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Salone del Mobile: le Pmi eccellenze del Made in Italy. Ma mancano tappezzieri e materassai

Salone del Mobile: le Pmi eccellenze del Made in Italy. Ma mancano tappezzieri e materassai

Il Salone del Mobile, alla Fiera Milano-Rho fino a domenica 23 aprile, misura bellezza e creatività anche attraverso i numeri: le imprese attive nel settore del Legno e Mobili sono 48mila con 213mila addetti. E ben rappresentata è la quota delle realtà artigiane: 35mila unità con 86mila occupati. Il peso di quest’ultime sul totale delle imprese del settore, il 72,9%, la dice lunga su quanto i “Piccoli” siano al centro dell’attenzione di quel Made in Italy che celebra la contaminazione tra design, progettazione e produzione di assoluta qualità.
Anche al Salone del Mobile, che la sua presidente Maria Porro, a ragione, definisce «un arcipelago densamente popolato» di piccole, medie e grandi imprese con oltre 2mila espositori da tutta Italia e dal mondo: il 34% sono esteri. I visitatori, poi, sono aumentati di giorno in giorno (solo lunedì 17, in fase di prevendita, si registrava un aumento del 33% rispetto all’edizione precedente) e arrivano sì dall’Italia ma anche da Germania, Francia, Spagna, Svizzera, Brasile, Stati Uniti. E Cina.

LEGNO E MOBILI: UN’ARTE DIFFUSA CHE VALE 15 MILIARDI DI EXPORT
Gli addetti del settore sono l’1,2% degli addetti del totale dell’economia, ma a livello regionale la diffusione è più che doppia: il Friuli-Venezia Giulia arriva al 5%, le Marche al 3,9%, la Provincia Autonoma di Bolzano al 3% e il Veneto al 2,5%. E tutti concorrono ad una performance estera che ha accumulato, nel 2022, un valore di 15,1 miliardi di euro: di questi, l’82,1% è rappresentato dai 12,4 miliardi dei mobili Made in Italy. Rispetto all’anno precedente, l’aumento è stato del 14,4%. In pole position, tra i Paesi che registrano crescite superiori alla media, troviamo il Canada e gli Emirati Arabi Uniti con il 28,4%, Israele con il 26,2%, gli Stati Uniti, i Paesi Bassi e la Spagna. I volumi di export del settore Mobili supera dell’1,3% quelli dell’export manifatturiero.

ALLE SPALLE LA CRISI DEL PERIODO PANDEMICO
Il 2022 ha portato il settore del Legno e Mobili ai livelli pre-pandemici: la produzione dei prodotti legno è salita del 3,7% rispetto al 2021 e supera il 15,6% raggiunto nel 2019, mentre la produzione dei Mobili è salita dello 0,9% in un anno e va al di sopra del 5,9% rispetto a quattro anni fa. La performance delle imprese italiane “brucia” anche i risultati raggiunti da quelle europee: il recupero della produzione di casa nostra supera dell’1,3% quella Ue e inserisce il nostro Paese tra i sette maggiori produttori di mobili dell’Eurozona. Facciamo meglio di Spagna e Austria; solo la Polonia supera l’Italia con un +18,1%.

C’E’ IL LAVORO MA NON I LAVORATORI
Il problema della mancanza di manodopera, in questi ultimi anni, è una costante che interessa in modo trasversale tutti i settori. Anche quello del Legno e Mobili che, secondo i dati Excelsior-Unioncamere, prevede un aumento di entrate nelle aziende del 25,1% ma va alla ricerca di figure professionali che, per il 52,1%, sono difficili da trovare. Nel manifatturiero ci si ferma al 44,9%. Un numero, più di altri, comunica la vastità del problema: i lavoratori difficili da assumere sono 25.940. Il 58,5% per ridotto numero di candidati e il 36,8% per inadeguatezza.

LE FIGURE CHE SERVONO AL SETTORE DEL LEGNO E MOBILI
Il settore prevede almeno mille entrate, ma ci sono figure che presentano una difficoltà di reperimento superiore alla media: tappezzieri e materassai (75,5%), installatori di infissi e serramenti (70,2%), disegnatori industriali e professioni assimilate (68,5%), verniciatori artigianali ed industriali (67,0%), falegnami e attrezzisti di macchine per la lavorazione del legno (59,4%), operai addetti a macchinari di produzione in serie di mobili e articoli in legno (57,0%). In particolare, i falegnami e attrezzisti di macchine per la lavorazione del legno sono i lavoratori più ricercati dal settore, ma si fa fatica a trovarne 9.150, il 35,3% delle entrate difficili da reperire nel settore.

LA NOSTRA GUIDA PER PORTARE I NUOVI TALENTI IN AZIENDA
Scegliere un giovane valido non è facile, ma è ancora più difficile portarlo in azienda e tenerselo. E’ questa la maggiore difficoltà che le imprese, la stragrande maggioranza, sta incontrando in questi ultimi anni. Ed è per questo che il Centro Studi Imprese e Territorio ha deciso di fornire, agli imprenditori, una guida di facile consultazione dal titolo inequivocabile: “Come portare i nuovi talenti in azienda (e trattenerli)”. In estrema sintesi, si tratta di alcuni consigli sulle “tecniche di avvicinamento tra giovani e imprese”. Per rispondere a domande e dubbi che potrebbero fare la differenza nel futuro di un’azienda.


LA GUIDA: COME PORTARE I NUOVI TALENTI IN AZIENDA