
C’è chi dice no. Nel caso specifico del superbonus al 110% è il governo Draghi che, scrivono i quotidiani, «stoppa la proroga dell’agevolazione rimasta ora senza più fondi. E di nuovi non se ne vuole mettere. Con buona pace di chi rischia di dover lasciare i lavori a metà». Il risultato pesa sull’economia nazionale perché piega la tenuta di qualunque impresa. Soprattutto quelle piccole: decine di migliaia di aziende della filiera costruzioni (che include anche la fabbricazione, la distribuzione, la progettazione, la costruzione e l’installazione di impianti) non riescono a cedere i crediti di imposta legati ai bonus per la riqualificazione degli immobili a causa del congelamento del mercato. Decisa la posizione di Confartigianato: «Il governo deve sbloccare le cessione e prorogare di sei mesi i cantieri del superbonus già attivi sulle unità familiari».
IMPRESE SULLA CORDA: SENZA LIQUIDITA’ SI BLOCCA TUTTO
La questione, da mesi, sta tutta qui: la cessione dei crediti. Che se restano nella pancia delle imprese, tutto crolla. Oggi sono 27 i miliardi di euro contrattualizzati di cui almeno 13 possono essere critici per la liquidità: è questa che serve agli imprenditori per andare avanti, sostenere i costi e investire. In altri termini, «sono 33mila le imprese medio-piccole che si ritrovano crediti che non sanno se potranno convertire in moneta per onorare i debiti con banche e fornitori», scrive Avvenire. La bomba sociale è ad un passo dallo scoppiare e 150mila lavoratori potrebbero restare senza lavoro.
LA NOVITA’: FINO A QUATTRO CESSIONI A TUTTE LE AZIENDE
Però, sta per arrivare una novità: «La possibilità di cedere il credito a tutte le aziende, non solo agli intermediari ma anche alle partite Iva (con esclusione delle persone fisiche) e a prescindere dalla loro dimensione, potendo realizzare fino a quattro cessioni. L’ultima resterebbe limitata a soggetti non consumatori. Il tutto continuerebbe a muoversi nei binari stretti delle regole anti-frodi, che fra le altre determinano una responsabilità in solido del cessionario come indicato la scorsa settimana dalla circolare delle Entrate e ribadito ora anche dalla Guardia di Finanza», si legge sul Sole 24 Ore. Un tema, questo, che non cessa di scuotere la discussione sempre aperta sui bonus edilizi: ad oggi si contano 4 miliardi di euro di frodi, e in poco più di un anno sono nate 20mila imprese edilizie.
Altro punto sotto osservazione: vincoli e responsabilità che pesano sulla cessione. Secondo le imprese sono proprio questi a bloccare lo strumento. Nella partita della cessione, poi, entrano anche le società partecipate dallo Stato ma troppi sono i limiti fisici e fiscali per i crediti nei bilanci delle aziende pubbliche: Poste, per esempio, ha già esaurito il suo plafond di 9 miliardi concessi dalla legge.
NESSUNA PROROGA E NESSUNA RIMOZIONI DEI VINCOLI ANTI-FRODI
Il Ministero dell’economia promette una riformulazione della misura che «aprirebbe ufficialmente le cessioni a tutti senza una soglia minima predefinita di fatturazione». Ma il governo, come anticipato, dice “no”. Bocciando qualsiasi ipotesi di proroga ulteriore – in prima battuta sulle villette ma anche su case popolari e spogliatori degli impianti sportivi – e qualsiasi richiesta di rimozione dei tanti vincoli introdotti negli ultimi tempi per contrastare le frodi ed evitare costi aggiuntivi alla finanza pubblica. Infine, il governo non apre neppure sull’utilizzo dell’F24 per le compensazioni dei crediti perché con questo si scaricherebbero ulteriori costi sulla finanza pubblica.
LE SCADENZE
E’ una corsa contro il tempo, quella del governo, perché la prima scadenza riguardante il superbonus è prevista per il 30 giugno e riguarda abitazioni unifamiliari, associazioni e società sportive dilettantistiche. Per quanto riguarda le unità unifamiliari, l’ultimo decreto ha fissato una ulteriore proroga che resta valida: l’agevolazione sarà riconosciuta per le spese sostenute fino al 31 dicembre, a patto che alla data del 30 settembre siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo, con la possibilità di considerare anche lavori non agevolati dal Superbonus.