
Il Parlamento europeo ha votato: a partire dal 2035 non potranno più essere immatricolate auto nuove a diesel, benzina, gpl e ibride. I produttori di auto di lusso godranno di una deroga fino al 2036.
A RISCHIO 70MILA POSTI DI LAVORO, 450 IMPRESE E PMI DELL’INDOTTO: SI CONSEGNA L’AUTOMOTIVE NELLE MANI DELLA CINA
Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo, è chiaro e non nasconde le preoccupazioni nei confronti del tessuto imprenditoriale italiano: «Quella europea è una decisione ideologica che avrà ricadute negative sull’occupazione. I posti a rischio saranno almeno 70mila e circa 450 le imprese esposte», si legge sui quotidiani di oggi. Senza contare l’indotto composto da una miriade di piccole e medie imprese. Ma c’è dell’altro, perché con questa scelta di campo – e questi ritmi – Bruxelles porta «l’industria non solo italiana, ma anche tedesca e francese, all’eutanasia» e consegna nelle mani di Pechino il futuro dell’automotive. Infatti, il ministro fa un parallelo tra ciò che è accaduto con la dipendenza energetica dalla Russia e quello che potrebbe accadere nel settore dell’auto con la Cina: «In molti, a Bruxelles, fingono di dimenticare che la maggior parte di ciò che sta dietro a un’auto elettrica è cinese. Dalle materie prime per realizzare le batterie (Pechino controlla l’80% del commercio internazionale del settore) alle tecnologie e fino ai componenti industriali».
LA NEUTRALITA’ TECNOLOGICA E LA SCOMMESSA SULL’IDROGENO
Il futuro dell’auto non può e non deve essere solo elettrico. E’ un tema, questo, che si è fatto largo proprio all’indomani del voto del Parlamento europeo con le parole non solo di Giorgetti ma anche di Roberto Cingolani. Entrambi sulla stessa linea. Quella che punta «alla neutralità tecnologica, perché la giusta visione della decarbonizzazione va calata nella nostra realtà. La transizione deve tener conto anche delle ricadute sociali ed economiche su tutte le filiere. Non si può restare sordi di fronte alle preoccupazioni di imprenditori e lavoratori». Non si può non puntare sull’idrogeno e su altre tecnologie per dare il via a percorsi più lenti con i quali poter affrontare al meglio il delicato passaggio verso il “green”.
IL FONDO AUTOMOTIVE E I 750 MILIONI DI EURO IN TRE ANNI
Le risposte da parte del governo italiano non mancano. A partire dal nuovo decreto attuativo del Fondo automotive, che si concentra sugli aiuti alla filiera con incentivi alla ricerca e sviluppo per la transizione ai motori elettrici. Un mix di interventi che, tra il 2022 e il 2024, porteranno alla filiera 750 milioni di euro. Il Dpcm atteso è previsto dal Decreto legge “Energia” di marzo con il quale si è istituito un Fondo automotive da 8,7 miliardi in nove anni. Per i primi tre anni sono previsti 2,7 miliardi: un primo Dpcm, emanato ad aprile, ne ha destinati 1,95 agli incentivi. Ciò che resta, i 750 milioni, nel triennio andranno alle imprese del settore. Le aziende, da parte loro, hanno chiesto che siano potenziati i crediti di imposta per la ricerca e le misure di deduzione sugli investimenti in macchinari alla luce, a giugno 2023, della fine del credito di imposta sui beni strumentali tradizionali. Quello che un tempo era il superammortamento fiscale.
DALLE PROPOSTE DEL MISE A QUELLE DELLE IMPRESE
Il Ministero allo Sviluppo, però, si spinge oltre e sollecita le aziende a presentare proposte - «progetti italiani importanti nati dalla prontezza e dall’intraprendenza degli imprenditori italiani» - che potranno poi essere finanziate con le risorse del Piano di ripresa e resilienza: per le batterie elettriche le risorse a disposizione sono pari a 500 milioni. Ma la Cina è sempre lì e il Ministero allo Sviluppo Economico vuole bruciare le tappe con altre proposte, già sottoposte agli altri ministeri, che puntano alla riconversione industriale dell’automotive. Gli strumenti principali sono due: i contratti di sviluppo in una percentuale maggiore e gli accordi di innovazione per gli incentivi volti a sostenere gli investimenti per l’insediamento, la riconversione e la riqualificazione verso forme produttive innovative e sostenibili delle imprese del settore.