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Regolamento Ue sugli imballaggi: a rischio migliaia di imprese e posti di lavoro

Regolamento Ue sugli imballaggi: a rischio migliaia di imprese e posti di lavoro

E’ stata approvata a maggioranza qualificata, dai ministri dell'Ambiente Ue riuniti a Bruxelles, la proposta di regolamento sugli imballaggi. Solo l’Italia ha votato contro. Dopo il via libera dei ministri si procederà con le trattative interistituzionali per poi arrivare all’accordo finale.

Il Consiglio europeo ha comunicato che il testo approvato «trova un equilibrio tra l’ambizione della proposta di ridurre e prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e la concessione agli Stati membri di una flessibilità sufficiente nell'attuazione del regolamento». Il regolamento interesserà tutti gli imballaggi che servono per trasportare e vendere un prodotto: dalle bustine di zucchero alle buste per l’insalata, dai flaconi dei detersivi agli imballaggi industriali. Che siano in carta, vetro, plastica o ceramica. Dal Regolamento è escluso solo il cartone.

GLI OBIETTIVI FISSATI DAL CONSIGLIO EUROPEO
Il Consiglio fissa obiettivi di riduzione dei rifiuti da imballaggio sulla base delle quantità del 2018:

  • -5% entro il 2030
  • -10% entro il 2035
  • -15% entro il 2040

Questi obiettivi saranno soggetti a una revisione da parte della Commissione otto anni dopo l'entrata in vigore del regolamento.

COSA PREVEDE IL REGOLAMENTO UE
La proposta della Commissione europea risaliva al 30 novembre 2022 e insisteva su quattro le linee di intervento per ridurre i rifiuti degli imballaggi:

  • Il riuso dei contenitori con obiettivi minimi per le aziende
  • Il divieto per gli imballaggi considerati “non essenziali” (come le bustine monouso per shampoo degli hotel o quelle in ristoranti e caffè)
  • Progettare entro il 2030 tutti gli imballaggi in modo che siano riciclabili al 100 per cento
  • Tassi obbligatori di contenuto riciclato che i produttori dovranno includere nei nuovi imballaggi di plastica

Il punto fermo sul quale si è concentrata la Commissione europea è questo: tutti gli imballaggi immessi sul mercato devono essere riciclabili. L’accordo tra gli Stati membri, però, ha definito che gli imballaggi saranno considerati riciclabili se progettati per il riciclaggio dei materiali e quando i rifiuti di imballaggio potranno essere raccolti separatamente, differenziati e riciclati su larga scala (quest’ultima condizione si applicherà a partire dal 2035).

TE’, FRUTTA E CAFFE’
Il Consiglio europeo ha chiesto un maggiore controllo sulle sostanze chimiche pericolose presenti negli imballaggi. Inoltre, ha deciso che le bustine di tè e le etichette adesive su frutta e verdura debbano essere compostabili. I Paesi membri possono chiedere che cialde di caffè e sacchetti di plastica leggera siano compostabili a condizioni specifiche.

GLI ALTRI OBIETTIVI PER IL RIUSO E IL RIEMPIMENTO
Gli Stati membri hanno fissato nuovi obiettivi di riuso e riempimento, per il 2030 e il 2040, per gli imballaggi per cibi da asporto e bevande, vini esclusi. Il Parlamento europeo ha proposto di mantenere i target di riuso per le sole bevande. Su questo fronte, una fra le principali novità dell’accordo – su proposta della Germania – sta nella possibilità, data ai soggetti economici obbligati al raggiungimento dell’obiettivo (imbottigliatori e distributori), di formare “pools” al fine di raggiungere gli obiettivi di riuso in maniera condivisa.
Obiettivi diversi si applicano agli imballaggi da asporto per alimenti e bevande, bevande alcoliche e analcoliche (escluso il vino), imballaggi per il trasporto, esclusi gli imballaggi utilizzati per merci pericolose o apparecchiature di grandi dimensioni e imballaggi flessibili a diretto contatto con gli alimenti.

