
La buona salute di un’economia si misura, anche, con il termometro dell’occupazione. Che in Italia dimostra una ripresa migliore, addirittura, della media europea: se questa si attesta ad una crescita dell’1,4%, la prima arriva all’1,8% (ampio il recupero dei livelli pre-pandemia) e offre una boccata di ossigeno a manifattura e servizi. Il mondo delle costruzioni fa meglio raggiungendo il +2%, ma a destare preoccupazione è nuovamente il forte ritardo del lavoro indipendente, che registra un livello inferiore del 4,9% rispetto al trend del 2019.
NELLE PMI IL 60,5% DELLE ENTRATE PREVISTE PER L’AUTUNNO
E’ la capacità di reazione delle imprese ad offrire un impulso al mercato del lavoro nonostante il rallentamento del ciclo economico e la stretta monetaria imposta dalla Bce: nella prospettiva autunnale, infatti, la domanda delle aziende tiene mostrando un aumento tendenziale – 1,9% - delle previsioni di assunzioni nel trimestre settembre-novembre 2023. Una crescita nelle assunzioni trainata dalle piccole e medie imprese che occupano fino a 49 dipendenti: sono le Pmi a determinare il 60,5% di entrate previste nel trimestre autunnale.
MANCANZA DI MANODOPERA: DIFFICOLTA’ DI REPERIMENTO AL 47,6%
Ad incrinare la fiducia delle imprese è, ancora una volta, la ricerca di figure professionali necessarie a dare una spinta al cambiamento di fronte alle transizioni digitale ed ecologica: nel mese di settembre 2023, questa difficoltà raggiunge quota 47,6%, di ben 4,3 punti percentuali rispetto ad un anno prima.
Le Marche sono la terza regione italiana per gravità del fenomeno, dietro a Friuli Venezia-Giulia e Umbria. In forte crescita le imprese che registrano ricadute negative sull’attività a causa della scarsità di manodopera. Un fenomeno, questo, che si collega direttamente alla crisi demografica che sta interessando il nostro Paese: tra il 2019 e il 2023, i giovani tra 15 e 34 anni sono scesi del 2,5%. Inoltre, all’impatto dell’intelligenza artificiale è esposto oltre la media il 25,4% delle entrate di lavoratori e il 26,4% dell’occupazione nelle imprese è in settori a rischio automazione (quota che sale al 36,1% nell’artigianato).
TRANSIZIONI E INVESTIMENTI
Nel 2022, il 69,6% delle imprese ha investito nei vari ambiti della trasformazione digitale, quota in calo di 1,2 punti percentuali rispetto al 2021. Sempre nel 2022, il 23,5% delle imprese ha investito in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale, quota in calo di 0,8 punti rispetto al 2021. Sul calo degli investimenti hanno pesato le incertezze della guerra in Ucraina, la crisi energetica e la stretta monetaria.