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LOMBARDIA, DA OGGI SI PARTE CON L’ARANCIONE. RIAPRONO I PARRUCCHIERI
La Lombardia torna in zona arancione. Cosa si potrà fare da oggi lo scrivono tutti i quotidiani, che sottolineano la grande novità: torneranno in classe gli studenti di seconda e terza media, mentre per quelli delle scuole superiori la didattica in presenza deve essere garantita almeno al 50%. Poi: ci si potrà spostare all’interno del proprio comune di residenza senza alcuna autocertificazione; si potranno raggiungere le seconde case ubicate dentro e fuori la regione e una volta al giorno si potrà fare visita ad amici o parenti. Riaprono parrucchieri e centri estetici, ma resta il divieto di consumare cibi e bevande all’interno di bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie. Nei giorni prefestivi e festivi, nei centri commerciali e dei mercati, restano aperti farmacie e parafarmacie, lavanderie e tintorie, punti vendita di generi alimentari, prodotti florovivaistici, librerie, edicole e tabaccherie. Restano chiuse piscine e palestre.
DUE PMI MANIFATTURIERE SU 3 NON HANNO PIANI SU GREEN E DIGITALE
A lanciare l’allarme è Unioncamere: «Il sistema produttivo rischia di trovarsi spaccato in due tra chi innova e chi resta indietro», scrive la Repubblica. A 5 anni dal varo di Industry 4.0, un terzo delle aziende dichiara di non conoscerlo o di non comprenderlo. Solo il 6% delle Pmi manifatturiere ha tagliato il traguardo della doppia trasformazione: ecologica e digitale. Il 26% si trova a metà strada, ma il 62% non ha investito e non lo farà. Tra chi investe, il 24% ha scelto la connessione tra macchine, il 18% la robotica, il 13% i big data e analytics. Il 70% delle Pmi ha sposato la transizione digitale per «aumentare l’efficienza interna, mentre il 21% per motivi legati alle imprese committenti. Solo il 10% lo ha fatto per gli incentivi». Le Pmi che vedono una ripresa nel 2022 dei livelli pre-Covid «sono per il 61% aziende che hanno già scelto la trasformazione digitale».
FILIERE IN AFFANNO: LA RIPRESA PASSA DALL’ANALISI DEI DATI
La pandemia ha portato ad una limitazione operativa dei network distributivi; all’interruzione delle filiere di approvvigionamento e produttive; alla indisponibilità delle materie prime; alla carenza di manodopera; al default dei fornitori. Secondo stime precedenti alla crisi, «solo poco più del 50% delle aziende italiane aveva un sistema di monitoraggio dei rischi connessi alla supply chain», si legge su Italia Oggi. Secondo alcuni dati della Deles Academy, «il 57% delle aziende ha avuto un significativo peggioramento dei tempi di consegna; il 62% sta avendo ritardi nel ricevere ordini; più del 44% delle aziende non ha piani per la gestione della supply disruption». La soluzione sta nel “data analytics”, che rappresenta il principale strumento di prevenzione e reazione.
MEDIE IMPRESE DI AMPIE VEDUTE
«Le medie imprese italiane del mid-market guardano ai mercati internazionali per superare le interruzioni delle catene di approvvigionamento e sostenere la crescita. La loro fiducia nell’aumentare i propri ricavi fuori dai confini nazionali registra un +6%», scrive Italia Oggi. Secondo un’analisi di Grant Thornton, già prima dello scoppio del Covid-19 «il 39% delle aziende aveva aumentato l’attenzione vero i mercati internazionali; il 36% aveva adeguato i prezzi delle transazioni durante la pandemia; per il 36% l’emergenza Covid ha accelerato i piani relativi ai mercati internazionali». Il 43% delle aziende ritiene che «da fornitori e acquirenti stranieri ci si può assicurare prezzi e condizioni contrattuali migliori anche su materie prime e prodotti finiti».
BONUS CASA E 110%: TUTTI I FRENI AGLI SCONTI
Il Sole 24 Ore ha analizzato alcune fra le principali criticità e incongruenze nella disciplina dei bonus casa: limiti di spesa, lavori agevolati, edifici ammessi. Troppe modifiche, negli anni, hanno portato ad una disciplina sparpagliata e poco coerente. Per esempio: perché il bonus mobili si può abbinare solo alla detrazione del 50% e non all’ecobonus? E perché le barriere architettoniche si possono eliminare con il 110% e non con il sismabonus? Poi, i vecchi ecobonus al 70 e 75% oggi inalterati impallidiscono di fronte al 110%. Difficile pianificare gli interventi e gestire le procedure di fronte a regole complicate e incerte: i committenti non trovano i progettisti e le imprese rincorrono gli asseveratori. Bisogna semplificare, ma con istruzioni tempestive e norme stabili nel tempo.