RACCOLTA DIFFERENZIATA AL 90%
Entro il 2029, gli Stati membri dovranno garantire la raccolta differenziata di almeno il 90% annuo delle bottiglie di plastica monouso e contenitori per bevande in alluminio attraverso l’istituzione di sistemi di deposito cauzionale (DRS).
Gli Stati membri propongono tuttavia di escludere dall’obbligo i paesi che nel 2026 abbiano raggiunto un tasso di raccolta differenziata superiore al 78%. In linea con la proposta della Commissione, anche il Consiglio chiede che a partire dal 2030 la riciclabilità sia requisito indispensabile per l’immissione del packaging sul mercato dell’Ue, ma chiarendo che gli imballaggi andranno considerati “riciclabili” se sarà possibile raccoglierli, selezionarli e, a partire dal 2035, riciclarli su scala industriale. Per i soli imballaggi in plastica, inoltre, si chiede di confermare i nuovi obiettivi di contenuto minimo di materia riciclata del 35% al 2030 e del 65% al 2040.

Le restrizioni della Commissione interessano alcuni formati di imballaggio: quelli in plastica monouso per frutta e verdura (divieto soppresso dall’Eurocamera), per alimenti e bevande, condimenti, salse nel settore HORECA e per piccoli prodotti cosmetici e da bagno utilizzati negli hotel (ad esempio flaconi di shampoo o lozioni per il corpo).
A differenza della proposta della Commissione, il Consiglio europeo chiede di riconoscere agli Stati membri la possibilità di introdurre esenzioni alla messa al bando, ma solo in circostanze ben definite.

LE “LINEE ROSSE” DELL’ITALIA
La parte più criticata della normativa da parte dell’Italia era quella che riguarda il riuso, disciplinato dall’articolo 26, con obiettivi obbligatori per le aziende. Nel suo mandato, il Parlamento europeo ha adottato una deroga sugli obiettivi se lo Stato membro raggiunge l’85% di raccolta separata per il riciclo negli anni 2026 e 2027. L’Italia sperava che ci fosse una deroga di questo tipo anche nel mandato del Consiglio, ma non c’è stata. Ecco cosa chiede l’Italia:

  • La valorizzazione del settore del packaging compostabile e biodegradabile anche in linea con quanto deciso alla COP28 come alternativa alle plastiche tradizionali
  • La salvaguardia di formati di imballaggio che dimostrano un rendimento ambientale superiore nel ciclo di vita e/o ad alto tasso di raccolta differenziato, o di riciclo, basata sull’evidenza e non su restrizioni a priori
  • Un segnale di flessibilità, consentendo deroghe sul riuso a chi dimostra un’elevata percentuale di raccolta differenziata e di riciclo

CONFARTIGIANATO: IL REGOLAMENTO COLPISCE IMPRESE E POSTI DI LAVORO
Anche Confartigianato Imprese aveva chiesto «maggiore equilibrio e flessibilità» in un Regolamento che rischia di portare numerose criticità nel bilancio aziendale e di minare un intero sistema di eccellenza. I numeri? Con la nuova disciplina europea, il 30% del PIL del nostro Paese è a rischio, così come decide di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di posti di lavoro.

IL RIUSO NON E’ MIGLIORE DEL RICICLO
Confartigianato condivide la necessità di lavorare insieme per raggiungere obiettivi ambientali sempre più ambiziosi, ma nel caso del Regolamento europeo non trova evidenze scientifiche che confermino quanto il riuso sia migliore del riciclo sotto il profilo ambientale. L’Italia è tra i Paesi della Ue che, a detta della stessa Commissione, non corre il rischio di mancare gli obiettivi di riciclo né per gli imballaggi, né per i rifiuti urbani. Non si capisce quindi il motivo di penalizzare il riciclo a favore del riuso, sia sotto il profilo ambientale che economico.

GLI ALTRI PUNTI CRITICI DEL REGOLAMENTO EUROPEO
Le criticità del provvedimento, purtroppo, non si limitano al tema del riuso a scapito del riciclo. Sono presenti, infatti, anche divieti di produzione per diverse tipologie di imballaggi monouso ed è prevista l’identificazione, per alcune tipologie di imballaggi monouso, del cauzionamento (ovvero nel c.d. Deposit Return System, DRS).