News

Sul caro-gas l'Italia paga gli errori del passato, ma lasciare il metano russo si può. In quattro mosse

Sul caro-gas l'Italia paga gli errori del passato, ma lasciare il metano russo si può. In quattro mosse

DAI NUOVI CONTRATTI AL GAS ITALIANO: 4 VIE PER LASCIARE IL METANO RUSSO
Si legge su Il Sole 24 Ore che «l’Italia deve fare i conti con quella tubatura, migliaia di chilometri, che dalla penisola di Jamal In Siberia attraversa l’Ucraina, la Slovacchia, l’Austria e scavalca il passo del Tarvisio». Ma per ridurre la sua dipendenza dal gas russo, ci sono quattro vie. La prima: usare appieno gasdotti e rigassificatori (probabilmente se ne faranno due nuovi), ma mancano i contratti di importazione per riempire e far marciare a mille questi impianti. La seconda: l’Italia ha giacimenti di gas abbondanti, ma quelli vecchi si stanno spompando e per aumentare l’estrazione di metano servono progetti, soldi, lavori e tempo. Terza: abbiamo fonti rinnovabili importanti, soprattutto il solare fotovoltaico concentrato fra Puglia e Sicilia. L’idroelettrico è sulle Alpi, mentre la geotermia nelle zone vulcaniche. Niente vento. La quarta: il risparmio energetico, che permette di avere più energia con gli stessi consumi o meno consumi con la stessa energia.

LA MEMORIA DEL GAS: COSI’ POSSIAMO BATTERE LA CRISI ENERGETICA

Gas

Ne scrive il Corriere della Sera: «In un metro cubo di gas c’è molta storia italiana. A partire da Enrico Matteri all’Eni e dal metano della Pianura Padana: se non lo avessimo avuto, lo sviluppo italiano sarebbe stato diverso. E senza quei giacimenti oggi vuoti non riusciremmo a fare gli stoccaggi vitali per affrontare il prossimo inverno. E il gas dell’Adriatico? L’Italia degli anni Cinquanta non si sarebbe posta grandi problemi ad estrarne di più», e oggi ce ne pentiamo. Agli inizi del secolo, poi, ci si trovò di fronte ad una “bolla del gas”: ce n’era troppo. E così non si raddoppiò il gasdotto con l’Algeria (oggi corteggiatissima) e si cercò in tutti i modi di non far transitare i tubi del gas in Ucraina, considerata contrattualmente inaffidabile. Anche il Tap venne progettato con l’idea di evitare passaggi problematici, ma senza di questo «oggi saremmo in braghe di tela». Oggi, anche il gas liquefatto (Gnl) è diventato più che importante, ma l’Italia ha pochi rigassificatori e così «si studia un collegamento con la Spagna dopo anni in cui il gasdotto fra Spagna e Francia è stato a lungo osteggiato. Gli errori li hanno fatti un po’ tutti».

MISURE D’EMERGENZA E SCONTI FISCALI: COSI’ SI ESCE DALL’ECONOMIA DI GUERRA
Lo scrive Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi) su La

Contatore Gas

Nazione: «Non bisogna rassegnarsi all’economia di guerra, all’inflazione o alla possibilità di una nuova recessione. Anzi, ogni investimento italiano deve essere indirizzato a una nuova resilienza per la ripresa dello sviluppo sostenibile e dell’occupazione. E questo produrrà anche un nuovo gettito fiscale per lo Stato. E’ per questo che vanno sostenuti i fattori produttivi con i quali operano le imprese italiane nella competizione quotidiana dei mercati. I costi energetici vanno subito abbattuti in Italia con forti riduzioni fiscali che evitino alle imprese e alle famiglie italiane di subire anche gli effetti dell’uscita di prodotti italiani dalla competizione nei mercati». Inoltre, le misure di forte riduzione fiscale sull’energia devono essere ancora più efficaci fin quando non avranno effetto le nuove strategie per l’energia. Questo è anche il momento di aggiornare e rivedere i processi produttivi per favorire una nuova competitività delle imprese italiane e di evitare le vecchie contrapposizioni fra Nord e Sud Europa.

ESG: FACCIAMO UN PO’ DI ORDINE NELLA FORESTA DEI RATING

Esg

«La liquidità disponibile oggi a livello mondiale è di 110 trilioni di euro, mentre la ricchezza finanziaria complessiva è quasi di 300 trilioni. Quella in mano alle famiglie italiane è di 4,8 trilioni di euro, tre volte il Pil italiano, e un terzo di questa ricchezza è liquido: come investiamo può fare la differenza», si legge sul Corriere della Sera. La finanza Esg è un prodotto di investimento nuovo «che non chiede al risparmiatore di fare un sacrificio, ma al soggetto finanziato di adottare politiche e comportamenti attivi ed effettivi per il loro impatto lungo la dimensione ambientale (E), sociale (S) e del governo societario (G). Così si concilia la dimensione della crescita della produzione, e dei posti di lavoro, con quella del più ampio ritorno sociale». L’Unione europea ha fissato le definizioni e le principali metriche di misurazione della dimensione Esg per le imprese – Esg rating – anche per evitare fenomeni di greenwashing, la sostenibilità di facciata. Cosa dobbiamo attenderci nel prossimo futuro? A breve, aziende prive di rating Esg, o con valori molto bassi, saranno tagliate fuori dalla mappa dei finanziamenti e degli investimenti e perderanno significative opportunità (spazi di crescita, costo del capitale più basso, assenza di multipli più elevati). Infine, «entro il 2029 due terzi degli investitori saranno millenial e Z-gen: sono soprattutto loro ad accettare i principi che pongono l’eco-sistema al centro delle decisioni».