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Risparmi al top, ma troppa liquidità fa male. Ecco come e perché investire

Risparmi al top, ma troppa liquidità fa male. Ecco come e perché investire

In questo ultimo anno, due parole si sono inseguite sul fronte del credito: liquidità e stabilità finanziaria. E non è detto che la prima garantisca la seconda. Anzi, tutto quello che gli ultimi governi – quelli che hanno dovuto affrontare l’emergenza economica generata dalla pandemia da Covid 19 – hanno dato alle imprese in fatto di moratorie e finanziamenti con garanzia dello Stato, per le imprese si trasforma in un debito. Perché ciò che si è avuto, andrà prima o poi restituito. Ne abbiamo parlato con Rossella Locatelli, docente al dipartimento di Economia dell’Università dell’Insubria di Varese, a commento dell’aumento dei depositi bancari da parte di imprenditori e cittadini privati.

IL PICCO IN APRILE: SUI C/C ITALIANI 1.756 MILIARDI. TANTA LIQUIDITA’ FA MALE
L’Abi comunica che nel mese di aprile 2021 si è raggiunto il record sui conti correnti: 1.756 miliardi di euro. Una crescita dell’8,4% rispetto a marzo. Gli italiani si scoprono sempre più formiche: accantonano e non investono. In Europa il fenomeno interessa, e tanto, anche la Francia (i risparmi sono passati dal 6,9 al 9,7%) e la Germania (dal 3,2 al 5,6%).
Tanta liquidità fa male. Perché non è detto che sia il giusto olio con il quale ingrassare gli ingranaggi della crescita imprenditoriale. Ne è più che convinta Rossella Locatelli: «Primo, bisogna capire dove sta e come si usa questa liquidità; secondo, tenersi una liquidità che non serve non è sano perché genera una pressione in termini di costo. Anche se i tassi di interesse sono bassi». Insomma, secondo la professoressa «tenere i soldi sui conti correnti può generare una perdita: i rendimenti sono prossimi allo zero, ci sono commissioni da pagare, si butta quel possibile ricavo generato da un investimento oculato».

LE IMPRESE AL TOP DEL RISPARMIO
In questi ultimi mesi, però, la tendenza all’accumulo non ha mostrato cedimenti. La Banca centrale europea ha addirittura scoperto che a risparmiare molto di più non sono le famiglie ma le imprese: in Italia il 24,7% (rispetto al 6,7% dei nuclei famigliari), in Germania il 15,4% e in Francia il 20,8%. Paura? Sì e tanta. Perché c’è incertezza nella ripresa e nel futuro. E la liquidità, secondo gli ultimi dati di Confartigianato, viene usata per mettere un tampone ai ritardi nei pagamenti tra privati (lo dice il 78% di un panel di esperti di credito), per coprire i mancati incassi per la caduta del fatturato (75%), per ovviare ai ritardi dei pagamenti ordinari tra imprese (64%) e per affrontare le criticità del cash flow (lo afferma il 62% del campione).

LA LIQUIDITA’ NON E’ UNA SOLUZIONE: MEGLIO INVESTIRE
Bisogna darsi degli obiettivi, ma non prima di aver pesato la robustezza della propria azienda. «Robustezza dal punto di vista del core-business e del fatturato, ma anche solidità finanziaria», sottolinea Rossella Locatelli. Che aggiunge: «Le imprese che hanno buone prospettive di ripresa devono evitare di tenersi in pancia tanta liquidità. Dall’altro lato, le imprese che si trovano in una situazione di fragilità devono smettere di pensare che la liquidità ricevuta in abbondanza dal governo possa essere una soluzione ai loro problemi».  
Il punto sul quale intervenire è questo: se da un lato frenano i prestiti e le sofferenze bancarie, dall’altro la rimozione delle misure di sostegno porterà a tassi di insolvenza più alti rispetto a quelli che si sono registrati prima della pandemia. Di conseguenza, aumentano i rischi per la stabilità finanziaria delle imprese. Che non si possono permettere di fermarsi al bivio: attendere non è saggio; investire è la soluzione.

CRESCERE CON LA CULTURA FINANZIARIA E I MANAGER IN AZIENDA
Investire, secondo Rossella Locatelli, significa «ripensare e riorganizzare strategicamente la propria azienda per non farsi trovare impreparati, anche attraverso l’acquisizione di competenze finanziarie. Le imprese devono capire come mettere risorse importanti nei processi mantenendo, però, una struttura finanziaria equilibrata. Ora che si intravede un’apertura, bisogna pensare a come evolverà la domanda e bisogna irrobustire la propria organizzazione per trovare nuovi clienti con modalità diverse e innovative. Penso alla grande partita della digitalizzazione e a quella del green».
In ultimo, l’inflazione: negli Stati Uniti d’America sta correndo; in Italia arriverà. In quel caso, il valore dei soldi accumulati sul conto corrente si ridurrà. Insomma, troppa liquidità non solo fa male «ma non è un affare per nessuno. Ecco perché è importante che le imprese abbiano una quantità di debito tollerata e ben proporzionata rispetto al capitale». Ed ecco perché «per crescere – conclude la professoressa dell’Uninsubria – non si deve avere paura di portarsi a bordo professionalità esterne a quelle della famiglia. Per cambiare prospettiva sui mercati si deve condividere il comando dell’azienda, facendo leva anche sulla dialettica».