
PIU’ GAS ALGERINO E SI’ AL CARBONE. IL GOVERNO RIAVVIA LE CENTRALI
«Al momento, la situazione delle forniture è adeguata a coprire la domanda interna perché gli stoccaggi italiani sono più pieni della media europea», si legge su Il Messaggero. Ma per fare fronte alla crisi, e per colmare eventuali mancanze di gas nell’immediato, l’Italia è pronta a riaprire le centrali a carbone, «anche se il contributo di questi impianti alla produzione di energia elettrica, nel nostro Paese, non va oltre una quota compresa fra il 15 e il 30%». La decisione troverà posto nel decreto che sarà varato oggi dal Consiglio dei ministri per affrontare il caro-energia. Nello stesso tempo si punta all’ottimizzazione degli stoccaggi, all’aumento delle forniture di metano che arrivano dal Tap (Azerbaijan), dal Transmed (Algeria-Tunisia) e dal GreenStream (Libia) e ad accelerare sul fronte delle sorgenti rinnovabili. Ricordiamo che, secondo il Piano nazionale integrato energia e clima e gli impegni di Glasgow, le centrali a carbone andranno dismesse entro il 2025. Emergenza permettendo.
GLI EDIFICI ITALIANI ANCORA POCO VERDI. AUMENTANO LE CLASSI F E G

Lo si legge su La Repubblica: «Il parco edifici del nostro Paese è, nella maggior parte dei casi, obsoleto e ha un disperato bisogno di rinnovamento. Tra il 2019 e il 2020, gli attestati di prestazione energetica (Ape) testimoniano un aumento di due punti percentuali delle classi F e G: la prima passa dal 23,6 al 24,6%, mentre la seconda dal 34,3 al 35,3%. E’ per questo che entro il 2030 le nuove costruzioni dovranno essere a zero emissioni, mentre nel 2050 il parco immobili dovrà essere completamente de-carbonizzato». Il tema è più che mai attuale perché una maggiore efficienza energetica consente di razionalizzare i consumi e agisce direttamente sul caro-bollette. In questo contesto, «alcune banche hanno avviato valutazioni e ragionamenti su case e palazzi a garanzia dei prestiti. Unicredit, per esempio, si sta muovendo per recuperare i dati degli edifici posti a garanzia dei mutui erogati, che saranno suddivisi in “green” e “brown” a seconda della maggiore o minore classe energetica». Questo per proporre ai clienti con gli edifici a prestazioni inferiori finanziamenti integrativi per aumentare l’efficienza, anche ricorrendo ai vari bonus all’edilizia. Inoltre, i mutui green risultano meno soggetti a default di quelli tradizionali.
CARO ENERGIA: L’INFLAZIONE PERCEPITA VOLA AL 6,4%
Lo dice un’indagine di Noto Sondaggi per il Sole 24 Ore: «In questo momento l’inflazione

percepita è al 6,4% rispetto al livello ufficiale, registrato dall’Istat a gennaio, del 4,8% su base annua. Due italiani su tre, l’86% del campione, condividono il timore che sui prezzi dell’energia possa scatenarsi un effetto paragonabile allo shock petrolifero degli anni Settanta». Il 67% ritiene che gli effetti della guerra nell’Est Europa avranno un effetto duraturo, di almeno uno o due anni, sull’andamento dei prezzi mentre solo il 23% pensa che gli effetti saranno di minore durata. L’89% dice che la crisi in Ucraina farà crescere ulteriormente l’inflazione nei prossimi mesi. L’aumento più consistente riguarda le spese all’abitazione con un’inflazione percepita media del 16,6%. Ad incidere di più su questa voce sono i rincari dell’energia elettrica (+35,8%), del gas (+34,6%) e del gasolio per il riscaldamento (+26,4%). Sugli alimentari l’inflazione percepita supera l’11% per frutta e verdura di stagione «e arriva all’8,7% per riso, pasta e pane». Per affrontare la situazione, il 71% degli intervistati ridurrà i consumi, mentre il 35% sta verificando se cambiare gestore dell’elettricità e del gas o l’ha appena cambiato. Un intervistato su quattro, poi, «sta fruendo di bonus per la ristrutturazione. Di questi, il 52% utilizza il Superbonus al 110%».
AZIENDE FAMILIARI PIU’ INNOVATIVE

Lo dice un’analisi condotta dal Centro Studi Tagliacarne su un campione di imprese manifatturiere tra i 5 e i 499 addetti: «In Italia 4 imprese su 5 sono a conduzione familiare – scrive Italia Oggi – e il 18% degli intervistati ha investito, tra il 2017 e il 2020, in tecnologie 4.0 contro il 15% delle altre realtà produttive. Il passaggio verso il digitale è minore nelle imprese familiari a guida femminile: il 15% delle aziende “rosa” ha investito in tecnologie abilitanti contro il 18% delle imprese capitanate da uomini. Ma il gap si annulla quando le capitane si affidano a professionalità manageriali reperite sul mercato, con il 25% contro il 22% di quelle maschili guidate da manager esterni». Capaci di performare meglio anche in periodi di crisi, rispetto alle aziende non familiari, queste realtà «sono maggiormente spinte ad investire anche nel green per ottenere vantaggi competitivi sui mercati, o etici, perché hanno la consapevolezza che l’inquinamento rappresenta un rischio per l’azienda e la società». Il 27% delle imprese familiari gestite da manager appartenenti alla famiglia ha investito nella sostenibilità, e solo il 9% di tali imprese si affida a manager esteri per competere sui mercati. Il 18% del campione ha in programma investimenti green entro il 2023 contro il 12% delle imprese non familiari.