare, limpide e sintetiche a tutti. Leggi qui: https://www.asarva.org/2021/01/energia-e-gas-come-cambiare-operatore-cenpi-ci-spiega-tutto-quello-che-non-si-puo-non-sapere/

LOMBARDIA AL TOP NEL SALDO DELLE FATTURE
In Lombardia a pagare per tempo è il 45,3% delle imprese, dieci punti oltre la media nazionale, ma il Covid lascia il segno: il gap nei pagamenti del saldo delle fatture supera i 30 giorni rispetto alla scadenza (tredici su 100, quasi il 25% in più rispetto al 2019). Lo dice uno studio di Cribis riportato dal Sole 24 Ore: «La provincia italiana con il più ampio peggioramento è Lodi: i ritardi passano dal 7 all’11%. Nel commercio al dettaglio i ritardi più gravi aumentano del 19,8%. Soffrono le microimprese che, pur essendo le più virtuose con il 37,3% di pagamenti alla scadenza, hanno anche la quota più elevata di ritardi gravi (13,8%), insieme alle piccole (8,7%). Il trend meno virtuoso delle aree del Nord non modifica comunque la classifica territoriale: la Lombardia guida la classifica».

RISTORI, CONTA LA SEDE LEGALE
Lo si legge su Italia Oggi: «Negati i ristori alle imprese con sede operativa nelle zone rosse se hanno sede legale in regioni gialle ed arancioni. Il diniego da parte dell’Agenzia delle entrate, però, sta arrivando anche a soggetti che avrebbero pienamente diritto al contributo poiché, nel pieno rispetto del decreto Ristori 137/2020, sebbene questi abbiano la sede legale in regioni gialle o arancioni, presentano una o più sedi operativi nelle zone rosse». I contribuenti che hanno ricevuto l’esito negativo dovranno presentare «istanza di revisione, in autotutela, del diniego esplicitando tutti i calcoli e mettendo in evidenza l’ubicazione della sede operativa in zona rossa (allegando la visura camerale) e la contrazione del fatturato per “punto vendita”».

PIL, PER L’ITALIA UN CALO DELL’8,9%. RECOVERY, IN BILICO 26 MILIARDI
Lo dice l’Istat: nel 2020 l’Italia perde l’8,9% di prodotto loro. Solo negli ultimi tre mesi dell’anno perde il 2% rispetto al trimestre precedente. Certezze ce ne sono sempre meno: per esempio, si pensa che ci sia ancora molto tempo per presentare il Recovery Plan a Bruxelles. Almeno fino a fine maggio. «Se l’Italia dovesse aspettare fino ad allora – scrive il Corriere della Sera - correrebbe il rischio di perdere l’accesso all’acconto di 26 miliardi previsto in pagamento già quest’anno. Inoltre, le risorse del Recovery non saranno sufficienti per recuperare i ritardi accumulati dal nostro Paese».

CINA E USA NELLA MOTOR VALLEY D’EMILIA
«La Motor valley dell’Emilia Romagna vedrà l’apertura di un’altra società che produrrà auto di alta gamma full electric e plug in». Lo scrive il Corriere della Sera, che aggiunge: «I cinesi di Faw (il più grande costruttore di auto del mondo) e gli americani di Silk Ev (società di ingegneria) hanno firmato una joint venture che prevede un investimento di un miliardo per attivare la progettazione, lo sviluppo e la produzione in terra emiliana di vetture sportive elettriche». Ricordiamo che la Motor valley emiliana raccoglie 16.500 aziende che danno lavoro a più di 90mila addetti e contribuiscono a realizzare, ogni anno, un fatturato di 16 miliardi, esportandone almeno 7.