
E’ passata dal 7,6% di maggio al 6,4% di giugno, ma per la Bce l’inflazione nei Paesi europei è ancora troppo alta. E deve essere mitigata: la Banca Centrale Europea promette un ulteriore rialzo dei tassi, di 25 punti base, negli ultimi giorni di questo mese di luglio.
Il risultato: ci sarà un ulteriore costo del credito e una stretta ancora più preoccupante dei finanziamenti.
La conseguenza: le imprese, soprattutto quelle micro e piccole, avranno un arresto sul fronte degli investimenti e, quindi, della competitività.
A GUIDARE LA POLITICA MONETARIA DELLA BCE SARANNO I DATI
Ma Christine Lagarde, presidente della Bce, al forum Bce a Sintra (Portogallo), è stata chiara: «L’inflazione nell’area dell’euro è troppo alta ed è destinata a rimanere tale per troppo tempo… Dovremo portare i tassi a livelli sufficientemente restrittivi e mantenerli lì per tutto il tempo necessario, ed è improbabile che nel prossimo futuro la banca centrale sia in grado di dichiarare con assoluta certezza che il livello massimo dei tassi sia stato raggiunto: le decisioni della nostra politica monetaria, infatti, devono essere definite di volta in volta a ogni riunione e continuare a essere guidate dai dati».
IL MAGGIOR COSTO DEL CREDITO PER I “PICCOLI” SI CONTA IN OLTRE 6 MILIARDI DI EURO
Per l’appunto, i dati. Che contano anche quando si parla delle tensioni che quei complessivi 400 punti base di rialzo hanno prodotto sulle micro e piccole imprese italiane. Che, per affrontare le tante code di una somma di crisi mondiali, devono fare leva su quel credito con il quale si possono affrontare – attraverso investimenti in macchinari di ultima generazione – le due principali transizioni sui quali la stessa Europa sta scommettendo: quella digitale e quella green.
Sui bilanci delle imprese, l’aumento dei tassi determina effetti più che rilevanti. Sulle somme erogate alle micro e piccole imprese – quelle che contano fino a 50 addetti – si è calcolato un maggior costo del credito, su base annua, di 6.740 milioni di euro. La Lombardia è la regione italiana che soffre maggiormente: qui il peso del rialzo dei tassi sulle imprese si conta in un aumento del costo del credito di 1.587 milioni di euro. Seguono, con un buon distacco, il Veneto (715 milioni), l’Emilia-Romagna (665), il Lazio (541), il Piemonte (509), la Toscana (507), la Campania (359), il Trentino-Alto Adige (350), la Puglia (280), la Sicilia (261) e le Marche con 173 milioni.
IN ITALIA I TASSI DI INTERESSE PIU’ ALTI DI TUTTA L’EUROPA
Nel mese di maggio 2023, i tassi sui prestiti alle imprese sono saliti al 4,81% (l’Eurozona registra un 4,56%), con un aumento – su base annua - di 362 punti contro i 311 del resto dell’Europa. Non si registrava un balzo tanto preoccupante dalla Grande crisi del 2008. E proprio in Italia, i tassi di interesse per le imprese sono tra i più elevati d’Europa contro il 4,65% della Germania (+316 punti base), il 4,28% della Francia (+286) e il 4,49% della Spagna (+312).
IL PESO DELLA CONGIUNTURA
Sulla manifattura, nei primi cinque mesi del 2023 sta pesando un calo tendenziale dell’export del 3,2% mentre la produzione scende del 2,4%. I dati pubblicati dall’Istat registrano anche l’andamento del comparto delle costruzioni nella fase “post-superbonus”: nei primi cinque mesi del 2023 si osserva un calo della produzione del 2,8% e le transazioni immobiliari subiscono una caduta tendenziale dell’8,3%. Nonostante questi segni di cedimento, l’economia nel suo complesso tiene con il PIL che nel primo trimestre dell’anno sale dell’1,9% su base annua, sostenuto dagli investimenti (+3,3% su base annua), dall’occupazione (+1,7% a maggio) e dalle presenze turistiche (+26,8% nei primi quattro mesi dell’anno). Le famiglie, infine, perdono potere di acquisto e le vendite al dettaglio devono affrontare un calo del 3,7%.