Pmi, più digitale e più e-commerce: una strada senza ritorno
Il Politecnico di Milano ha mappato il processo di digitalizzazione, avviato in prima battuta con e-commerce (vedi www.bottegheartigianali.it) e smart working. Il prossimo passo? «Rendere il digitale strutturale»
L’emergenza sanitaria ha imposto alle piccole e medie imprese un salto nel futuro, nell’era della digitalizzazione. Per molte aziende spostare il negozio su internet e attivare lo smart working è stata una prima assoluta. Per altre, un’occasione per concretizzare percorsi già iniziati.
I numeri dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano rendono bene la dimensione dello stravolgimento che ha interessato il tessuto produttivo italiano. Nella scorsa primavera, le Pmi che facevano uso dell’e-commerce erano il 24%; ora sono il 34%.
Per quanto riguarda lo smart working: i cloud – server virtuali per l’archiviazione dei dati - sono cresciuti del 12%, con una quota di Pmi che ne fa uso che è passata dal 30 per cento del 2019 al 42 per cento del 2020. Con l’emergenza sanitaria, il 58% delle Pmi ha previsto il lavoro da remoto. «Le Pmi hanno dimostrato di saper rispondere all’emergenza. Adesso la scommessa è rendere il ricorso alle nuove tecnologie una strategia d’impresa» afferma Giorgia Sali, direttrice dell’Osservatorio Pmi del Politecnico.
SOLO 1/4 DI AZIENDE "MATURE DIGITALMENTE
Ovviamente, le piccole e medie imprese che avevano una dotazione tecnologica solida nel periodo pre-Covid sono riuscite a portare avanti l’operatività aziendale durante l’emergenza. Ma le aziende “digitalmente mature” erano solo un quarto del totale. Molte, quindi sono partite da zero, riuscendo a implementare in poco tempo "strategie di collaboration", come i software per la videofonia (Zoom, Skype, Google Hangouts, Gotomeeting). Ovviamente, sono state sviluppate le attività digitali più semplici, che spesso non si inserivano in un piano strategico di business. Ad esempio, per sviluppare l’e-commerce molte aziende si sono affidate a piattaforme terze - Artser ha lanciato il sito www.bottegheartigianali.it - ma ora occorre prevedere un ruolo strategico delle vendite online nel modello di business in modo strutturale.
Se tante Pmi si sono trovate impreparate a gestire il digitale è stato a causa di un problema culturale. «Per avviare un processo di digitalizzazione, i vertici dell’impresa devono riconoscerne l’importanza, cosa non scontata – continua Sali - In Italia, inoltre, le aziende al loro interno hanno poche competenze specifiche se confrontate con l’Europa. Ma il modo di digitalizzarsi esiste, anche rivolgendosi agli enti costituiti come il Faberlab di Saronno (www.faberlab.org) che fanno consulenza alle imprese. Anche le università e gli enti di formazione rappresentano centri di conoscenza che possono fornire aiuto».
UN PROCESSO IRREVERSIBILE
Cosa succederà nel futuro? Con la fine dell’emergenza sanitaria si tornerà al punto di partenza o si andrà avanti nel processo di digitalizzazione? «Tornare come prima non è possibile – afferma la direttrice – La pandemia ha cambiato per sempre il mondo e i mercati. Le piccole e medie imprese italiane sono di fronte a un’ultima occasione di cambiare approccio digitale. Se prima della pandemia il digitale costituiva un vantaggio competitivo che consentiva di crescere, oggi è una condizione necessaria per sopravvivere. Ovviamente, in questa fase così importante e delicata, è fondamentale non lasciare gli imprenditori soli».
I dubbi sono tanti, perché in questa fase c’è ancora una fortissima incertezza economica dovuta alle incognite sui vaccini e allo sviluppo di un’eventuale terza fase della pandemia. Ma ci sono fondi in arrivo dall’Unione Europea che devono essere investiti correttamente, «ed è fondamentale che il Governo e le istituzioni disegnino una strategia chiara per continuare il processo di digitalizzazione»> conclude Sali.