Sicurezza e lavoro: nuove norme anti infortuni, prepensionamento e riforma delle dogane
SICUREZZA: LE NUOVE NORME ANTI INFORTUNI
Ne scrive il Sole 24 Ore: “Il decreto su fisco e lavoro approvato venerdì dal Consiglio dei ministri introduce modifiche sostanziali all’articolo 14 del Dlgs 81/2008, il Testo Unico sulla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. Vediamo i passaggi fondamentali che impattano su imprese e lavoratori:
Sospensione 1 – Scende dal 20% al 10% la soglia di lavoratori impiegati in nero che fa scattare la sospensione dell’attività in seguito a una ispezione.
Sospensione 2 – La sospensione si applicherà anche in caso di gravi violazioni sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, previste in un elenco di 12 casi specifici, senza la necessità di una reiterazione degli illeciti (come fino a oggi). Lo stop vale per la parte dell’attività interessata dalle violazioni, o per l’attività prestata da lavoratori senza formazione o senza Dpi contro le cadute dall’alto.
Le 12 violazioni nel mirino – Le violazioni possono far scattare la sospensione dell’attività dell’impresa: dalla mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi alla mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione, dalla mancata fornitura dei dispositivi di protezione contro le cadute dall’alto alla mancanza di protezioni verso il vuoto. Oltre alle sanzioni già previste dal Testo Unico, per ciascuna violazione sono previste sanzioni economiche aggiuntive.
Vigilanza – L’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) si affianca alle aziende sanitarie locali (Asl) nel vigilare sull’applicazione delle norme. Le verifiche potranno essere fatte a tutto campo e non solo in ambiti predefiniti. Verrà potenziato il sistema informativo per la prevenzione nei luoghi di lavoro (Sinp) per creare una banca dati condivisa fra gli enti.
REGOLE ARMONIZZATE E PROCEDURE ONLINE PER LE DOGANE MONDIALI
Le organizzazioni di rappresentanza delle imprese chiedono di “portare nelle dogane del mondo regole armonizzate”, si legge sul Sole 24 Ore. Le richieste nei dettagli:
Attuazione del Trade Facilitation Agreement – L’accordo doganale, già ratificato in seno al Wto da 115 Paesi, si propone di rendere più veloce il transito, aumentare la trasparenza e semplificazione delle procedure di sdoganamento e la standardizzazione dei documenti richiesti agli operatori.
Classificazione delle merci – Si chiede la nomenclatura combinata per rendere certe le conseguenze tributarie ed extra tributarie delle operazioni import/export.
Origine dei prodotti – Armonizzare le regole di dettaglio di conferimento dell’origine con effetti positivi sul made-in dei prodotti commercializzati.
Mutuo riconoscimento dello status di Aeo – Lo status di operatore economico autorizzato (Aeo) consentirebbe alle imprese di essere identificate quali partner affidabili delle dogane.
Digitalizzazione – Digitalizzare le attività transfrontaliere con totale abbandono del supporto cartaceo in tutte le procedure.
PENSIONE ANTICIPATA DI 5 ANNI ANCHE PER LE PICCOLE IMPRESE
Lo scrive il Messaggero: “Due misure di particolare importanza dovrebbero trovare spazio nella
prossima manovra di bilancio”. Vediamole:
Contratto di espansione – La misura è disponibile per le aziende da 100 dipendenti in su, dovrebbe essere estesa a quelle con almeno 50 dipendenti ma, in realtà, si vuole eliminare qualsiasi vincolo numerico alla misura. Che permette di risolvere anticipatamente il rapporto di lavoro per il personale che si trova fino a 5 anni dal raggiungimento della pensione secondo i requisiti di legge: 67 anni o 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; uno in meno per le donne. Durante i 5 anni, il datore di lavoro corrisponde un’indennità mensile di accompagnamento alla pensione.
Opzione donna – Si tratta del prepensionamento per le lavoratrici che hanno un’anzianità contribuiva pari o superiore a 35 anni e un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome). La possibilità di prepensionarsi comporta, però, una consistente decurtazione dell’assegno che, a seconda dei casi, potrebbe comportare un taglio tra il 20 e il 30%.
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