
Tre Ministeri – del Lavoro, della Salute e dello Sviluppo economico – si riuniscono oggi per decidere del futuro della mascherina: dove e fino a quando indossarla. Di fronte all’aumento progressivo dei contagi da coronavirus (variante Omicron BA.5) registrati in Italia – 94.165 quelli del 29 giugno di cui 25.132 solo in Lombardia; 83.555 quelli del giorno precedente – il governo va verso una proroga dell’obbligo e sotto i riflettori ci sarà l’aggiornamento del protocollo Covid che scade oggi, giovedì 30 giugno. La domanda che tutti si stanno ponendo di questi ultimi tempi è una soltanto: ritornerà l’uso della mascherina al lavoro?
Circa due mesi fa, in occasione dell’ultima riunione del Ministero del Lavoro, era scattata la conferma del vecchio protocollo per il settore privato ma non per quello pubblico: obbligo sì della mascherina (ma solo quella chirurgica), nei luoghi dove non può essere assicurata la distanza tra le persone o dove i lavoratori operano a contatto con il pubblico. Il paradosso è che l’obbligo vale per chi opera nel privato, ma non per la pubblica amministrazione. Dove l’invito all’uso della protezione si ferma al “fortemente raccomandato” e spetta al singolo decidere se indossarla o meno.
COSA CAMBIA DOPO IL 1° LUGLIO 2022
Di fronte all’andamento epidemiologico è naturale pensare che l’obbligo di indossare la mascherina verrà prorogato. Ma, secondo alcune anticipazioni, sembra che ci possa addirittura essere una stretta con l’introduzione della Ffp2 sui luoghi di lavoro privati dove, come già detto, non è garantita la distanza di sicurezza tra le persone. Ora, al termine dell’incontro tra i Ministeri, si saprà se indossare la Ffp2 sarà obbligatorio, oppure solo raccomandato.
OBBLIGO O RACCOMANDAZIONE
Già oggi ci sono casi in cui è obbligatorio indossare la mascherina e altri, invece, in cui è solo raccomandato:
Anche su questo si concentrerà l’incontro virtuale, in videoconferenza, tra i tre ministri per poter "arrivare alla sottoscrizione di un testo aggiornato" del Protocollo sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che "consenta di fissare un nuovo quadro di regole del dopo-emergenza. Al tempo stesso non viene sottovalutata l'impennata dei contagi che ha caratterizzato le ultime settimane".
IL CONSIGLIO
Sul Sole 24 Ore si legge che «in un’ottica prudenziale è certamente consigliabile mantenere l’obbligo di utilizzare le mascherine in tutte le ipotesi di condivisione degli ambienti di lavoro, con la sola eccezione (prevista nel Protocollo) delle attività svolte in isolamento. D’altronde, i principi che animano l’articolo 2087 del Codice civile sono quelli della prudenza e della massima sicurezza possibile. E l’articolo 29-bis del decreto legge 23/2020, tuttora in vigore, stabilisce che “i datori di lavoro pubblici e privati adempiono all’obbligo di cui all’articolo 2087 del Codice civile mediante l’applicazione delle prescrizioni contenute nei protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 tra il Governo e le parti sociali, e successive modificazioni e integrazioni, e negli altri protocolli e linee guida di cui all’articolo 1, comma 14 del decreto-legge 16 maggio 2020 numero 33, nonché mediante l’adozione e il mantenimento delle misure ivi previste”». Di conseguenza, il mancato rispetto delle misure viola l’obbligo di sicurezza contenuto nell’articolo 2087 del Codice civile, con tutto quello che ne consegue in termini di responsabilità, anche (ma non solo) risarcitoria, del datore di lavoro: l’infezione contratta sul luogo di lavoro è considerata infortunio.
Infine, l’incontro fissato oggi dal governo e dalle parti sociali serve a «verificare l’opportunità di apportare i necessari aggiornamenti al testo del Protocollo connessi all’evoluzione della situazione epidemiologica e normativa», prosegue Il Sole 24 Ore.