
AZIENDE, DIGITALE A PASSO DI LUMACA. E CHI NON CAMBIA E’ A RISCHIO
Tutti i quotidiani di oggi danno ampio risalto alla seconda edizione dell’”Innovation Index”, iniziativa nata nel 2019 nell’ambito del progetto InnoVaUp grazie alla collaborazione tra Artser e Faberlab. L’analisi, che misura la maturità digitale (e non solo) delle Pmi, nel post-Covid ha coinvolto 150 imprese artigiane e il risultato è questo: tre imprese su cinque, in provincia di Varese, sono in difficoltà sul fronte della digitalizzazione. Il 55% del campione ha un livello di innovazione base, mentre nel 10% dei casi è addirittura assente. Il 29%, invece, ha un livello medio e solo nel 6% dei casi si può parlare di innovazione avanzata.
La pandemia da Covid ha allargato la forbice tra aziende che stanno correndo e altre che sono rimaste ferme: un fenomeno che mette in serio pericolo la tenuta del tessuto economico varesino. Però l’analisi, che ha preso in esame la gestione del personale, la gestione dei processi e gli elementi tecnico-produttivi, svela anche altro: per esempio, le aziende hanno spinto in maniera forte sul rinnovo dei sistemi informativi (anche per effetto degli obblighi normativi come la fatturazione elettronica) e sul rinnovo del parco macchine (per effetto di Industria 4.0).
Le aziende devono ancora essere accompagnate nei processi di innovazione, digitale ed ecologica. Il tempo è una variabile implacabile: le lancette del mercato girano veloci e bisogna rincorrerle con rapidità per non disperdere un patrimonio di conoscenze e imprenditorialità fondamentali per il territorio. Ma per farlo bisogna anche risolvere due problemi: l’accesso al credito e il gap formativo. Nelle aziende dove è avvenuto il cambio generazionale c’è maggiore attenzione alla digitalizzazione, ma se non si hanno collaboratori in grado di gestire il cambiamento non si va da nessuna parte. Ecco perché è importante mettere l’accento sull’acquisizione di nuove competenze. Anche per incrementare il business sul web: perché ci sono imprese di eccellenza che, purtroppo, nella rete non si trovano ancora.
Infine, il Pnrr farà da acceleratore alla rigenerazione dei processi aziendali? Ce lo si augura, anche se i fondi da soli non basteranno. Ecco perché è così importante parlare di formazione. Ma ora, InnoVaUp sta già pensando al terzo step dell’analisi con progetto CreSo (Crescita Sostenibile), perché l’innovazione digitale ed ecologica trasferisce fiducia e autorevolezza a clienti, fornitori, investitori e collettività e consente alle imprese di implementare la competitività per aumentare la forza del business.
POLITICHE ATTIVE PER 3 MILIONI DI LAVORATORI ENTRO IL 2025

Prima dell’autunno dovrebbe entrare in funzione un nuovo strumento di politica attiva: la Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol); 4,9 miliardi nel quinquennio 2021-2025. Si legge sul Sole 24 Ore che “i beneficiari sono almeno 3 milioni: di questi, almeno il 75% devono essere donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under 30, lavoratori over 55. Almeno 800mila devono essere coinvolti in attività di formazione, di cui 300mila per il rafforzamento delle competenze digitali”.
I percorsi per il lavoro sono cinque: reinserimento lavorativo (attività formative leggere), aggiornamento (formazione di breve durata dal contenuto professionalizzante), riqualificazione (robusta attività formativa per avvicinare le persone ai profili richiesti dal mercato), lavoro e inclusione (coinvolge servizi del territorio, sociali, sanitari, di conciliazione) e ricollocazione collettiva (specifico per le situazioni di crisi aziendali). Si legge sul quotidiano economico che “la porta d’accesso a Gol sono i centri per l’impiego, ma nel documento presentato dal ministro del lavoro, Andrea Orlando, si parla espressamente di cooperazione tra il sistema pubblico e quello privato”. I beneficiari di prestazioni di sostegno al reddito dovranno accedere ai servizi dei centri per l’impiego entro 4 mesi dall’avvio della prestazione e si ragiona su interventi personalizzati.
Aggiunge, Repubblica: “L’idea è che con Gol si possa costruire un ponte tra politiche attive e passive del lavoro, che consenta a chi perde il lavoro o sta per perderlo di restare agganciato ai sussidi – cassa integrazione, disoccupazione, reddito di cittadinanza – meno tempo possibile e transitare quanto prima a un nuovo impiego o alla riqualificazione”.