
I tassi di riferimento restano così come sono. Lo ha confermato il Consiglio direttivo della BCE, che “continuerà a seguire un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione” e “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. Le conseguenze per le imprese italiane? Aumenta il costo del credito e diminuiscono prestiti e investimenti.
L’INFLAZIONE IN EUROPA
Nel mese di giugno 2024 il tasso di inflazione dell’area dell’euro è sceso al 2,5%, in calo rispetto al 2,6% di maggio. Un anno prima, l’inflazione era al 5,5%.
I tassi di inflazione più bassi sono stati registrati in Finlandia (0,5%) e Italia (0,9%). La BCE indica che “le pressioni interne sui prezzi restano alte, l’inflazione dei servizi è elevata ed è probabile che l’inflazione complessiva rimanga al di sopra dell’obiettivo fino a gran parte del prossimo anno”.
IL COSTO DEL CREDITO VOLA
Le politiche europee per contrastare l’inflazione hanno portato il tasso ufficiale dell’Eurozona dal 0% (nel giugno 2022) al 4,50% alla fine di settembre 2023. Gli aumenti consecutivi sono stati dieci. Lo scorso 6 giugno si è registrato il primo ritocco in ribasso pari a 25 punti base.
La stretta monetaria ha mostrato un impatto più intenso sull’economia italiana, con il costo del credito alle imprese che a maggio 2024 è del 5,45%: il più alto tra i principali paesi dell’Eurozona, il cui tasso medio si attesta al 5,10%. Rispetto a giugno 2022 il tasso è aumentato di 382 punti base in Italia, e anche in questo caso si tratta della crescita maggiore tra i top 4 che supera anche quella media dell’Eurozona di 327 punti base.
Il caro-tassi si è tradotto in 8,9 miliardi di euro di maggiori oneri finanziari per le micro e piccole imprese.
SEGNO MENO ANCHE PER I PRESTITI
Anche i prestiti alle imprese italiane registrano la performance peggiore con un calo del 3,5% su base annua. Nell’Eurozona, invece, si registra un aumento - seppur modesto – dello 0,3%. Nel nostro Paese il calo prosegue da oltre un anno (da febbraio 2023), mentre nell’Eurozona i prestiti alle imprese crescono da dicembre 2023. Per le micro e piccole imprese (MPI), il calo dei prestiti è più marcato: nel mese di marzo segnava una flessione dell’8,1%.
A RISCHIO GLI INVESTIMENTI
Marco Granelli, Presidente di Confartigianato, sottolinea che «l’incertezza nella velocità di discesa dei tassi ostacola le decisioni di investimento delle imprese. E frena le transizioni demografica, digitale e green. Nel primo trimestre del 2024, gli investimenti delle imprese sono scesi del 2,7% su base annua, dopo un 2023 in cui la propensione ad investire delle imprese è scesa al 18,7%, oltre un punto in meno rispetto al 19,9% dell’anno precedente. Dopo l’avvio della procedura di infrazione per eccesso di deficit per Italia, Francia e altri cinque paesi Ue, le incertezze sui tempi e intensità dell’allentamento monetario si intrecciano pericolosamente con la prospettiva di una politica fiscale restrittiva. Infine, ulteriori spinte recessive derivano dal ritardo della ripresa del commercio internazionale».