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Spettro default per 6.500 aziende, down dell’export e prudenza: l’impresa del futuro è rosa

Spettro default per 6.500 aziende, down dell’export e prudenza: l’impresa del futuro è rosa

#Rassegnastampa 28/01/2021

RICOMINCIO DA ME: IL FUTURO E’ DONNA
«Laura insegnava nuoto ed ora ha aperto una sartoria artigianale, Cecilia è passata dalla moda all’impresa alimentare domestica, Sofya dalla lirica alle borse di pelle da restaurare: le donne hanno pagato il prezzo più alto della crisi con una flessione dell’occupazione di mezzo milione di posti (nell’ultimo trimestre del 2020 il calo è stato del 2,2%). Tra aprile e giugno 2020 hanno chiuso 10mila aziende femminili. Bisogna ripartire sfruttando anche i 40 milioni di euro stanziati dal Governo per sostenere le imprese rosa». Lo racconta Molto Donna attraverso le testimonianze di chi si sta mettendo in gioco seguendo le tre tappe del restart: ricaricarsi, ricostruirsi e rinnovarsi. Al centro di tutto c’è il reskilling: la riqualificazione, l’acquisizione di nuove competenze, la formazione anche in ambito tecnologico. Nell’anno della pandemia sono nate 1.500 start-up e le donne si ricavano i loro spazi: negli ultimi anni le imprese al femminile sono aumentate del 2,9%. Perché il futuro non è solo rosa ma anche social.

BANKITALIA: SPETTRO FALLIMENTO PER 6.500 AZIENDE
«La forte contrazione dell’economia, con un Pil in caduta di nove punti nel 2020, porterà ad un aumento di circa 2.800 fallimenti aziendali entro il 2022. A questi potrebbero aggiungersi altri 3.700 fallimenti “mancanti” nel corso dell’anno appena concluso a causa degli effetti temporanei della moratoria e delle misure di sostegno. Il totale dei fallimenti innescati dalla crisi sarebbe al momento attorno ai 6.500, quasi il 60% di quelli registrati nel 2019 (circa 11mila), e in parte preponderante potrebbero verificarsi nel corso di quest’anno». Lo scrive il Sole 24 Ore sulla base di una nota pubblicata da Bankitalia. Infocamere, invece, diffonde numeri positivi: il numero dei fallimenti attualmente dichiarati nel 2020 – circa 3.700 – è inferiore a quello del 2019 (un terzo in meno rispetto all’anno precedente). Complici l’introduzione della moratoria per le domande di fallimento e le forti limitazioni alle attività dei tribunali che, causa lockdown, potrebbero aver rallentato l’attività di definizione dei procedimenti.

PIU’ MUTUI, MENO PRESTITI: I VARESINI SULLA DIFENSIVA
La crisi è per tutti. Secondo il Barometro del Credito alle Famiglie, i varesini tengono i soldi “sotto il materasso” e i debiti li farebbero solo per soddisfare bisogni primari. Si legge sulla Prealpina che nel 2020, per esempio, «nel Varesotto ha tenuto botta il numero dei mutui, aumentati dell’1,2% grazie alla procedura che permette il trasferimento del mutuo a costo zero da una banca all’altra. Inoltre, i tassi ai minimi storici hanno spinto molte famiglie ad acquistare casa anche se in piena pandemia. Sono crollati del 20,3%, invece, i prestiti per l’acquisto di beni e servizi (automobili, arredo, elettrodomestici ma anche viaggi e spese mediche)». Insomma, i varesini si dimostrano prudenti in attesa di mesi migliori nei quali anche la richiesta di prestiti personali potrebbe spiccare il volo.

ESPORTAZIONI CALATE DEL 9,9%: MAI COSI’ MALE DA 11 ANNI
Il 2020 è stato “l’anno nero” anche per il commercio estero. Si legge sulla Prealpina che, secondo dati Istat, «il calo delle esportazioni italiane verso i paesi extra-europei è del 9,3%. Il più ampio dal 2009. Per le importazioni, la caduta è ancora maggiore e raggiunge il -15,3%. Resiste l’export verso la Cina (-0,6%) e perdono meno della media quelle verso gli Stati Uniti (-6,7%). Nel Regno Unito, nell’anno della Brexit, il calo dell’export italiano è dell’11,9%. Le flessioni più ampie sono in India (-23,9%), nei paesi Asean (-16,1%) e nei paesi Opec (-15,8%)». Tra i settori, il grosso calo è dovuto alle vendite di beni strumentali e di beni di consumo non durevoli, «che spiegano da soli oltre 6 punti percentuali di calo».