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Supply chain in trasformazione: Pmi, modello a rete e il caso Malpensa

Supply chain in trasformazione: Pmi, modello a rete e il caso Malpensa

Il ruolo di Malpensa nel sistema logistico italiano è sempre più strettamente legato alle Pmi e alla loro capacità di proiettarsi sui mercati internazionali. Con oltre il 60% del traffico cargo aereo nazionale, lo scalo si conferma l’hub merci numero uno in Italia. Rappresenta un nodo strategico per l’export, soprattutto per quelle realtà produttive che fondano la propria forza su specializzazione, qualità e flessibilità.

Un elemento distintivo di particolare rilevanza coincide con il grado di digitalizzazione dei processi logistici. L’ecosistema della Smart City delle Merci, operativo nella Cargo City di Malpensa, consente la condivisione e l’integrazione dei dati lungo l’intera filiera cargo, coinvolgendo tutti gli attori – dai produttori agli spedizionieri e agli handler – e migliorando tracciabilità, coordinamento, gestione delle spedizioni destinate all’export. Dal 6 ottobre 2025, inoltre, è obbligatoria la registrazione anticipata dei dati relativi alle merci tramite il Cargo Community System.

L’infrastruttura cargo di Malpensa funziona quindi come una sorta di “porto secco”, un abilitatore logistico tecnologicamente evoluto. Questo asset evoluto consente alla filiera corta di incontrare l’apertura globale, sotto diversi punti di vista. Anche per quanto concerne la cultura del dato, la compliance, la puntualità dei processi. Per le piccole e medie imprese, quindi, diventa più facile puntare su una precisa declinazione della stessa filiera corta: corto in produzione, lungo sui mercati. La produzione resta radicata sul territorio e al tempo stesso si possono raggiungere rapidamente clienti e partner commerciali globali. Si riduce la distanza – sia geografica che economica – tra sistema produttivo locale e mercati internazionali, si può competere sui mercati senza delocalizzare la produzione.  

Per comprendere pienamente e più concretamente lo scenario, abbiamo chiesto un contributo a Michele Palumbo, esperto di logistica e supply chain, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Politecnico di Milano. Un confronto dal quale emergono ulteriori spunti di riflessione.

LA CRISI DELLE SUPPLY CHAIN TRADIZIONALI

Il modello logico che connette Malpensa alla competitività delle Pmi si inserisce in un contesto profondamente trasformato. Il prof. Palumbo parte dalle supply chain globali, facendo una premessa importante. Queste catene sono state progettate per fornire prodotti a prezzi ridotti, grazie a una massimizzazione dell’efficienza riconducibile anche allo sfruttamento del know‑how locale. L’obiettivo principale, dunque, è sempre stato ottimizzare costi e servizio.
Tuttavia l’emergenza pandemica prima, e adesso le tensioni geopolitiche e l’allarme energetico, hanno fatto emergere l’enorme fragilità di questi sistemi. Lo scenario attuale non è più favorevole alla globalizzazione pensata come volano dell’economia mondiale.

Per molti aspetti, anzi, la globalizzazione può rappresentare una minaccia, poiché l’interdipendenza tra Paesi espone le filiere produttive e i mercati strategici a rischi politici, economici e tecnologici. Le tensioni geopolitiche si sommano alla crescita di atteggiamenti protezionistici e sovranisti, ma anche a un’aumentata attenzione verso la tutela del lavoro e l’ambiente. Alla luce di tutto questo, diventa chiaro come le supply chain siano chiamate a un cambiamento decisivo: devono diventare ecosistemi collaborativi, trasparenti e responsabili. 

IL VALORE DELLA RESILIENZA

Dal punto di vista geopolitico, climatico ed epidemiologico non c’è più alcuna stabilità. Le disruption non sono più eventi eccezionali, rappresentano la norma. È necessario progettare le filiere pensando non solo a costo e servizio, come sostanzialmente fatto finora, ma anche alla resilienza.
Servono investimenti concreti, finalizzati a ridurre la vulnerabilità delle catene stesse. Servono innovazioni tecnologiche, legate non soltanto alla produzione e alla gestione del rischio, ma anche alla logistica. E che possano favorire la creazione di reti di fornitura collaborative. È qui che si inserisce Malpensa.

DAL MODELLO A CATENA ALLA RETE

Il passaggio dal modello a catena – che è nella stessa definizione di supply chain – al modello a rete è in atto. Disegna il futuro prossimo e coinvolge le Pmi in modo diretto. Nel modello a rete, il piccolo interagisce con un intero sistema che compete, offrendo le proprie competenze distintive. Di ogni vantaggio competitivo, beneficiano tutti.
La rete evoca quindi un concetto di pluralità, di nodi interconnessi e interdipendenti. Le Pmi italiane sono avvantaggiate, perché loro capacità di operare in modo flessibile e integrato è storica. Naturalmente, sono fondamentali sistemi agili e reattivi, immunizzati dalle difficoltà: il “porto secco” di Malpensa, in tal senso, occupa un ruolo di primo piano.

IL RUOLO DI MALPENSA

Ci sono fattori critici di successo che determinano l’intera configurazione della rete: competenze distintive, capacità logistiche, relazioni di fiducia e accesso ai mercati, elementi che influenzano direttamente la forza e l’efficacia dell’intero ecosistema.
Lo scalo di Malpensa è altamente strategico perché abilita il modello corto in produzione-lungo sul mercato, ma non solo. Anche per mezzo della Smart City e del Cargo Community System, conferma come non sia il singolo nodo a fare la differenza, bensì la rete nel suo complesso. Creare un sistema integrato, resiliente e competitivo, capace di affrontare le sfide del mercato globale, appare ormai imprescindibile.

Malpensa rappresenta un elemento chiave anche per le Pmi, il prof. Palumbo lo sottolinea con forza. Grazie a questo hub, possono mantenere la loro produzione sul territorio nazionale, abbattendo tempi e costi logistici e operando con maggiore efficienza in un contesto più ampio. Malpensa può essere determinante nella definitiva transizione dal modello a catena al modello a rete. Nadine Solano